La mariée était en noir

cover the bride wore blackBernard Herrmann
La sposa in nero (La mariée était en noir, 1968)
Quartet Records QR355
47 brani – Durata: 56’54”



In un monografico scritto da Roberto Pugliese, uno dei massimi esperti del compositore Bernard Herrmann, da noi pubblicato nella storica rivista cartacea bimestrale, precisamente nell’ultimo numero di Gennaio/Febbraio del 2006 (scaricabile gratuitamente qui: http://www.colonnesonore.net/images/stories/pdf/cs16web.pdf), dal titolo, per l’appunto, “Bernard Herrmann 30 anni dopo”, il nostro redattore descriveva così la partitura de La sposa in nero di François Truffaut (in originale francese La mariée était en noir e in inglese The Bride Wore Black): “In La sposa in nero siamo dinanzi ad una delle più straordinarie e complesse adozioni della forma della variazione applicata ad uno score cinematografico; in particolare, la partitura, caratterizzata da una subdola, ingannevole “leggerezza” strumentale, da reiterate e penetranti dissoluzioni tonali e da momenti di folgorante icasticità (lo staccato dei legni e le sapienti pause sull’accordo del vibrafono che commentano il primo pedinamento del figlioletto di una delle vittime da parte di Jeanne Moreau), ruota intorno a continue parafrasi e distorsioni della abusatissima Marcia Nuziale tratta dalle musiche di scena di Mendelssohn per il Sogno di una notte di mezza estate shakespeariano. Una procedura che ha la propria apoteosi in due momenti topici: il flashback dell’incidente che aveva causato la morte del marito della protagonista sul sagrato della chiesa dove si erano appena sposati, girato con dialogo muto ma presenza della colonna-rumore (si direbbe alla De Palma...) e con una onirica, inquietante e minacciosa ripresa della marcia sino alla sua rabbiosa e iterata riaffermazione dopo lo sparo del fucile; e nell’ultima inquadratura, allorché la marcia esplode beffarda e vendicatrice sull’esecuzione, fuori campo, dell’ultimo colpevole che si illudeva di essere al sicuro in una cella…”.

