Music from The Avengers Movies

cover music from the avengers moviesAlan Silvestri, Danny Elfman e Brian Tyler
Music from The Avengers Movies (2019)
Silva Screen Records Ltd.
17 brani – Durata: 54’00”

Non ci posso fare niente. Cerco in tutti i modi di elevare il mio “animo di recensore” di partiture musicali cinematografiche, ma quando passo in rassegna le proposte del momento, la mia prima scelta ricade inevitabilmente su quei titoli che emanano un forte sapore “nerdoso” (se ve lo state chiedendo…no, non so neanche se esiste come termine ma credo che il messaggio sia arrivato inequivocabile). Insomma, anche questa volta ci sono cascato. Non è un vero e proprio unicum scritto per una pellicola in particolare, ma si tratta di una sorta di compilation che prende il titolo di The Avengers Movies suonata per l’occasione dalla London Music Works. I quattro film in questione sono: Avengers, Avengers: Age of Ultron, Avengers: Infinity War e Avengers: Endgame. Fortunatamente si è deciso di seguire l’ordine temporale d’uscita delle pellicole, così da rendere consequenziale il processo di ascolto, di elaborazione e di deliberazione finale. Mettetevi comodi, il viaggio nel tempo e nella memoria ha inizio, la saga cinematografica più straordinaria di tutti i tempi prende vita grazie al lavoro di tre grandi compositori statunitensi: Alan Silvestri, capo e chiudi fila, creatore delle musiche dell’indimenticabile primo capitolo e dell’epica conclusione, Danny Elfman e Brian Tyler, raccoglitori delle redini lasciate, traghettano la nave nella fase centrale del viaggio.
La “Fanfare” è il biglietto da visita perfetto: onnipresente in ogni singola pellicola targata Marvel Studios, è l’introduzione ideale anche per la sola fruizione uditiva.
La bomba viene subito sganciata. Il main theme che dal lontano 2012 segna tutti i momenti più importanti delle avventure del super gruppo fa il suo esordio. Un deus ex machina che conquisterà e attirerà a sé, come una potentissima calamita, praticamente l’intera lista delle partiture che seguiranno (fatta qualche eccezione) con richiami e vere e proprie riprese tematiche. Epico, cavalleresco, con un retrogusto “bondiano” dettato dal cromatismo degli archi, è una chiamata a raccolta, un deciso segnale di coesione (perché si sa “l’unione fa la forza”), di speranza, ma soprattutto di vittoria.
“Assemble” non è da meno. Più cruda e ruvida, è un’ulteriore chiamata alle armi dettata, appunto, dal titolo stesso. Gioca meglio sulla tensione emotiva, grazie ad un maggior bilanciamento tra le tre sezioni orchestrali utilizzate: archi, più tematici ed incisivi, ottoni, ormai abbiamo già capito essere il fulcro strumentale su cui ruota l’intera idea musicale, e percussioni, più determinanti e presenti rispetto alla precedente dove si concentrava tutto nella sola batteria.
“One Way Trip” presenta una prima parte più introspettiva e riflessiva. La durata delle note si allunga e le frasi musicali si dilatano. Dopo tanta frenesia suggerita da ritmi più stretti e decisi, qui l’ampiezza e il respiro la fanno da padroni, segnando un prevalente senso di drammaticità. Come detto in precedenza, il tema principale è un centro gravitazionale importante; anche quando la partitura sembra incanalarsi su un secondo binario, viene inevitabilmente attratta verso il nucleo principale.
Con un inizio particolarmente sorprendente, prosegue, concludendo l’arco del primo film, la traccia che prende il titolo di “A Promise”. Dall’inaspettato carattere dolce e sensuale, è una strizzata d’occhio al solito leitmotiv: un delicato arpeggio di chitarra acustica accompagna due violoncelli che armonizzano due semplicissime, ma efficaci, linee melodiche.
La storia prosegue, la regia dietro la macchina da presa rimane la stessa mentre l’eredità della colonna sonora viene raccolta non da uno, ma ben due compositori: il primo, Bryan Tyler, già immerso nell’universo condiviso, firma la sua terza collaborazione con i Marvel Studios; il secondo, Danny Elfman, sinonimo di sicurezza, è chiamato a dare nuova linfa vitale al tema principale. La mano di Tyler è ben calcata, le sue passate esperienze in questo grandioso franchise si fanno sentire; nitido, infatti, è il richiamo al tema utilizzato in Iron Man 3. In generale, l’ascolto di questa breve parentesi nel secondo capitolo lascia veramente poco o niente, ripetitiva e sgonfia (forse qui la selezione dei brani non ha reso giustizia al lavoro svolto a quattro mani dai maestri).
Gli anni passano, i film si susseguono, gli eventi si espandono fino a raggiungere mondi e galassie lontane e le trame dei singoli protagonisti si intrecciano sempre più allargando gli orizzonti. L’ora è finalmente giunta: quella minaccia, bramata e nascosta, che fin dall’inizio ha tirato le fila delle peggiori catastrofi è pronta ad affrontare a viso aperto i nostri eroi. Saranno in grado di respingere l’arrivo dell’ineluttabile Thanos?
Le musiche che chiudono il cerchio della denominata “Saga dell’Infinito” vedono il gradito ritorno di Alan Silvestri, padre dell’iconico leitmotiv. Infinity War nel suo complesso è una partitura caratterizzata dalla massiccia presenza sul grande schermo del folle titano: più lirica, grazie ad alcuni momenti di intenso trasporto melodico, e solenne. Inoltre, un registro grave maggiormente scavato, rende l’atmosfera più cupa ed incerta.
A mio avviso, però, il compositore ha scoccato le frecce migliori nel suo lavoro conclusivo. Con Endgame finalmente si respira aria nuova. Le piccole modifiche strumentali, ritmiche ed armoniche riportate al tema principale lo ringiovaniscono, regalandogli una ventata di freschezza (bello, anzi bellissimo, ma vi assicuro che alla decima traccia in cui dal nulla sbuca fuori lo rende particolarmente ingombrante all’ascolto). Da questa nuova linfa trae beneficio anche la sezione dei legni, fino a questo momento tenuta a freno, all’ombra degli ottoni sempre in primo piano. In particolar modo sentiamo vibrare le loro ance nella delicata, emozionante, espressiva e trascinante “The Real Hero”. Un omaggio, un sentito ringraziamento, non solo all’eroe che ha deciso di sacrificare la propria vita per il bene supremo, ma ad una narrazione che, senza precedenti nella storia del cinema, è riuscita a raccontare tanto e tutto, a livello individuale (da grandi poteri derivano grandi responsabilità, l’etica e la moralità, la purezza, l’amore) e comunitario (il valore della famiglia, il sentimento di fratellanza, il rispetto).
Concludendo, questa raccolta è il sunto di un viaggio durato un decennio a suon di film corali. Dalla sua ha sicuramente il pregio di far rivivere velocemente tantissima narrazione, ma allo stesso tempo ha il grosso difetto di indugiare troppo sulla ripetitività e la prevedibilità e di non essere abbastanza lungimirante nella scelta delle tracce tratte dalle singole partiture cinematografiche.

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