On Golden Pond

cover on golden pondDave Grusin
Sul lago dorato (On Golden Pond, 1981)
Geffen/1982 ITC Films, Inc.
11 brani – durata: 41’00”

Era il “lontano” 2015 quando per la prima volta venni a conoscenza del film On Golden Pond. Presi parte come musicista accompagnatore ad una lettura teatrale dal titolo “Lettere che Raccontano”. Uno spettacolo intenso ed emozionante che riscopriva e faceva rivivere in scena missive praticamente sconosciute al grande pubblico, e a molti addetti ai lavori, interpretate dalle eleganti e variopinte voci degli attori coinvolti. Ricordo che il regista aveva le idee molto chiare sulle musiche che avrebbero dovuto avvolgere e sottolineare le bellissime parole incise su carta e quando mi scrisse una prima mail di presentazione, mi si aprì un mondo affascinante: tra lavori già sotto chiave e novità da esplorare, questa mia esperienza si rivelò una delle più interessanti e affascinanti di quegli anni. Per cosa fu scelto il tema musicale di On Golden Pond? Una lettera strappalacrime di Katharine Hepburn scritta al compagno ormai defunto, il grande Spencer Tracy. Quale filo diretto meglio di questo: da un lato la vita vera, dall’altro una storia dietro la macchina da presa. Una donna, Katy, e tanto tanto amore.
Per diverse repliche dello spettacolo, ho suonato le delicate note di Dave Grusin sulla mia chitarra (quanto è stato elettrizzante trascrivere per il proprio strumento una melodia così sognante) ma, e un po’ mi imbarazza dirlo, solamente ora (cioè 5 anni dopo! meglio tardi che mai…) ho recuperato la visione della pellicola. Ah cosa mi sono perso amici di ColonneSonore.net e, se non lo avete ancora fatto, vi consiglio calorosamente di scoprire questo capolavoro datato 1981.
Pura arte: sceneggiatura scritta coi fiocchi, fotografia incantevole, interpretazioni attoriali mai viste prima e di rara visione e musiche…che ve lo dico a fare, lo avrete già intuito. Il tema principale è affidato magicamente al pianoforte: una musica senza tempo, eterna, che racchiude in sè la forza e la volontà di raccontare una storia che va oltre quella portata in scena attraverso i dialoghi dei personaggi. Questo non è accompagnamento, ma musica pura, capace di reggersi sulle proprie gambe ed ergersi indipendentemente dal sostegno delle immagini. Dopo questa presentazione tematica affidata allo strumento poliedrico per eccellenza (frasi musicali strutturate a domanda e risposta: parti principali, esposizioni, e secondarie, che richiamandosi allo stile rinascimentale-barocco, chiudono le prime sotto forma di abbellimenti rapidi e delicati), il compositore prosegue orchestrando alla perfezione la partitura, dapprima con un semplice ma efficace tappetto d’archi a sostegno del protagonista, il pianoforte, e successivamente costruendo un secondo main theme di carattere più arioso e tradizionale, spostando l’attenzione sulla sezione fiati (il giro melodico, scritto intorno allo spazio di un intevallo di quinta, riporta alla mente il tema d’amore “Across the Stars” scritto da John Williams per il secondo capitolo della trilogia prequel di Guerre Stellari, L’Attacco dei Cloni). La traccia si conclude con la sintesi di questi due poli che, colmi di forza e personalità, piuttosto che respingersi, convergono dando vita al miglior finale possibile.
L’uso “contrappuntistico” tra dialoghi e soundtrack sembra evocare veri e propri recitativi operistici: la voce attoriale parlata, non cantata, “duetta” con la musica grazie alle eccezionali interpretazioni; cadenze, accenti, ritenuti, respiri, cambi di dinamica e timbro trasformano un semplice dialogo scritto su carta in pura arte, diventando esso stesso partitura. Incredibile come il nostro strumento musicale primario, quello che più di tutti ci distingue e ci caratterizza, possa raggiungerre vette al pari della musica stessa. Si potrebbe affermare che noi tutti “musicisti si nasce”...
Sono solamente due, oltre al già considerato main theme, le tracce realizzate dal solo corpo strumentale, cioè senza nessun intervento vocale. Sono musiche dalla forte spinta “pop-soft/rock”, dettata in particolare dalla presenza di un “drum and bass” costante ed incisivo. Queste sonorità mi hanno riportato alla mente il sound di uno dei gruppi più innovativi e progressisti che negli anni ottanta raggiunsero, a mio avviso, la perfetta combinazione tra pop e sperimentazione: i Genesis.
“New Hampshire Hornpipe” dal tono frizzante e dinamico, ha un’impronta più aggressiva e graffiante dettata dalle decise sferzate ritmiche sulla tastiera del pianoforte; il tutto porta la traccia ad assomigliare ad un tempo di danza tradizionale. “Lake-Song”, invece, ha un’anima più serena e distesa, in relazione proprio all’immagine rassicurante che a livello naturalistico lascia un paessaggio lacustre; un ulterirore fattore di distacco dal brano precedente è dato dall’utilizzo più incisivo del flauto, strumento dal carattere e dal timbro più morbido e delicato quando non spinto, ed è questo il caso, verso il registro acuto, dove il suono si fa più tagliente.
La soundtrack di Sul lago dorato è un lavoro unico nel suo genere, colpisce per originalità e forza espressiva, tanto da rimanere impressa aldilà del progetto cinematografico. Allo stesso tempo il compositore è riuscito a sostenere lo svolgersi della storia, accompagnando con riserva e garbo attori in condizioni straordinarie (Henry Fonda, 76 anni, e Katherine Hepburn, 74 anni) che hanno saputo portare in scena dinamiche familiari e quotidiane con un impatto e un’impronta emotiva fuori dall’ordinario. Incredibile come la loro spontaneità e disinvoltura porti lo spettatore a credere fermamente nel loro amore come qualcosa di vero, vivo e sincero.

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