Star Trek

cover_star_trek.jpgMichael Giacchino
Star Trek (id. – 2009)
Varese Sarabande 302 066 966 2
15 brani – durata: 44’54’’

 


Le avventure della mitica astronave Enterprise e del suo equipaggio tornano nuovamente sul grande schermo, in una pellicola indubbiamente carica di novità tali da rispettare la serie classica ma in grado di proporsi nel panorama cinematografico contemporaneo.

Diretto da J.J. Abrams (Mission: Impossible III; Lost), il film è commentato musicalmente dall’inseparabile collaboratore Michael Giacchino (Gli incredibili; Ratatouille), il quale si cimenta in una scrittura per orchestra e coro coinvolgente e ricca di sfumature timbriche rispettose della serie classica.

Le nuove pagine composte dal giovane artista, unite a soluzioni che ricalcano i canoni più classici per questa celebre serie cinematografica, si rivelano molto interessanti e piacevoli tanto nell’ascolto isolato quanto attraverso la visione del film.
Tuttavia manca qualcosa alla partitura concepita dall’autore, quella spinta che faccia decollare musicalmente il nuovo viaggio spaziale dell’Enterprise.
Il nuovo tema composto si lascia apprezzare fin dai primi istanti grazie ad una costruzione molto lineare ed orecchiabile, capace d’introdursi nella mente dell’ascoltatore in modo assai incisivo. Già dai primi istanti del disco, col brano “Star Trek”, seppur un po’ debole di carattere, si fa conoscere tramite una esecuzione crescente dei corni francesi che introduce con moderazione pagine più vigorose e frenetiche, come la muscolare “Nailin’ The Kelvin”, nella quale Giacchino si cimenta in una costruzione variegata che coinvolge le varie sezioni d’orchestra, lasciando spazio tanto a ostinati d’archi e movimenti di grande tensione quanto ad interpretazioni del tema principale particolarmente brillanti, ad opera di una possente sezione d’ottoni. Non mancano variazioni più moderne del leitmotiv, come la ritmata “Hella Bar Talk”, che, accompagnata da una presenza sintetica non troppo invasiva, si svolge su di un tappeto ritmico di percussioni indubbiamente gradevole.
Eroico e brillante il tema dell’Enterprise, “Enterprising Young Men”, che vede una delle esplosioni più muscolari del Main Theme dopo una possente introduzione crescente arricchita da presenze di vibranti timpani, e precedere una costruzione sinfonica per archi e timpani particolarmente penetrante, che offre diverse interpretazioni del motivo principale.
Indubbiamente vanno sottolineate le intenzioni del giovane musicista di scrivere pagine arricchite da coloriture timbriche che guardano ai maestri indiscussi di questa fortunata serie; “Nero Sighted” va apprezzata soprattutto per la presenza di ottoni nell’incipit iniziale che rammentano indubbiamente lo stile del Goldsmith anni ’70, per lo più legato a Capricorn One, ma un ascolto attento rivela anche alcuni stereotipi che appartengono a compositori contemporanei molto giovani e tenuti meno in pianta di mano rispetto a Giacchino, che propongono spesso nelle loro partiture tanto i tromboni vibranti e prorompenti quanto le costruzioni forse a tratti un po’ confuse e dissonanti, ma senza dubbio d’effetto.
Dal punto di vista ritmico la colonna sonora offre costruzioni che spaziano tanto tra la datata partitura per il videogame The Lost World, ispirandosi alla composizione di John Williams per l’omonimo film in alcune timbriche, quanto alla recente Lost, fornendo costruzioni cariche di ostinati d’archi e performance di percussioni non originalissime ma piuttosto convincenti.
Anche la componente corale fa la sua comparsa attraverso un brano estremamente cupo e drammatico, “Nero Death Experience”, che unisce una interessante presenza orchestrale ben dosata ad una presenza di voci possente e trascinante, anche se incapace di spiccare autonomamente il volo, forse a causa dell’accostamento sinfonico che tende a rendere il coro più un effetto rafforzativo che non un elemento chiaramente identificabile.

“Does It Still Mcfly” e “Nero Fiddles, Narada Burns” dimostrano una intenzione dell’artista di cimentarsi in costruzioni action coinvolgenti e cariche d’incastri tra le varie sezioni dell’orchestra degne delle migliori pagine più muscolari della saga; l’effetto finale è convincente, carico di soluzioni che, specialmente nel secondo brano, lasciano una buona impressione grazie ad ostinati, presenze corali e l’intonazione del tema principale ancora una volta proposto in una nuova veste, accompagnato dalle voci che gli donano un carattere eroico e in linea con il sapore della pellicola, cosa che viene riproposta in una soluzione più andante all’inizio di “Back From Black”.
Dopo l’interessante “That New Cat Smell”, carico di elementi tutti indubbiamente meritevoli d’ascolto, l’album offre un “End Credits” che racchiude diversi momenti dello score in una veste più completa e convincente, dopo una introduzione che ripropone il tema originale della serie televisiva composto da Alexander Courage, eseguito dall’orchestra in modo da rispolverare vecchie emozioni e al tempo stesso regalarne di nuove attraverso una esecuzione scintillante e interessante.

La OST composta da Michael Giacchino per Star Trek si rivela senza dubbio buona, sotto molti punti di vista, e carica di elementi tematici e timbrici di tutto rispetto, che testimoniano un impegno da parte dell’artista e dei suoi orchestratori, tra i quali spiccano nomi come Chris Tilton e Tim Simonec, nella ricreazione di sonorità e atmosfere rispettose della serie originale.
Tuttavia forse la più grande occasione presentatagli finora non coincide col suo lavoro più convincente, che magari paga anche lo scotto di una edizione non completa, della durata di circa 45 minuti, rispetto alla quantità di materiale presente nel film. In ogni caso la Varese Sarabande ha sempre riservato un trattamento di tutto rispetto al giovane compositore, e quindi non si può dire che i movimenti più interessanti della partitura non siano stati inseriti nel disco.
Numerosi gli elementi che vanno tenuti in considerazione, in primo luogo l’orecchiabilità del motivo portante e la sua versatilità, che permette all’artista di rielaborarlo più volte all’interno della composizione, nonché le orchestrazioni che evidenziano un’attenzione notevole da parte sua e del gruppo con cui lavora. Meno convincenti le scelte sintetiche, come le percussioni di “Hella Bar Talk”, ma comunque piacevoli.
Michael Giacchino continua ad essere uno degli artisti più promettenti tra le giovani leve, ma ciò non implica una innata esperienza; il musicista ha ancora molta strada da fare per poter diventare una figura completa; Star Trek segna un altro passo nella sua crescita, attraverso una colonna sonora soddisfacente e coinvolgente, che riesce a farsi apprezzare sia tematicamente che timbricamente, anche se fa fatica a decollare come invece ci si aspettava.

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