Largo Winch
Alexandre Desplat
Largo Winch (id. – 2008)
Varese Sarabande 302 066 943 2
26 brani – Durata: 64’25”

Desplat sfodera tutta la sua arte nella stesura di un commento dal carattere avventuroso, in cui l’incastro sinfonico si fonde con le minime ma incisive presenze elettroniche, conferendo alle sezioni della London Symphony Orchestra una lucentezza ed una pulizia del suono tale da riuscire a far captare il minimo movimento, grazie ad un’orchestrazione cesellata e timbricamente curata in ogni dettaglio.
“Largo Winch”, brano che apre l’album, introduce l’ascoltatore in una esperienza musicale molto d’impatto, grazie ad un tema immediato e seducente, un incastro di sonorità degne della storica orchestra (si presti particolare attenzione all’unisono dei corni nella prima metà del movimento) ed una costruzione ritmica che fa respirare quasi aria di supereroe.
In effetti il movimento, seppur molto variegato grazie ad un intreccio di corni, trombe soliste, flauti traversi e tappeti d’archi sapientemente dosati, è caratterizzato da un animo che sembra ispirarsi agli approcci di Danny Elfman o John Ottman, veterani ormai nel campo degli eroi e dei personaggi provenienti dai fumetti.
Questo sapore però non altera lo stile di Desplat, il quale riesce a far prevalere la sua personalità in ogni varietà di passaggi, che si tratti del delicato arpeggio romantico di “Lea’s Theme”, raffinato ed elegante, all’introspettiva, drammatica ed eroica “Nerio’s Theme”, sicuramente uno dei brani di commento più interessanti dell’intera partitura: una pagina per pianoforte, archi e ottoni accompagnata da una presenza sintetica di grande effetto, capace di rinnovarsi di attimo in attimo, attraverso degli improvvisi strappi d’orchestra, degli ostinati d’archi che creano un’atmosfera drammatica e psicologica, in cui le timide note di pianoforte sottolineano il carattere introspettivo del pezzo, ed una interessante linea elettronica pulsante che racchiude il tutto.
Saltano all’orecchio momenti molto eterogenei, che oscillano tra le ritmiche latino-americane di “Chase Latino”, un trionfo di timabales, timpani, rullanti e pianoforte coinvolgenti e dal gusto ballabile che presto si trasforma in una sessione action di grande interesse in cui tornano degli unisoni di corni dal suono cristallino e penetrante, alle voci etniche di “Dimna Yudda”, brano esclusivamente corale di notevole spessore emotivo.
Gli incastri sinfonico-elettronici sono senza dubbio tra gli elementi di maggiore interesse nell’intera partitura, grazie ad una idea di fondo prettamente tematica, capace di esprimere una grande personalità anche solamente attraverso le pulsanti soluzioni sintetiche di “Two Brothers”, in cui solo alcune entrate sporadiche e minimaliste degli elementi sinfonici alterano il movimento costante, a tratti anche ciclico, ma d’indubbio valore.
Dal punto di vista qualitativo Desplat da il meglio di sé nelle sessioni action dello score, costruendo ritmiche e cavalcate sulle quali imposta variazioni tematiche, strappi d’orchestra e ogni genere di sfumatura capace di esprimere grande personalità; “Mato Grosso Escape” e “Roof Fight” sono, sotto questo punto di vista, i passaggi muscolosi di maggiore interesse, per merito di una cura attenta e minuziosa tanto delle timbriche quanto dell’esecuzione d’insieme.
Di maggior spessore invece momenti vigorosi e pieni di tensione come “Largo Jumps”, in cui l’artista si cimenta in un interessante arrangiamento del tema principale alternato a drammatiche sessioni in cui la London Symphony Orchestra brilla di luce propria grazie ad un sound compatto, imponente ma capace di mantenere distinte le varie componenti del corpo orchestrale.
Il compositore francese scrive pagine di una profondità ed una qualità tecnica invidiabile, capace di catturare l’attenzione con estrema semplicità, grazie a temi molto orecchiabili, costruzioni ritmiche variegate con largo utilizzo di percussioni ed una contenuta ma presente linea sintetica sapientemente dosata.
E’ difficile infatti non restare affascinati dalla bellezza dei temi composti, tra cui sicuramente spicca quello per il protagonista, Largo Winch, che si presta ad arrangiamenti di ogni sorta, che si tratti della intensa “On The Run” o del movimento pacato presente in “Epilogue”.
Inoltre le orchestrazioni, a cura di Cyrille Asfort e Alexandre Desplat stesso, riescono a conferire alle singole sezioni dell’orchestra la giusta importanza, facendo sì che anche durante le muscolose esecuzioni d’insieme ogni singolo strumento sia percettibile, abbia un suono pulito che non contrasti con gli altri elementi e, elemento fondamentale, rechi con sé una firma stilistica indelebile, capace di esprimere tanto l’animo dell’intera partitura quanto quella del suo compositore.
Largo Winch è una colonna sonora molto eterogenea, che però non compromette per un istante la sua identità nonostante le numerose variazioni, elemento quest’ultimo che aiuta nell’ascolto tutto d’un fiato dal primo all’ultimo brano, rendendo le nuove interpretazioni dei temi composti da Desplat una piacevole sorpresa capace di affascinare di volta in volta la riscoperta di questa costruzione molto forte, ragionata, tecnicamente impeccabile ma al tempo stesso capace di emozionare attraverso la sua incisività.