Pirates of the Caribbean – Dead Men Tell No Tales

cover pirates of the carribbean 5Geoff Zanelli
Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar (Pirates of the Caribbean – Dead Men Tell No Tales, 2017)
Walt Disney Records
17 brani – durata: 72’12’’

Uno dei cavalli di battaglia della lunga carriera di Hans Zimmer è stata certamente la partitura composta per la serie dei Pirati dei Caraibi. Sebbene il primo lavoro portasse la firma di Klaus Badelt, la paternità della partitura è stata sempre rivendicata dal compositore di origine tedesca che di Badelt è stato proprio maestro.
Fin dal primo film, la direzione presa dal compositore è stata chiara: redigere una partitura che facesse battere il piede a terra agli ascoltatori, incantati dal ritmo incalzante delle sue note.

Certamente l’obiettivo è stato raggiunto pienamente visto che il famoso tema di Jack Sparrow è stato più e più volte riutilizzato in un’infinità di altri contesti. Proprio questo leitmotiv è diventato iconico di Hans Zimmer che, però, quasi a sorpresa, ha lasciato il timone dell’ultimo lungometraggio dedicato ai pirati a un suo allievo: Geoff Zanelli. Come in tutti i rapporti di discepolato, l’allievo si allinea al lavoro del maestro, anzi, potremmo dire che prosegue sulle medesime orme, eppure Zanelli riesce anche ad apportare qualcosa di nuovo a una musica che sembrava aver già detto tutto ed esser ormai scaduta nel più cupo manierismo.
Zanelli, fin dal primo brano, “Dead men tell no tales” dichiara la sua filiazione, mettendo in opera un’orchestrazione chiaramente zimmeriana cosa che perdura anche in “Salazar” dove, pur tuttavia, il compositore riesce a inserire anche qualcosa di personale. Un’atmosfera musicale cupa che si dipana in un crescendo. Zanelli, sebbene i risultati della prima parte dello score siano poco incisivi, riesce a infondere una sua anima in un lavoro appartenuto al maestro. Ecco, dunque, che in “The devil’s triangle” inserisce il coro infondendo grandezza alla sua creatura. Proprio la grandiosità sembra essere il leitmotiv della partitura; soprattutto nella seconda metà dell’album. Basti ascoltare “The dying gull” per confermare quanto detto. La grandiosità conferita qui alla musica passa attraverso l’uso massiccio del coro sul quale si innestano gli archi imponenti tipici del modus operandi zimmeriano. L’elemento coristico torna in “El matador del mare”, divenendo dunque elemento musicale contraddistinto del personaggio di Salazar.
Il compositore, dunque, conferisce alla musica una sua impronta e, considerata l’altissima diffusione e manipolazione del tema dei pirati, sarebbe sembrata un’operazione impossibile, eppure riesce a donare un apporto tutto personale alla OST. Davvero interessante è, in “Kill the sparrow”, la componente tenebrosa che si dirada gradatamente lasciando libero respiro al classico tema. Dunque, potremmo dire che la novità di Zanelli sta più che altro nella struttura musicale piuttosto che nell’orchestrazione imponente e a tratti fracassona che rimane rigorosamente debitoria nei confronti di Zimmer. Il sottobosco della colonna sonora è, indubbiamente, zimmeriano, ma traluce anche di luce propria. Pensiamo a “The brightest star in the North” dove il coro e la muscolarità tipica degli allievi di Zimmer (pensiamo a Ramin Djawadi solo per fare un esempio) si amalgamano con una componente tonale più lieve creando un tessuto unico.
È nei brani finali, tuttavia, che Zanelli da il meglio di sé. In “Treasure” e “My name is Barbossa” troviamo le migliori pagine scritte per questo film. Vi sono presenti i classici temi ma qui presentati e strutturati in una chiave più magniloquente e grandiosa creando, in tal modo, un ottimo connubio tra vecchio e nuovo.
Se era impensabile scrivere una score de I pirati dei Caraibi senza il tema di Zimmer, era altrettanto difficile distinguersi in quest’impresa rischiando di cadere nel più tipico manierismo. In questo Zanelli è stato bravo. È riuscito a unire il passato e il nuovo e a strutturarlo in una nuova maniera che, a tratti, sembra superare anche quella del Maestro tedesco.

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