Roma & Barbablù & Demoni & Evilenko

Nino Rota
Fellini’s Roma (Roma, 1972)
Rustblade Records RBL071LP
Lato A: 8 brani
Lato B: 9 brani

Ennio Morricone
Barbablù (Bluebeard, 1972)
Rustblade Records RBL018LP
Lato A: 9 brani
Lato B: 9 brani

Claudio Simonetti
Demoni (Demons, 1985)
Rustblade Records RBL048LP3
Lato A: 7 brani
Lato B: 6 brani

Angelo Badalamenti
Evilenko (Id. - 2004)
Minus Habens Records MHSC004/Rustblade Records RBLLP017
Lato A: 5 brani
Lato B: 6 brani

Quattro vinili da collezione, in edizione numerata limitata, con 33 giri colorato, dalle grafiche accattivanti nelle cover, che in alcuni casi riportano le immagini o locandine originali delle pellicole, in altri disegni realizzati ad hoc di ammaliante attrattiva che stimola ancor di più l’acquisto, e all’interno manifesti o flani dell’epoca. E non dimentichiamoci dei nomi dei compositori selezionati: Nino Rota, Ennio Morricone, Claudio Simonetti e Angelo Badalamenti, per citarli in ordine cronologico di data di uscita del film e relativa colonna sonora. L’italiana Rustblade Records, da noi già recensita in passato, ha messo alle stampe questi quattro lavori compositivi considerevoli, anteriormente editati su CD da altre etichette italiche in versioni integrali, che ci fanno intraprendere un vero e proprio viaggio tra i generi cine-musicali di 4 esperti autori dell’Ottava Arte, che hanno seriamente lasciato il segno sul grande schermo con il loro stile innovativo, unico e riconoscibile. Uno di loro purtroppo non c’è più da tanto tempo oramai, difatti l’anno scorso si sono festeggiati i 40 anni dalla sua scomparsa con svariati eventi e concerti in suo onore: parliamo del compositore milanese, colui che ha reso il termine ‘sodalizio’ ancora più pregnante nella Storia del Cinema, dopo quello osannato e inevitabile tra Bernard Herrmann e Alfred Hitchcock, il premio Oscar Nino Rota con l’amico regista riminese, ma romano di elezione, Federico Fellini.

E giustappunto con un film portato a termine insieme iniziamo questa quadrupla recensione: la docufiction sulla sua città d’adozione, Roma del 1972, di cui abbiamo analizzato lo score in vari articoli e recensioni del nostro sito e della nostra storica rivista cartacea, è una di quelle musiche che racchiudono le due anime rotiane: quella classica e quella popolare, tanto care anche filmicamente a Fellini; da una parte melodie antiche riconducibili alle melopee (“Aria di Roma (Finale)”), adattabili al genere mitologico o peplum, e dall’altra parte amabili e cantabili leitmotiv popolari nonché ballabili (“Trasteverina”, “Ecclesiastical Fashion Show Part 1 & 2”, “Vitelloni’s Bar”) che possono essere la summa di un binomio straordinario del nostro celebre Cinema che fu.

Altro grandissimo nostro compositore di fama internazionale, anch’egli vincitore del premio Oscar, Ennio Morricone nel 1972 elaborò per la pellicola Barbablù con Richard Burton istrionesco e grottesco nazistoide che ammazza ad una ad una tutte le mogli, bambole sexy e insopportabili – rappresentate al meglio dalle sensualissime e bellissime Raquel Welch, Virna Lisi e Agostina Belli –, una partitura dal tema portante che non dimentichi facilmente, di una bellezza assuefacente (“Preludio alla prima moglie”), contornata da pagine tensive, atonali, d’avanguardia sperimentale come era consuetudine in quel periodo, con film del genere thriller, horror e drammi psicologici, nel Maestro romano. Score diretta da Franco Tamponi, con marcia bandistica jazz (“1928”), il leitmotiv beffardamente ‘cattivo’ sul quale ruota tutta la partitura (“Barbablù – Titoli”), con uso prevalente degli archi e del cimbalom o cembalo ungherese suonato da Leonida Torrebruno, che Morricone sa plasmare a suo piacimento, con la bravura che confà soltanto ai Grandi, facendo sì che il suo uso reiterato non conduca alla noia d’ascolto. Un lavoro di quelli del Morricone meno noto ma in egual misura di pregevole interesse compositivo.

Da un quasi horror anni settanta, per trattamento, follia recitativa e conduzione filmica, ad un horror cult gore prodotto da Dario Argento e diretto da Lamberto Bava, targato 1985, Demoni, di cui abbiamo recensito il seguito del 1986 con score composta da Simon Boswell, sempre della medesima etichetta. In questo caso la partitura venne affidata al fido collaboratore di Argento, Claudio Simonetti, già staccatosi dai Goblin, che scrisse una colonna sonora divenuta anch’essa un Cult. Il 33 giri contiene nel Lato B curiose e singolari versioni demo, Live, cover e precedentemente non realizzate del martellante e ipnotico tema principale “Demon” e di una sola variante tecno, in simil stile Alan Parsons Project, di “Killing”. Il Lato A comprende la musica originale composta, arrangiata ed eseguita alle tastiere da Simonetti con tracce che intercalano tecno-rock a sperimentalismi elettronici infastidenti e al limite del ‘frastuono ragionato’. Con l’eccezione di un trascinante pezzo classicheggiante vivaldiano nell’incipit che poi diviene elettro-pop anni ’80 tipo Rondò Veneziano.

In ultima analisi la ristampa versione vinilica dello score di Angelo Badalamenti, grande sodale di quel genio sfrenato di David Lynch per film e colonne sonore riconosciute a gran voce come indimenticabili e peculiari di entrambi gli stili in campo, quello registico e compositivo, che per il regista italiano David Grieco alla sua opera prima del 2004, scrisse una OST cupa, morbosa e a tratti liricamente aerea, narrante le vicende reali del serial killer Andrej Romanovic Cikatilo, nominato il ‘Mostro di Rostov’. Interpretato da Malcolm “Arancia meccanica” McDowell, le musiche dell’italoamericano Badalamenti sottolineano e accrescono la follia di Evilenko, acquietandosi solo con il leitmotiv principale “Angels Go to Heaven” (performance sorprendentemente intensa della compianta leader dei Cranberries, Dolores O’Riordan), anche in trasposizione strumentale nel “Theme from Evilenko” e “full mix” nel pezzo canoro di chiusura del Lato B.

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