Commando di spie
Nico Fidenco
Commando di spie (1970)
GDM Music CD 4305
24 brani – durata: 50’27’’
«Tutto è impreciso, approssimativo, incoerente. Non si sa mai se la storia si svolge in Italia, in Spagna, in Germania, in Inghilterra o in Francia. É veramente un guazzabuglio inqualificabile [...]». Così la critica del tempo su Commando di spie (Consigna: matar al comandante en jefe) di José Luis Merino. La stroncatura in piena regola di questo film bellico di produzione italo-spagnola, in cui si innestano facilmente una digressione sentimentale ed un robusto impianto spionistico, potrebbe forse non riguardare le musiche di Nico Fidenco, qui impegnato, insieme a Giacomo Dell’Orso nel ruolo di direttore d’orchestra, nel suo unico lavoro per il cinema dell’anno solare 1970.
Pur non potendo contare su un organico particolarmente esteso (a cui sia aggiunge comunque il coro I Cantori Moderni di Alessandro Alessandroni), il compositore é infatti riuscito a trovare un punto d’equilibrio tra le esigenze contrastanti suggerite dalla trama.
Durante la Seconda guerra mondiale, alcuni agenti britannici vengono incaricati di rapire Erwin Rommel. Il fallimento dell’operazione ispira una contromossa presso il comando tedesco: far credere che la cattura sia andata a buon fine ed infiltrare un sosia del feldmaresciallo tra gli alleati con l’intento di uccidere Dwight Eisenhower. Ma il sosia è in realtà in missione per conto dei servizi segreti americani e riuscirà a mandare a monte i piani nazisti.
Il CD della colonna sonora, edito da GDM Music nel 2013 dopo il recupero dei nastri originali, ha una scaletta doppia rispetto a quella di un vecchio vinile di sonorizzazione della CAM contenente dodici tracce. Gli inediti sono perlopiù versioni alternative dei vari temi, tranne “Commando di spie (gavotta)”, un interludio di impronta classica per archi e flauto.
In mancanza di un vero e proprio tema principale, è sorprendente che, pur nell’ambito di un film di guerra, il brano di maggior personalità sia di carattere romantico. Il titolo, “Annabella”, è un tributo al fascino dell’attrice Annabella Incontrera che interpreta una partigiana antinazista invaghitasi del capo della spedizione nemica. Ritmo lento, melodia idilliaca per chitarra classica e spinetta, successivo ampliamento orchestrale, esso viene spesso riproposto, anche in sembianze ancora più languide (“Quanti ricordi”), e permea con la sua brezza gentile le sequenze che vedono coinvolte la coppia.
Se si guarda al versante dell’azione, si scorgono quattro episodi. “Fuggi, uomo”, con vocalizzi scat e ritmiche afro-cubane, descrive un inseguimento tra mezzi militari. Il lento ma inesorabile “I carri armati”, con tamburi marziali e fiati minacciosi, occupa una scena di battaglia. L’ossessivo “Nelle fogne” è costruito attorno a tre note di piano e controcanti di piatti, archi e fiati dai registri gravi. Ancora un pianoforte, stavolta quasi onomatopeico, con puntualizzazioni di archi e fiati, dà vita al frenetico “La fretta”. L’orchestrale “Commando di spie” è infine un brano di movimento che porta in primo piano i timpani e le percussioni etniche.
Gli inevitabili momenti di sospensione e i passaggi allucinati in cui i soldati tedeschi prescelti per l’incursione, alfine di sembrare veramente americani, vengono sottoposti a pesanti trattamenti psicologici ed estetici, sono commentati da Fidenco con qualche slancio sperimentale: l’angoscioso “Non ricordo” per archi e coro vocalizzato; il lamentoso “Il rimpianto di Richard” per violini e spinetta; l’agitato “Rivelazione” per archi e piatti; il contemplativo “Transfert” per archi, fiati e voci trattate elettronicamente.