Airlines

cover airlinesAlexandre Desplat
Airlines (2020)
Warner Classics 0190295306878
9 brani – Durata: 56’22”



Poesia, sostantivo femminile: espressione metaforica di contenuti umani in corrispondenza di peculiari schemi ritmici e stilistici.

Musica, sostantivo femminile: arte fondata sul valore, la funzionalità e la concatenazione dei suoni.

Se li volessimo fondere, questi due sostantivi femminili, allora si avrebbe, azzardando non poco e quasi certamente, ciò: espressione metaforica di peculiari schemi ritmici e stilistici nonché concatenazione di suoni che si fanno Arte dei contenuti umani, accrescendone valore e funzionalità in vita.
 
E trattasi unicamente di Poesia & Musica, fusione compiuta e sorprendente, quella che assolve nero su bianco dal pentagramma di note del due volte premio Oscar Alexandre Desplat (Grand Budapest Hotel, 2014 e La forma dell’acqua – The Shape of Water, 2017) in questo album concettuale tra colonne sonore e brani da concerto in prima incisione mondiale. Il compositore francese (classe 1961) sul podio dell’Orchestre National de France con la performance solistica al flauto di Emmanuel Pahud (classe 1970), dirige – anzi erige – un succedersi di composizioni filmiche e concertistiche di altissimo spessore già nella forma primigenia, le quali assumono nell’esecuzione del noto flautista svizzero e della compagine francese un ‘qualcosa’ di poeticamente eccelso che va ben oltre la sorpresa musicale di partenza. Desplat è un grandissimo cesellatore di melodie che entrano immediatamente sottopelle – in questo avvicinabile al Morricone degli anni d’oro del massimo genio creativo, i Settanta, e al James Horner dei mirabili Ottanta – e lo dimostra ancora di più, se ve ne fosse stato ulteriormente bisogno dopo quasi 200 colonne sonore all’attivo in quaranta lustri di carriera, con questo album di nove tracce (cinque composizioni cinematiche e due extrafilmiche, di cui una divisa in tre parti).
E partiamo proprio dalla sinfonia concertante per flauto e orchestra, in tre movimenti di quasi venti minuti totali, denominata “Pelléas et Mélisande”, composta nel 2013 per il direttore artistico dell’Orchestra francese e violinista Dominique Lemonnier, alias Solrey, nonché moglie di Desplat, che in sé racchiude, tra ossequiose corrispondenze a Bernard Herrmann, John Williams, Jerry Goldsmith e Claude Debussy, un viscerale andirivieni di emozionante e fiabesca “joie de vivre”: “Comme un oiseau pourchassé” (primo movimento di 7’38”) che esordisce con un crescendo goldsmithiano che si attenua gradatamente per dare al globe-trotter del flauto Pahud la possibilità di zigzagare virtuosisticamente con tale maestria da rendere questo pezzo uno sprigionamento di ondulazioni vigorose e sospensive da lasciar stupefatti; “Ils regardent la lumière” (secondo movimento di 5’22”) si avvia con pomposa magniloquenza williamsiana per defluire in serpeggianti e diradate movenze che il flautare guardingo e magico di Pahud rende maggiormente fatate ed aeree, con postilla herrmanniana di truffautiana memoria (vedi Fahrenheit 451); “Rosée de plomb, inexorables ténèbres” (terzo movimento di 6’19”) cresce sinuosamente piano e ipnotico, alla Debussy di “Après-midi d’un faune” e “La mer”, per deflagrare in un ‘tutti’ orchestrale di possente maestosità, chiudendo su un pianissimo quasi misterico. Basterebbe questa suite concertante sinfonica per dare un 110 e lode a questo album, però ecco che quel nobile incisore di leitmotiv da commozione certa, qual è Desplat, ti propina un altro pezzo sinfonico, da cui prende il nome il CD, “Airlines” scritto per il flauto solo di Pahud nel dicembre del 2018: un virtuoso e a tratti atonale, ondeggiante ed etnico “sentiero tortuoso e mellifluo” di elevata bravura.
Il CD si apre e si chiude con i temi da Oscar per i succitati La forma dell’acqua – The Shape of Water e Grand Budapest Hotel, ed in mezzo Lussuria - Seduzione e tradimento, La ragazza con l’orecchino di perla e Birth – Io sono Sean che sono gli score che lo hanno fatto ammirare da tutto il mondo cinefilo e soprattutto entrare nell’olimpo del mainstream hollywoodiano. Tutte le performance sono in prima registrazione mondiale, come già detto, con Pahud a farla da padrone in modo a dir poco straordinario e la compagine orchestrale in gran spolvero tra esecuzioni sul film di lana, da lacrima perenne (ad esempio la meraviglia delle meraviglie della suite da The Shape of Water con quelle sembianze suadenti herrmanniane conclusive alla Donna che visse due volte) e i solenni crescendo (il Rota circense e il Jarre magniloquente con un pizzico di irriverente Elfman in Grand Budapest Hotel o l’elgariana e glassiana Birth). Insomma un disco da possedere assolutamente!

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