E dopo questa perfetta, dettagliata e autorevole descrizione della OST in esame potrei chiudere la mia recensione visto che non ci sarebbe nulla di più da aggiungere per capire che livello di composizione ci troviamo davanti ma sarebbe sminuire la potenza, l’importanza e la qualità di questo CD che finalmente porta alla luce l’edizione integrale di questa score in una nuova registrazione digitale stupefacente per altissima presa sonora, esecuzione smagliante e direzione orchestrale accuratissima. Grazie, e un plauso da standing ovation è dovuto, all’etichetta spagnola di colonne sonore Quartet Records che sempre più spesso, da alcuni anni a questa parte, ci regala ristampe con eccellente audio rimasterizzato, prime edizioni integrali ed esaustive e incisioni nuove di zecca, abbiamo tra le mani, con le orecchie ben protese a non perdere ogni singola nota, la soundtrack di questo capolavoro cine-musicale del sodalizio, seppur breve ma intenso, tra il fautore delle atmosfere sonore sensazionali e calzanti del ‘Mago del Brivido’ Alfred Hitchcock, ossia il compositore americano Bernard Herrmann, nato Max Herman (New York, 29 giugno 1911 – North Hollywood, 24 dicembre 1975), per il quale scrisse otto score (l’ultima, Il sipario strappato del 1966, che troncò il loro legame artistico fu rifiutata dal regista inglese per un’anonima partitura di John Addison), e il regista francese della Nouvelle Vague François Roland Truffaut (Parigi, 6 febbraio 1932 – Neuilly-sur-Seine, 21 ottobre 1984), nonché sceneggiatore, produttore cinematografico, attore e critico cinematografico. Quest’ultimo non soltanto venerava il Maestro inglese della Suspense – ed il suo libro capolavoro assoluto, pubblicato nel 1966 e inerente alle conversazioni intrattenute dal regista francese col regista britannico sulla sua filmografia nel corso di una settimana nell’Agosto del 1962, “Il Cinema secondo Hitchcock” ne è una palese e quanto mai appassionata dichiarazione d’intenti – eppure adorava la sua controparte musicale, il Maestro Herrmann che volle dopo la separazione artistica dal suo mentore e ispiratore, autore di capisaldi della Settima Arte quali Psyco e La donna che visse due volte, per commentare soltanto due suoi film, l’opera d’arte Fahrenheit 451 (1966) e La sposa in nero (1967). Di cui, ribadisco, finalmente possiamo ascoltarne la colonna sonora completa nella performance strabiliante della The Basque National Orchestra sotto la direzione del compositore Fernando Velàzquez, noto per le sue score, dalle assonanze herrmanniane assai evidenti in talune occasioni, per thriller-horror ispanici e d’oltreoceano quali The Orphanage, La madre e Crimson Peak. La trama di questo gioiello di Truffaut è stata fonte d’ispirazione per il celebre pulp parossistico tarantiniano Kill Bill, nel quale il regista statunitense di Pulp Fiction e The Hateful Eight usò, manco a farlo apposta, un tema, divenuto iconico proprio grazie a lui, di Bernard Herrmann per il film thriller I nervi a pezzi (Twisted Nerve), regia di Roy Boulting (1968), per commentare l’arrivo in ospedale dell’attrice bionda Daryl Hannah ovvero la killer Elle Driver/Serpente montano della California. La pellicola noir con protagonista l’indiscussa e stupenda da togliere il fiato, pur nella sua algida freddezza assassina, Jeanne Moreau, possiede una partitura di lancinante bellezza ‘gelida’ con l’onnipresente e trasfigurata, in alcuni passaggi all’interno delle tracce per buona parte di breve durata, “Wedding March” di Felix Mendelssohn, come accennato sopra dal critico Pugliese, che già dal primo brano, “Main Title” fa capolino nella OST in modo aggredente e pomposo, con una nuance orrorifica inusuale (vedi “The Wedding”).
“Leaving Home” contiene un motivo iniziale ascendente tipicamente herrmanniano, che poi viene interrotto da un motivo discendente per fiati e arpa che chiude con un pizzicato severo. “The Reception” presenta un valzer molto vicino tematicamente al Marnie hitchcockiano che non poche assonanze ha con il film in oggetto e ovviamente la sua trama thriller tutta al femminile. Gli uomini (Bliss, Coral, Morane, Delvaux e Fergus) che incontra di volta in volta la nostra Sposa assassina (Moreau) sono accompagnati da leitmotiv o incisi di disarmante trasparenza fredda (il tema gaelico pastorale di “Coral”, “Tidyng Up” e “Arak”, l’amorevole e struggente “Fergus’ Studio”, il circolare e letale “Macabre Waltz”) o di agghiacciante brutalità eclissata (la ‘gravitas’ wagneriana di “The Agony” e “Delvaux’s Supper”, il catastrofismo del ‘tutti’ orchestrale del succitato “The Wedding”, gli ottoni dirompenti e gli archi acquietanti di “Switching Rings”, sempre gli ottoni bellicosi e gli archi serpeggianti di “Delvaux’s Arrest” e l’orchestra di ottoni deflagranti e archi pizzicati dapprima in levare e poi in diminuire di “Fergus’ Corpse”).
Tutta la score nei suoi 42 pezzi + 5 tracce bonus di versioni alternative e un pezzo vivaldiano (un concerto per mandolino) è un florilegio sonoro dai tratti al contempo benevoli e tetri come si addice ad un noir femminile di cotanto respiro registico e attoriale nonché compositivo per merito di un ispiratissimo Herrmann che attraverso le sue note corpose e allusive ne delinea ancor di più le trame di vendetta e rivincita della protagonista Julie alias l’insaziabile omicida Sposa in Nero. E la direzione di Velàzquez e l’esecuzione dell’orchestra nazionale Basca aggiungono un valore superlativo a questa prima incisione assoluta e definitiva dopo solo fugaci apparizioni di estratti in CD quali, tra gli altri, “Bernard Herrmann Film Scores – Elmer Bernstein Conducts The Royal Philharmonic Orchestra” (BMG/Milan, 1983) con una vigorosa suite da 11 minuti arrangiata da Christopher Palmer e nella summenzionata score di Twisted Nerve con 4 brani in coda all’album pubblicato da Kritzerland nel 2009.
Concludo con una citazione presa di peso dal dizionario ragionato dei compositori cinematografici del compianto Ermanno Comuzio sul compositore di questa perla compositiva: “Herrmann, un anticonformista a Hollywood, è sempre stato contro ogni schema e ha sempre subordinato ogni cosa alle esigenze del discorso filmico (un suo pensiero: “Non esistono nuovi sound, esistono soltanto idee nuove”). Più che un musicista cinematografico, va definito un musicista che ha scritto per il Cinema.”  

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