The Curse of Frankenstein & Dracula

cover dracula frankensteinJames Bernard
La maschera di Frankenstein/Dracula il vampiro (The Curse of Frankenstein/Dracula, 1957/1958)
Tadlow Music TADLOW 032
21 brani – Durata: 75’15’’

La maschera di Frankenstein, Dracula il vampiro e le musiche di James Bernard non sono solo i marchi di fabbrica della Hammer Film Production, casa di produzione britannica alla base dei moderni film horror, ma una vera e propria lezione di stile. L’orrore sprigionato dai temi principali con la ‘violenza’ delle percussioni, la tensione data dalle alte note ‘impazzite’ degli archi e le atmosfere dark rese con armonie dissonanti, sono tutte ‘regole’ del compositore britannico che hanno definito talmente tanto un genere cinematografico da restare un esempio per chi, negli anni successivi, ci si sia voluto mettere a confronto.

La maschera di Frankenstein, tra i primi lavori di James Bernard, incarna quanto descritto sopra. Il tema principale, infatti, si apre con un colpo di grancassa per poi proseguire con un crescendo degli archi che ripetono, quasi ossessivamente, la stessa breve melodia: ciò denota immediatamente non solo l’atmosfera della pellicola, ma introduce anche il protagonista ovvero il mostro che da il titolo al film (il Main Theme, non a caso, verrà ripreso ed esteso in “The Creature”).
Il tema della Creatura resterà al centro delle successive composizioni: “The Gibbet” e “The Creature and the Blind man”. Le uniche eccezioni sono “Justine’s fate” (in cui lo stato di tensione, con un crescendo degli ottoni e degli archi, raggiunge il culmine con un esplosione delle percussioni nel descrivere l’omicidio dell’amante di Frankenstein) e il finale di “Final confrontation and the guillotine” in cui l’incedere grave del suono, che riprende anche per poco il tema della Creatura, racconta gli ultimi passi di Frankenstein prima del patibolo lasciando l’ascoltatore con l’orrore della storia ancora in corpo.
Non mancano delle sorprese: il dottor Frankenstein è caratterizzato da un tema dolce degli archi che poi evolve lentamente verso uno stato di tensione (“A brilliant intellect and it’s alive”). Ciò serve a descrivere non solo l’intento nobile dei suoi esperimenti, ma anche l’orrore che nasconde e la sua lenta discesa verso la follia. Similare è il brano “Goodnight professor”.

Diversa, ma similare, è la struttura della soundtrack di Dracula il vampiro che si evolve intorno al leitmotiv principale: gli ottoni che cercano di riprodurre con tre accordi il suono del nome del vampiro. Il tema portante, infatti, viene ripetuto fino alla noia in quasi tutti gli altri brani della colonna sonora: non solo per farlo memorizzare, ma per lasciare intendere che Dracula è come un virus da cui è impossibile liberarsene e che, anche quando non è in scena, la sua presenza è percepibile.Una prima evoluzione del motivo principale è possibile ascoltarla in “Dracula’s rage” in cui l’ascoltatore viene portato a percepire la trasformazione di un uomo (in apparenza) in una creatura delle tenebre.
Non sono esclusi, come in La maschera di Frankenstein, momenti di dolcezza degli archi: il momento in cui Mina scopre di essere definitivamente salva (“The final battle”) e il corteggiamento del Conte nei confronti di Lucy (“Dracula seduces Lucy”). Quest’ultimo brano esprime il concetto della seduzione attuata dal vampiro: una sola sezione di strumenti inizia a rendere l’atmosfera piacevole, ma poi, con uno stacco netto dello xilofono e dei fiati, la situazione cambia perché il vampiro ha attirato la preda. Il suono, a quel punto, diventa un crescendo di tensione che si concluderà con il tema di Dracula (ovvero il morso sul collo e, di nuovo, il momento in cui l’uomo cessa di esistere e resta il mostro).
Nota di merito per la casa discografica Tadlow Music: l’inserimento della bonus track “Rhapsody for Lucy” dell’arrangiatore Leigh Philipps, noto per il suo lavoro nel recuperare (e diffondere) alcune colonne sonore diventate dei classici. La lezione che, ancora oggi, insegna James Bernard al mondo delle colonne sonore ha un valore inestimabile: un marchio di fabbrica musicale all’interno di un progetto che sapeva benissimo su quale terreno mettere le radici.

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