Woman in Gold

Hans Zimmer & Martin Phipps
Woman in Gold (Id. - 2017)
Sony Classical, 8718469539871
18 brani – durata: 40’53’’

Che Hans Zimmer sia uno sperimentalista non vi è alcun dubbio. Nella sua lunga carriera di compositore di colonne sonore ha ideato e elaborato una grande varietà di linguaggi e modalità espressive. Dalle vette dei roboanti effetti musicali di Pirati dei Caraibi alla profonda complessità tenebrosa de Il cavaliere oscuro, dalle melodie de L’ultimo samurai ai movimenti sincopatici di The Amazing Spider-man 2, il compositore tedesco dimostra una versatilità difficile da riassumere e sintetizzare. Non è un caso che la scuola di Zimmer abbia fatto proseliti e non è ormai difficile individuare le tendenze e gli stilemi del compositore.

Eppure proprio per il suo multiforme ingegno egli riesce ad apportare sempre qualcosa di nuovo ai lavori che, di volta in volta, realizza avvalendosi anche della collaborazione con altri artisti. Proprio in questa direzione va la partitura di Woman in Gold dove Zimmer è accompagnato dal compositore britannico Martin Phipps. Proprio la componente inglese sembra essere l’elemento in più di questo lavoro che sembra uscire fuori dai canoni zimmeriani. Abituati alle mirabolanti e ritmate musiche del compositore tedesco, ascoltare questa sua fatica del 2017 spiazza. Proprio l'accostamento con il compositore inglese potrebbe aver indirizzato Zimmer verso sonorità più europee o comunque lontane dal frastuono hollywoodiano.
Fin da “Hotel jazz” riusciamo a cogliere l’esatta direzione intrapresa. Si tratta di una musica basata sull’attesa e su un impianto orchestrale minimo. Le atmosfere cupe sembrano dipingere l’intera partitura. In “Restless” quest’atmosfera trova il suo perfetto compimento e le tinte fosche si addensano oltremodo in “The Belvedere”. In tutta la score possiamo assistere a un crescendo tipicamente zimmeriano di toni che si avvita attorno l’uso del piano e di un ritmo cadenzato che crea una spasmodica attesa. In “Fleeing Vienna” troviamo la classica gravitas zimmeriana con l’uso di bassi che ricordano da vicino The Dark Knight Rises e che proseguono in “Flight 12 to Cologne”. Questi due brani mettono in evidenza la tipicità zimmeriana e, nel binomio con Martin Phipps, sembrano essere le pagine uscite direttamente dalla penna del compositore tedesco.
Una lieve incursione nel mondo dell’elettronica è constatabile in “First hurdle down” dove il ritmo sembra spezzarsi in una pausa di largo respiro che deve attendere “Final testimony” per ricomporsi in quello stile british caratterizzato da un uso del piano alternato a quello di effetti elettronici e la minimalista introduzione di archi. I brani finali riprendono le fila di un discorso musicale che appare nella sua interezza compiuto e aderente alla pellicola per il quale è stato progettato. L’uso di archi in “The language of our future” spezza quel monotono andamento in crescendo che sembra essere la parabola della partitura e crea un cantilenante andamento il quale conferisce a questo penultimo pezzo una grande malinconia che prosegue in maniera diversa (questa volta con il piano) nell’ultimo brano “I lived here”.
Probabilmente la partitura di Woman in Gold non passerà alla storia delle colonne sonore, ma per la carriera di Zimmer potrebbe essere un nuovo tassello, un minino ritorno all’ordine che qui viene alimentato dalla presenza di Martin Phipps il quale inserisce una vena europea che crea una valida alternativa al roboante mondo di Hollywood.

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