Celebrating John Williams
John Williams
Celebrating John Williams (2019)
Gustavo Dudamel – Los Angeles Philharmonic
Deutsche Grammophon 483 6647
CD 1: 9 brani – Durata: 49’11”
CD 2: 10 brani – Durata: 46’18”
Le celebrazioni di un Artista sono sempre imprese non facili e il più delle volte alquanto discutibili se si intravedono dietro queste solo meri interessi commerciali sterili. Allorquando si parla di celebrazioni di veri Geni di una delle più preziose e ammirate, secoli dopo secoli, tra le Arti conosciute, ovvero la Musica, l’impresa diviene ancor più complicata da realizzare. Ulteriormente se si parla di un Nome dell’Ottava Arte come il Maestro John Williams, tra i più noti internazionalmente nella Musica per Immagini, e non solo aggiungerei – lo dimostrano le sue innumerevoli opere extracinematografiche, di musica colta o assoluta come suole chiamarla un altro Genio della Film Music come Ennio Morricone – allora l’impresa è di quelle mastodontiche e solo all’apparenza risolvibili con una ipotetica frase del genere: “Ha scritto incalcolabili capolavori cine-musicali. Basta selezionare i più famosi et voilà!”.
In parte è vero, Williams ha composto una miriade di temi entrati di diritto nella Storia del Cinema e si gioca facile col mettere in piedi una compilazione pura e semplice di suoi leitmotiv stranoti e osannati ogni dove, sia pescando dalle incisioni originali delle colonne sonore omonime sia facendole rieseguire da rinomate orchestre dirette da altrettanti rinomati Direttori. Quindi, tutto risolto? Non è così in verità, perché le composizioni williamsiane sono tra le più complicate e articolate da eseguire dal vivo e riregistrare su album, se a dirigerle e registrarle non vi è proprio lui, il suo Creatore: Maestro Williams. Le sue composizioni sono, come abbiamo affermato più e più volte nelle nostre recensioni e articoli a lui dedicati, reali Architetture sinfoniche di proporzioni autoriali e realizzative che sfiorano il Divino, qualsiasi essa sia la commissione e il genere di film per cui nascono; in cui l’Arte del Contrappunto diviene Arte Assoluta e unica per stile e tipologia di approccio, non studio accademico o gavetta fine a se stessa, ma una Entità che brilla nel DNA di pochi veri Geni della Musica; checché ne dicano quei detrattori o invidiosi che oggi ritengono le sue musiche demodé, giudicando più efficaci i commenti filmici di pseudo compositori che sono schietto tappeto sonoro, meglio mero sound design, intercambiabile da una pellicola o serie all’altra o che sono convinti che con quattro notine di pianoforte si è scritto un tema. Per fortuna c’è, e sono la stragrande maggioranza che ha Orecchie per Sentire la Musica e non quei 4 suoni appiccicati con la colla vinilica, chi ancora capisce che Compositori come John Williams attualmente non ve ne sono più e che bisogna salvaguardare la loro/sua Opera e farla conoscere non soltanto ai cultori della materia cine-musicale, bensì e soprattutto ai neofiti e a colori i quali stanno scoprendo soltanto adesso il grandissimo valore della Musica per Immagini e dei suoi veri Artefici e Benefattori, come lo sono per l’appunto Williams e Morricone sopra tutti. E quindi, ben giungano CD come questo che stiamo recensendo, dopo molteplici e molteplici album celebranti il Genio williamsiano, tra cui, enormemente degni di nota, le raccolte di reincisioni ad opera della Decca Records con il CD “John Williams – A Life in Music” eseguite dalla celeberrima London Symphony Orchestra diretta diligentemente da Gavin Greenaway, e il CD meraviglioso della BSO Classics “Lights, Camera… Music! Six Decades of John Williams” con la gloriosa Boston Pops Orchestra diretta magistralmente da Keith Lockhart con alcune chicche straordinarie al suo interno (due orchestre dirette da Williams in svariate occasioni e usate per le sue colonne sonore), nonché last but not least il CD dalla sorprendente e bellissima performance pianistica del maestro Simone Pedroni, su