Toy Story 4

cover toy story 4Randy Newman
Toy Story 4 (Id. - 2019)
Walt Disney Records
26 Brani – Durata: 72’37”



Quando nove anni fa uscì Toy Story 3 pensavamo che la famosa serie di film dedicata al mondo dei giocattoli, iniziata nell’ormai lontano 1995, si fosse conclusa nel migliore dei modi, con un nostalgico e sentimentale epilogo degno delle migliori tradizioni cinematografiche. Ci sbagliavamo. Con un colpo di teatro la Disney Pixar ha sfornato il quarto capitolo della saga che vede i nostri affezionati protagonisti alle prese con una nuova avventura. I film precedenti hanno visto cambi alla regia e così questo quarto capitolo che ha vissuto lo scandalo legato a John Lasseter che di questi personaggi può certamente considerarsi il padre.

Quello che è rimasto sempre uguale è il comparto delle musiche affidato al compositore di tutti gli episodi, compreso quest’ultimo, Randy Newman. Sua è la voce che canta la celeberrima canzone “You’ve got a friend in me” che, anche in quest’ultima sua fatica, compare come brano di apertura seguito da “I can’t let you throw yourself away” dove la plastica voce del compositore si fa protagonista di un’atmosfera country che caratterizza un po’ tutta la partitura, coerentemente allo spirito del protagonista Woody che è uno sceriffo. Non è un caso che troviamo una ballata folk in “The ballad of the lonesome cowboy”, traccia memore e quasi una parafrasi della sua dissacrante ballata tex-mex, “The ballad of three Amigos”, scritta per la commedia western di John Landis del 1986, I tre Amigos!, con score originale di Elmer Bernstein, e non è fortuito se “Operation pull toy” sia un avvio che trae a piene mani dalle sonorità country. Su una tale atmosfera si innesta il tema legato all’altro protagonista Buzz eseguito da fiati che si amalgamano e mescolano alle corde del leitmotiv dello sceriffo. I toni proposti dal compositore sono quelli della quest; le sonorità si mescolano l’una con l’altra con reminiscenze del passato come in “Woody closet of neglect” dove, per un breve momento, si accenna al bellissimo nostalgico brano del terzo episodio “So long”. Proprio la carica emotiva o caratteriale presente nel passato episodio sembra mancare alla nuova partitura di Randy Newman. Nei brani “School daze” e “Trash can chronicles”, la musica sembra ritirarsi nello sfondo, contrariamente a quanto accaduto nei pregressi episodi dove invece lo score era protagonista. Bisogna giungere a “A spork in the road” per rivedere il Newman migliore che riesce a giocare con i temi e con le coloriture orchestrali e stilistiche, introducendo un motivo nuovo eseguito al piano. Di grande energia è anche il brano “Buzz’s flight & a maiden” dove la trama musicale si intreccia e diviene interprete principale, emergendo in tutta quella giocosità che il compositore è sempre bravo a infondere. Giocosità da Peter Pan che non si nega momenti emotivamente più coinvolgenti come in “Moving at the speed of skunk” inframezzati da frastagliate ondate di movimento. Non mancano nemmeno sequenze più lente come “Bo Peep’s panorama for two”. Eppure, nonostante questi barlumi, la partitura stenta a decollare pienamente; si alternano momenti di sospensione, come in “Three sheeps and antiquing”, a istanti in cui la trama musicale si arresta come in “Sneaking and antiquing”. L’elemento di gioco e di estrosa fantasia viene ritrovato solo in “Let’s caboom!” e prosegue in “Operation harmony”. Il pregio di Newman è proprio quello di saper rendere in musica il fanciullino che si nasconde pascolianamente in noi; anche nelle fasi più commoventi e toccanti l’elemento di leggerezza tipicamente fanciullesca non è mai abbandonato. Pensiamo in “Cowboy sacrifice” o nella stessa “Operation harmony” dove questa levità viene messa quanto mai in evidenza. Uno dei fondamenti di questa giovanile e sbarazzina musica è la marcia che Newman inserisce in diversi momenti della score come in “Duke’s best crash ever”. Tuttavia questa carica si esaurisce e nell’ultima parte dell’album viene lasciato spazio a pagine musicali di maggior respiro, di più toccante e sincera emotività come in “Gabby gabby’s most noble thing” ma ancor di più in “Parting gifts & new horizon” che costituisce una sorta di tributo che, ripercorrendo tutti i temi della serie, offre il toccante addio a personaggi tanto amati.
Randy Newman è certamente uno dei protagonisti di questa serie targata Disney – Pixar, con le sue musiche ha saputo alimentare l’identità giocosa e fanciullesca che un prodotto di questo genere richiede. Forse in quest’ultima partitura non è riuscito pienamente nello scopo di apportare materiale originale e di aver infuso nuova linfa a una musica che, comunque, possiede in se quella carica spensierata e infantile che un lungometraggio d’animazione di questo tipo pretende.

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