Il regno
Umberto Smerilli
Il regno (2020)
Creazioni Artistiche Musicali C.A.M. S.r.l. / Radiofandango S.r.l.
14 brani – Durata: 28’17”
Non mi si venga a dire, o ancor meglio non mi capiti più di dover ascoltare baggianate riguardo al fatto che nel panorama della musica applicata alle immagini del nostro Bel Paese vi è mancanza di coraggio nell’approccio compositivo, impoverimento tematico e assenza di autori giovani o meno giovani che hanno qualcosa da dire musicalmente, perché tale affermazione è quanto mai distante dalla realtà dei fatti. Se di povertà linguistico cine-televisivo-musicale si deve per forza parlare (o meglio discutere), allora è più opportuno focalizzarsi sul versante oltreoceano dove gli emuli zimmeriani si fanno largo a gran voce (che di Grande non hanno proprio nulla!), eppur non possedendo nemmeno un briciolo dell’illuminante e innovativa – a suo tempo, oramai – scrittura del compositore tedesco di Rain Man, Il re leone, Il gladiatore e Inception, ma solo facili escamotage che possono far presa unicamente su chi non capisce niente di Musica o su chi è di bocca buona. Espresso ciò, solo per farvi capire che chi avrà il piacere di ascoltare questa OST dell’italianissimo e giovanissimo Umberto Smerilli, rimarrà letteralmente a bocca aperta, con le orecchie colme di note da far stare in pace la mente e l’anima per un bel po' di tempo, perché siamo dinnanzi ad una di quelle partiture che confermano quanto affermato dal sottoscritto in apertura. Il pescarese, ma romano di adozione, compositore de Il regno studia musica applicata alle immagini presso la Scuola Nazionale di Cinema
col Premio Oscar Luis Bacalov; in seguito scrive colonne sonore per film, documentari e cortometraggi, alcuni pluripremiati, come La ragazza del mondo di Marco Danieli e Pugni Chiusi di Fiorella Infascelli. Il film di Francesco Fanuele, narrante la scoperta da parte del protagonista Giacomo (Stefano Fresi) che il padre, che lo aveva abbandonato anni prima, nel suo possedimento in campagna ha creato una comunità che vive seguendo le tradizioni medievali, di cui il padre era il Re. L’eredità di Giacomo consiste nel succedere al padre in qualità di Sovrano con tutte le conseguenze tragicomiche che ne conseguiranno. Smerilli, per questa commedia sui generis, decide di adottare due stilemi musicali ben codificati nell’immaginario collettivo degli appassionati di colonne sonore italiche vecchio stampo e di quelle dall’impronta marcatamente british, con saltuarie incursioni nei meandri sinfonici williamsiani. Ovvero, il tema che apre lo score, “Il regno”, per archi, flauto e sax (entrambi solistici), quasi un ‘andante con brio’, possiede rievocazioni delle armonie lievi e discole al contempo della ‘migliore’ Rachel Portman, compositrice britannica premio Oscar (vedi Chocolat in questo frangente). “Amor cortese”, il secondo pezzo dell’album, ahimè digitale, invece cambia registro e si immerge in un tema tra Umiliani e Ortolani per le commedie semipudiche anni ’70. “Arrivederci” presenta un terzo leitmotiv dallo struggente intimismo, che tra archi sottesi, e flauto in primo piano, strappa più di una lacrima; tema alla Trovajoli, ripreso nel successivo “Addio al re”, per violino e pianoforte solisti, uno controcanto dell’altro in un crescendo continuo, vero scioglimento emotivo che tocca le corde più profonde del cuore. “Il cuore del regno” lo riprende ancora una volta, pigiando maggiormente sull’aspetto molto rinascimentale del tema, affidando all’orchestra un ‘tutti’ raveliano di forte emozionalità ed epicità al medesimo tempo. Corni elgariani da ‘caccia alla volpe’ e ‘marcia trionfale’ nel pompierismo sinfonico di “Prologo”: stupendo. “Carolingio”, per clarinetto e chitarra acustica, su tappeto d’archi tenui, sembra uscito, nella sua semplice ma felice andatura armonica, dalla penna di Giovanni Nuti per i film commedia del fratello attore Francesco. “La cena amara” mostra il tema portante in forma valzeristica, di soave lievità, con qualche vena avvilente qui e là: difatti le venature stilistiche della Portman qui si fanno più vivide. “Guidobaldo”, oltre il leitmotiv in versione grottesca, esibisce un temino alla John Williams di Hook – Capitan Uncino. “Il regno dolce” gode di un classicismo chopiniano dalle nuance pop moderne, che lo fa apparire come un pezzo concertistico d’apertura per un tour di un esponente della vecchia guardia della musica leggera italica, anche memore di tutti quei bellissimi temi di Armando Trovajoli per i musical dei sodali Garinei & Giovannini. “Il figliol prodigo”, “La notte del regno” e “La carrozza”, che chiudono la OST, sono di puro commento. Un lavoro degno di alta considerazione che fa ben sperare per il futuro delle composizioni per il grande e piccolo schermo delle giovani leve autoriali nostrane.