The Black Cauldron
Elmer Bernstein
Taron e la pentola magica (The Black Cauldron, 1985)
Disney/Intrada D001744102
32 brani – Durata: 60’ 15’’

Alcune pellicole della Disney, senza alcun dubbio, hanno avuto un successo mondiale fin dal primo giorno al cinema. Per altre, invece, non si può dire lo stesso, ma si può ammettere che siano state graziate dal tempo e dall’amore dei fan. Uno dei casi più eclatanti è sicuramente il dark-fantasy Taron e la pentola magica (The Black Cauldron) di Ted Berman e Richard Rich: un unicum nella storia dei classici Disney sia a livello cinematografico che musicale.
La storia, basata sui primi due libri della serie Le cronache di Prydain di Lloyd Alexander, tratta di Taron, aiutante di un guardiano di porci, che sogna di diventare un guerriero e della leggenda della pentola magica: un oggetto maledetto ricercato da chiunque brami il potere assoluto. Le storie di entrambi s’intrecceranno dando vita ad un’avventura completamente diversa dai canoni ufficiali della Disney: aveva un character design troppo inquietante (si pensi all’antagonista Re Cornelius), ambientazioni dark, la presenza, in qualche scena, di sangue e molto altro. In breve: dopo Topolino o Biancaneve, l’azienda per eccellenza di film per famiglie rilasciò una pellicola quasi per un pubblico adulto che la critica non mancò di stroncare. A oggi un prodotto simile non si è mai più visto da parte della Disney.
C’è un altro elemento da tenere in considerazione: l’unicità della colonna sonora firmata da Elmer Bernstein (per citare alcuni dei suoi lavori: I magnifici sette, Una poltrona per due, Blues Brothers, L’aereo più pazzo del mondo, Ghostbusters). In primis, la cosa più evidente: non sono presenti canzoni, cosa che, fino ad oggi, non è mai più accaduta in una pellicola Disney. Questa fu anche una scelta di Bernstein il quale decise di comporre una score che, a mio avviso, sembra simile a un libro: ogni elemento viene presentato senza fretta, con il dovuto spazio e, qualora si stesse semplicemente ascoltando il CD, si ha comunque la sensazione non solo di venir catapultati nel mondo della pentola magica, ma di riuscire a seguire la storia con tutti i suoi personaggi, avvenimenti e colpi di scena.
La prima edizione della OST (1986) non solo era stata penalizzata da vari tagli, dovuti ad un’uscita frettolosa del film, ma non dava neanche la visione completa del lavoro del compositore poiché in tracklist erano presenti solo i temi principali riferiti ai protagonisti. Grazie invece poi al lavoro dell’etichetta discografica Intrada Records nel 2012, la colonna sonora di Bernstein vide finalmente la luce nella sua interezza.
Oltre infatti ad essere un unicum sia il film che la partitura, quest’ultima ha un’ulteriore particolarità: la presenza massiccia dell’onde martenot, strumento a tastiera elettronica che controllava l’altezza dei suoni prodotti. Negli anni ‘80 (ma anche prima) era uno strumento usuale in qualsiasi soundtrack che avesse a che fare con la fantascienza o, comunque, con qualcosa di non reale. In questo caso, per l’appunto, lo strumento serve per indicare Re Cornelius, il suo regno e la magia nera di cui entrambi sono portatori (“The Horned King”).
Se il Re Cornelius e il suo strumento sono i pilastri dell’intera colonna sonora, anche gli altri protagonisti hanno la loro caratterizzazione: Taron e il suo viaggio vengono definiti da un flauto di pan e dagli oboi che compongono una melodia semplice, ripetitiva, fresca e giovane (“Dalben and the Warrior”: l’immagine che viene data è quella dell’accompagnamento di un trovatore mentre racconta una storia); la maialina oracolo Ewy viene messa in musica con delle voci femminili, l’arpa, una melodia ripetuta di poche note come sottofondo e, data la natura mistica dell’animale, anche con l’onde martenot (“A special Pig and a Vision”); l’arpa, uno xilofono, i flauti e lo strumento cardine della soundtrack definiscono il tema dolce e malinconico della ‘dimenticata’ principessa Ailin che è portatrice di una sfera magica (“Elionwy”); un oboe con due note che salgono di un’ottava per tre volte descrivono la natura ambigua del servo di Re Cornelius (lo si può trovare sempre in “The Horned King”); una breve melodia in maggiore con la tromba, ci dona l’idea del carattere irriverente e a volte fastidioso di Gurgi, il vero eroe della storia che si sacrifica per distruggere la pentola magica al posto del protagonista (“Gurgi”); la stessa vivacità nella musica con trombe e flauti che eseguono un tema festoso, quasi come un ritornello, lo si può trovare nella traccia dedicata alla comunità dei folletti (“Fairfolk”); una breve sezione di tango e di swing descrivono le Streghe di Morva, tre showgirl e tre figure comiche (“Morva”); la spada magica ha il suono degli ottoni che, come nello stile compositivo delle opere di Richard Wagner, serve ad identificare l’eroe (“Escape”); la pentola magica ha suoni gravi e una breve sezione d’ottoni che servono a determinare il suo immenso potere oscuro (“Prologue”).Per avere un’idea generale di tutti gli elementi della score, vi basterà ascoltare la traccia finale dell’album (“End titles”) e sarete immersi immediatamente nel mondo magico di Taron. Elmer Bernstein, sicuramente, verrà ricordato per aver dato un suono ad altre pellicole entrate nella memoria collettiva e meno per aver musicato Taron e la pentola magica, ma è bello pensare che per alcuni fan della Disney non è così: per alcuni di loro tutte le tracce dell’album costituiranno sempre un meraviglioso libro di fiabe.