Joe l’implacabile
Carlo Savina
Joe l’implacabile (1967)
Beat Records/Penta Music PTM 006
29 brani (27 di commento + 2 canzoni) - durata: 77' 21"
Beat Records/Penta Music attinge al fitto catalogo western di Carlo Savina, pubblicando per la prima volta in assoluto la colonna sonora di Joe l’implacabile. Diretto da Antonio Margheriti prima di passare al western gotico, il titolo segna anche l’inizio della duratura collaborazione tra lui e Savina, convocato per i compiti cinemusicali in ben quattro dei sei western ascrivibili al regista (i gotici Joko invoca Dio... e muori del 1968 ed ...E Dio disse a Caino del 1969, e il kung fu-western Là dove non batte il sole del 1974). Nel CD in oggetto sono riportate le quindici tracce stereo verosimilmente preparate allʼepoca per unʼuscita discografica mai avvenuta e altre tredici tracce mono ritrovate sui nastri originali.
Il film narra, con un vistoso taglio umoristico per l’epoca piuttosto raro, le imprese dellʼagente segreto Joe Ford (Rik Van Nutter), specializzato nellʼuso degli esplosivi e per questo soprannominato Dinamite Joe. Il suo profilo é quello di una specie di James Bond dʼaltri tempi, per temperamento antesignano dei vari Sartana e Sabata: eleganza impeccabile, aria beffarda, imperturbabilità, sicurezza in sé stesso, un certo successo con le donne. Allʼindomani della Guerra di secessione americana, i convogli che trasportano lʼoro governativo vengono regolarmente assaliti e depredati da banditi. Per garantire la sicurezza di un successivo e particolarmente cospicuo invio, viene assoldato Dinamite Joe che dovrà guardarsi da senatori corrotti e dal bandito messicano El Sol. Con lʼaiuto del pittoresco Spugna e grazie allo stratagemma di fondere nel telaio di una diligenza lʼoro da trasferire, riuscirà, scampando a diversi attentati, a portare a termine la missione.
Il compositore organizza un caleidoscopio di situazioni musicali eterogenee, sul quale però predomina quasi sempre una cifra ironica e disimpegnata. Lo si può intuire fin dai titoli di testa che scorrono su un motivetto da cabaret (non presente nella tracklist) in accompagnamento ad unʼesibizione di un gruppo di ballerine da saloon e, a seguire, su “Dynamighty”, canzone-tema diegetica cantata da Lilian Terry. La sua allegra melodia con ritmica a marcetta subirà nel corso del film diversi trattamenti strumentali (per armonica, tromba con sordina, chitarra elettrica) che ne confermano il tono scherzoso (verrà pure ripresa nello stesso anno da Savina come tema principale del film con Franco e Ciccio Due rrringos nel Texas).
I due brani correggono le premesse contenute nel prologo che ingannevolmente proponeva scenari più allineati ai western italiani del periodo: Joe Ford compare con un poncho eastwoodiano e si accinge ad affrontare da solo in duello una banda di malfattori, mentre, intervallati a passaggi drammatici per chitarra elettrica ed organo, risuonano squilli di tromba deguellizzante (“Terra torbida”) che annunciano una cruenta resa dei conti. Eliminati gli avversari, guarda caso utilizzando dellʼesplosivo, lʼuomo si toglie il poncho, sotto il quale indossa un completo da perfetto dandy del West, ed entra in un saloon dove assiste alle performance di cui sopra.
Da qui in poi cambia la direzione del film, che si risolve in un compromesso tra azione e commedia. Lo stesso si verifica anche nel discorso musicale: ghignanti trombe con sordina, clavicembali impertinenti, spensierate armoniche al seguito delle smargiassate o delle imprese da seduttore del protagonista si alternano, spesso lungo la stessa traccia, a improvvise impennate dalla ritmica equina per scene dinamiche o di passaggio (vedi ad esempio “Libero e selvaggio”).
Girate con una certa maestria, le lunghe e frequenti sequenze di inseguimento o di agguato, tra sparatorie e scoppi di dinamite, acquistano profondità grazie a commenti quali “Praterie selvagge” e “Attesa e attacco”, caratterizzati da vigorose orchestrazioni di stampo hollywoodiano. Le numerose situazioni colte nei locali e negli ambienti aristocratici giustificano il ricorso a canzoni jazzeggianti (“A love song”, sempre con Lilian Terry alla voce), intermezzi in stile can-can (“Attesa”, ripresa anche tutte le volte in cui compaiono le ballerine, talvolta presenti pure nel girato in esterni), valzer viscontiani dal ragguardevole dispendio orchestrale (“Valer” e “Valzer n. 2”).
Di tuttʼaltra consistenza è invece lʼatmosfera creata da “Chitarre per Joe”: una chitarra elettrica dai riflessi ispanici, associata a qualche coloritura tastieristica, ci introduce in più occasioni nellʼhabitat messicano del bandito El Sol. Unʼaltra componente della partitura, riscontrabile, ad esempio, quando Joe rimane imprigionato nella miniera di zolfo o quando la stessa viene da lui fatta esplodere con conseguente devastazione dei villaggi limitrofi, è quella degli intrecci tensivi: gli strumenti più usati sono lʼorgano elettronico Thomas, il pianoforte, la chitarra e il basso elettrico, percussioni di varia foggia (“Situazione pericolosa”, “Misterioso solenne”, “Scontro”, “Duello sanguinario”).
Giunti al finale un poʼ folle, le trombe e i tamburi marziali di “Atmosfera eroica” intonano, ma senza prendersi troppo sul serio, il risolutivo ‘arrivano i nostriʼ.