Mad Macbeth
Susan DiBona & Salvatore Sangiovanni
Mad Macbeth (Mad Macbeth (Rimisherim) – 2017)
Kronos Records KRONCD091
38 brani – Durata: 73’00”
La coppia, nella vita e nel lavoro, Susan DiBona & Salvatore Sangiovanni, lei americana, lui italiano, hanno una storia compositiva proprio particolare ed entusiasmante al contempo: diverse estrazioni culturali e sonore ma amori musicali quasi identici che conducono il loro stile ad essere un multirazziale, variegato e intrinseco universo cine-musicale che lascia sbalorditi per originalità e richiami colti a mondi compositivi noti e giammai da loro plagiati, semplicemente omaggiati di quella devozione pura e naturale di chi sa veramente creare Musica con passione e ardimento.
Ne sono una dimostrazione palese ogni colonna sonora che curano, seppur il più delle volte con budget risicati, ma ingegnandosi, tirando fuori dal loro cilindro magico di note, temi azzeccati e score seducenti. Un caso di questi è proprio la OST scritta per la versione dark e distopica, alla Mad Max per capirci, del Macbeth shakespeariano uscita dalla mente cinefila e scult del nostro regista di genere horror, thriller, fantasy splatter e gore (Dark Waves, Bellerofonte, Nightmare Symphony, Xpiation) Domiziano Christopharo, che ha una vera e propria predilezione per partiture citazioniste di classiche score del leggendario periodo d’oro e d’argento italico e soprattutto d’oltreoceano, chiedendo espressamente ai suoi compositori di fiducia, buona parte orgogliosamente residenti nel nostro Bel Paese (gli ottimi Kristian Sensini, Alexander Cimini, Sandro Di Stefano, Marco Werba), di rifarsi ai suoi Miti compositivi; ogni volta trova artigiani, nel senso più nobile del termine, della Film Music che esaudiscono i suoi desideri musicali con arguzia, comunque mantenendo la loro cifra stilistica. Difatti DiBona e Sangiovanni che avevano composto la score per il 44enne regista, sceneggiatore e attore romano Christopharo del film thriller The Transparent Woman, simil soundtracks anni ’70 nostrane per il medesimo genere, si divertono un mondo, e si sente traccia dopo traccia, a costruire sonoramente ed eseguire personalmente una partitura multiforme, stravagante e prevalentemente elettronica in omaggio alle OST synth gobliniane, con echi elettronici distinti carpenteriani, in più qualche strizzatina d’occhio e d’orecchie al Brian Eno e i Toto del lynchiano Dune, innescando suoni di varia provenienza con strumenti reali e campionati nel fantasmagorico pot-pourrì che ne deriva, a tratti disturbante e aggressivo a tratti melodicamente disarmante e fuorviante. Qui e lì pagine che rammentano il Morricone sperimentatore avanguardista delle colonne sonore settantine sci-fi, horror e thriller (“Neve”). Eppure è tutta farina (folle) del sacco dei due compositori, mescolando intelligentemente vocalizzi femminei semiselvaggi, chitarre elettriche distorte e chitarre classiche dai ritmi ispanici, bassi furibondi, sintetismi noir e alieni, archi sparsi in pezzi anche di breve o brevissima durata ma pur sempre incisivi.
Da menzionare tracce rilevanti quali la vigorosa e spagnoleggiante “Guerrieri”, il rock bellicoso e tribale di “Christopharock”, il tango perturbante di “Danza del fuoco”, il vocalizzo sguaiato di “Pianificazione”, la melodia solista per chitarra spagnola lamentosa di “Sarabande”, l’elegia funerea di “Postatomic Postlude”, le ondivaghe percussioni con strumenti etnici tribali di “Lunghi coltelli nel verde” e il crescendo ‘bolero’ di archi, chitarre elettriche e percussioni del lungo brano “Stringa verde” (7’20”). Una score che si valuta appieno dopo diversi ascolti e che riserva ad ogni nuovo sentire sorprese celate di alto valore creativo: una coppia compositiva da tenere in grande considerazione!