Seven Pounds

cover_seven_pounds.jpgAngelo Milli
Sette Anime (Seven Pounds – 2008)
Varese Sarabande 302 066 941 2
17 brani – Durata: 47’03”

Il regista italiano Gabriele Muccino (L’ultimo bacio, Ricordati di me) torna a dirigere a Hollywood una pellicola di grande impatto, interpretata da Will Smith (Io sono leggenda, Men in Black, Nemico Pubblico), già protagonista di un’altra produzione del cineasta nostrano: La ricerca della felicità. Sette Anime (negli Stati Uniti Seven Pounds) è un film di grande spessore, e la trama, estremamente drammatica e toccante, viene più che degnamente raccontata tanto attraverso le splendide immagini del regista italiano quanto dalle musiche minimaliste, appassionanti ed introspettive di Angelo Milli, giovane compositore già autore di Unknown.

L’artista si cimenta in una scrittura estremamente drammatica, dalla quale traspare in modo più che evidente la tematica delicata e toccante della pellicola. L’esecuzione, ad opera della The Hollywood Studio Symphony Orchestra, impegna in particolar modo la sezione d’archi e il pianoforte, i quali interpretano la maggior parte dei movimenti composti per il commento del film.
Nei brani che aprono l’album, “Seven Days Seven Seconds” e “Seven Names”, si respira un’atmosfera molto pesante, in cui una scrittura assai minimalista per pianoforte si alterna a lunghi istanti d’atmosfera rafforzati da una presenza pulsante di basso elettrico, mentre la sezione d’archi esegue delle sporadiche entrate che talvolta si captano appena, eseguendo dei tappeti d’indubbia bellezza, che solo in un paio di momenti tendono a prendere il sopravvento esplodendo in ostinati decisi e di grande impatto emotivo.
Il loro ruolo risalta maggiormente in “Sarah”, affiancati ad una linea per pianoforte dal carattere introspettivo; un movimento insistente, con lunghe note tenute assieme ad un’atmosfera pulsante ed arpeggi appena percettibili.

Presto compaiono gli altri elementi dell’orchestra, che sapientemente dosati riescono a conferire all’atmosfera dipinta un corpo più compatto, omogeneo e di maggior spessore. Dalle timide presenze di fiati e ottoni di “Inez” ad una esecuzione d’insieme più variegata e ritmicamente più organica, “I Thought I Was Strong”, Milli costruisce un passaggio decisamente pieno di tensione e penetrante, in cui l’interpretazione della sezione d’archi dona al tema esposto una incisività ed una profondità  che lasciano il segno dell’ascoltatore, donando una luce particolarmente brillante, seppur cupa d’animo, ad una costruzione basata principalmente su note tenute e atmosfere piuttosto monolitiche.

“Shower Flashback” fornisce una svolta moderata all’esperienza d’ascolto di questo disco, attraverso un basso pulsante che, crescendo, si affianca ad una costruzione d’atmosfera per archi e violoncello estremamente inquietante. L’onnipresente pianoforte continua a suonare le sue note singole, spina dorsale dell’intera colonna sonora, mentre il corpo orchestrale si tira indietro per lasciare che le pulsazioni divengano l’unico altro elemento oltre allo strumento principale, quasi a voler creare una sorta di ritmica basata sul battito cardiaco che, sicuramente, comunica con profonda incisività assieme alle scene strazianti della pellicola.

Brillante, romantico e con un sapore quasi retrò il “Love Theme” della composizione; un movimento per archi d’ampio respiro, un respiro non completamente rilassato però, perché mozzato dal dramma che si sta consumando all’interno del film, e che il pianoforte, col suo intervento, provvede a fermare pochi istanti prima di un’aspettata esplosione, che riporta sulla via del dramma l’esperienza d’ascolto di questa partitura, la quale trova forse il suo momento di maggior splendore in “Requiem”, brano che forse maggiormente impegna il corpo orchestrale durante l’esecuzione dell’intera composizione, attraverso un susseguirsi di passaggi per archi e ottoni che, nella prima metà del brano, vengono affiancati ad una presenza corale molto grave, prima di evolversi in una sessione d’insieme in cui violini, fiati ed una pacata presenza di timpani costruiscono istanti drammatici, strazianti, che donano alla OST uno spessore ed uno splendore totalmente nuovo, accompagnati da voci cariche di speranza, ma dal gusto amaro, lancinante, rassegnato ad un grande e inevitabile dolore, che Angelo Milli rappresenta brillantemente attraverso questa esecuzione penetrante e incisiva.

Lo score nell’insieme si presenta in una veste molto contenuta, quasi rispettosa della tematica che il film affronta e che, di conseguenza, accompagna col commento sonoro durante la narrazione e rappresentazione visiva.
L’artista, che giustamente la Varese Sarabande definisce “newcomer”, sceglie un approccio non troppo originale per il tipo di film, anzi, nella prima metà dell’album non vi sono momenti di particolare interesse, tali da scaturire una reazione che vada oltre un moderato apprezzamento.
La scelta di conferire alla sezione d’archi e al pianoforte un’importanza primaria ricalca stereotipi più che ricorrenti nella produzione musicale per il cinema; nonostante ciò, nella seconda metà dell’album, incontriamo pagine e costruzioni tematiche di maggiore interesse, che insieme ad una presenza corale che spazia tra interpretazioni cupe ed esplosioni brillanti e cariche di luce propria donano alla partitura un sapore più forte, ed una incisività che sicuramente lascia un segno molto più marcato dei movimenti piuttosto anonimi, seppur di pregevole fattura, che dominano lo score .
Un lavoro indubbiamente da apprezzare, ad opera di un artista ancora acerbo ma già, stando all’ascolto di questa Seven Pounds, in grado di gestire in modo ragionato, puntuale e preciso, il corpo orchestrale e di scrivere pagine indubbiamente degne di una moderata attenzione.

Stampa