suoi arrangiamenti, della Varèse Sarabande “John Williams: Themes and Transcriptions for Piano”. “Celebrating John Williams”, stampato dalla storica e popolare etichetta classica Deutsche Grammophon, è un album di rilevante interesse, anche se presenta temi ultra abusati in un’infinità di raccolte. Forse per questo, ad un ascolto disattento e su un impianto audio non come si deve, il collezionista più incallito delle opere williamsiane, come il sottoscritto, storce il naso e non aguzza bene, anzi benissimo, stupidamente a dire il vero e per partito preso, le orecchie. Difatti sono due CD da ascoltare e riascoltare per coglierne tutte le compiute e intrinseche sfumature, posto che la compilazione vede partiture quali le acclamate Incontri ravvicinati del terzo tipo, E.T., Guerre stellari, Jurassic Park, I predatori dell’arca perduta, Hook – Capitan Uncino, Schindler’s List, Lo squalo, Superman, Harry Potter e la pietra filosofale ed Harry Potter e la camera dei segreti accanto a meno impiegate solitamente quali Memorie di un geisha, Indiana Jones e l’ultima crociata e Star Wars: Il risveglio della forza, oltre al più familiare ed eseguito tra i temi dei temi olimpici scritti da Williams nella sua carriera, ossia quello per le competizioni atletiche estive di Los Angeles del 1984, “Olympic Fanfare and Theme”. Sul podio della prestigiosa Los Angeles Philharmonic – diretta agli Hollywood Bowl per la prima volta da Williams nel 1978 essendo divenuto un compositore di successo agli Oscar per Star Wars – il famosissimo Gustavo Dudamel, attuale direttore artistico e musicale in sede della medesima orchestra. Il direttore d’orchestra venezuelano è un profondo conoscitore e ammiratore dell’opera williamsiana e lo stesso compositore newyorkese, sodale di Steven Spielberg e George Lucas, lo stima parecchio, invero gli ha fatto dirigere alcune porzioni della score de Il risveglio della forza durante le sessioni di registrazione della colonna sonora: e proprio nel brano 9 del secondo CD, “Adagio from Star Wars: The Force Awakens”, risiede una delle più affascinanti peculiarità d’acquisto di questo doppio album, che diventa a tutti gli effetti un’incisione di riferimento per williamsiani e non. Perché il tema composto per il film si trasfigura in una composizione dai tratti mahleriani, intrisa di una malinconia raggelante il cuore dopo ogni ripetuto ascolto. Bellissimo!
Ad ogni modo tutta l’operazione condotta da Dudamel è un florilegio di performance strepitose che tirano fuori colori e timbri differenti dalle, perfino consumate, venerande esecuzioni originali o riesecuzioni del suo creatore o di altri Direttori blasonati. Ad esempio l’“Imperial March” o tema di Darth Vader da L’impero colpisce ancora, “Out to Sea and The Shark Cage Fugue” da Jaws, per non parlare dello “Scherzo for Motorcycle and Orchestra” da Indiana Jones e l’ultima crociata, nonché la nuova versione del Tema di Marion dal primo Indiana Jones, già presente nel succitato album di Keith Lockhart, e qui ancora più liricamente intima e seducente. Ebbene sì, citando alla lettera il collega e amico Maurizio Caschetto uno dei maggiori conoscitori italiani dell’Opera williamsiana (https://thelegacyofjohnwilliams.com/), col quale alcuni giorni addietro ho imbastito una discussione riguardante proprio questo album, visto che ad un primo ascolto non mi aveva convinto pienamente, lui mi risponde così, aprendomi gli occhi seriamente su una registrazione che ha dell’incredibile: “Qui però non è tanto questione di fare una compilation per appassionati o per neofiti, quanto più dare dignità e spessore a pezzi del repertorio cinematografico con la stessa riverenza con cui si eseguirebbe Brahms o Shostakovich. E in questo, secondo me, Dudamel è imbattibile riguardo John Williams con una tale orchestra a disposizione!”. Che dire di più? A voi il compito di comprare questo favoloso doppio CD e dirci la vostra a proposito di quanto da noi affermato in queste righe.