Sketches to Sunset and Russian Seasons
Leonid Desyatnikov
Sketches to Sunset (Musica per il film Sakat di Alexander Zeldovich)
Russian Seasons
Roman Mints, violino
Aleksej Goribol, piano
Yana Ivanilova, soprano
Brno Philharmonic Orchestra
Lthuanian Chamber Orchestra
Direttore: Philipp Chizhevsky
CD Quarz Music qtz 2122
21 brani – durata: 58’50’’

Un sottile ‘fil rouge’ lega lo scrittore Vladimir Sorokin (1955), il regista Alexander Zeldovich (1958) e il compositore Leonid Desyatnikov (1955), artisti di grande rilievo nella Russia contemporanea.
Accolta con eclatanti e contrastanti reazioni nel 2005, l’opera ‘The Children of Rosenthal’, commissionata dal Teatro Bolshoi su libretto di Sorokin e musiche di Leonid Desyatnikov, narra la surreale storia di cloni di alcuni grandi compositori (Wagner, Verdi, Mozart, Mussorgski e Tchaikowsky) creati dallo scienziato Alex Rosenthal, emigrato dalla Germania in Russia per sfuggire le persecuzioni naziste.
Troviamo poi i tre artisti in un comune impegno nello splendido film Mishen (The Target, 2010) di cui ci siamo occupati in occasione della Berlinale 2011. Nella sua magnifica sceneggiatura – per fortuna assai lontana dalla volgare crudezza rasentante l’osceno trasmessa dal libro ‘La giornata di un Opricnic’ di Sorokin cui è ispirata – è accompagnato da una trama sonora firmata da Desyatnikov caratterizzata da accattivante smalto timbrico ed eleganza ritmica, in suggestiva aderenza e ammirevole equilibrio con le immagini.
L’attività cinematografica del compositore russo lo ha visto impegnato finora in tredici collaborazioni con eminenti registi come Sergeij Bodrov (Il prigioniero del Caucaso, 1996), Sergeij Livnev, Pavel Lunguin, Alexander Mittà, Valery Todorowkiy e Alekej Uchitel. Le sue musiche composte per il film Moskva (Studio Telekino, 2000), realizzato da Alexander Zeldovich, hanno ottenuto nel 2002 il Grand Prix all’International Film Music Festival di Bonn. Il Leit-Motiv della colonna sonora è disponibile in una registrazione discografica realizzata dal Label Quarz Music intitolato ‘The Leaden Echo’ con Roman Mints, violino solista, e ensemble di archi (CD QTZ 2087).
La stessa casa discografica propone ora un ulteriore omaggio all’arte del compositore russo con un CD comprendente le sue partiture ‘Sketches to Sunset’ e ‘Russian Seasons’.
Fra i compositori contemporanei maggiormente eseguiti a livello internazionale, Desyatnikov è un rappresentante dell’attuale Russia e di una generazione di circa venti anni più giovane di quella dell’avanguardia musicale sovietica rappresentata da Denisov (1929 – 1996), Gubaidulina (1931) o Schnittke (1934 – 1998) da cui si distacca soprattutto e inevitabilmente dal punto di vista ideologico più che dal punto di vista estetico.
Il suo linguaggio meno radicale e referenziale non trasmette la dissidenza e sofferenza personale che caratterizza quello dei suoi più anziani colleghi - e neppure il lacerante dissidio interiore di un Dmitrij Shostakovich - le cui prime esecuzioni manifestavano un’ idea di aperta resistenza alle dittatoriali imposizioni dell’estetica real-socialista.
Le vicende della storia hanno cambiato il destino della Russia che ha dovuto attraversare profondi e sconvolgenti cambiamenti.
Il suo linguaggio tende a muoversi nell’ambito della consonanza in una moderna espressività di facile accesso e grande impatto sul grande pubblico che non di rado presenta rimandi allo Schnittke cinematografico e allo Shostakovich più ‘tranquillo’ delle ‘Jazz Suites’.
Formidabile risulta comunque la sua capacità di associare stili e atmosfere estreme come costruzioni complesse e dissonanti con il languore di un tango, lo slancio appassionato di una polka o frenetici ritmi jazzistici.
Egli ama definire la sua musica come “emancipazione della consonanza e trasformazione del banale”. Aggiunge anche l’idea di “minimalismo dal volto umano”. Noi onestamente lasceremo assai volentieri il termine ‘minimalismo’ alla spazzatura statunitense dei Glass, Riley e Adams rispetto alla quale il raffinatissimo linguaggio espressivo di Leonid Desyatnikov naviga su ben altro pianeta.
‘Sketches to Sunset’ rappresenta sicuramente una delle migliori testimonianze del suo talento artistico. Scritto su commissione di Gidon Kremer e la sua orchestra Kremerata Baltica, il lavoro è realizzato in forma di suite in nove movimenti derivati da temi della colonna sonora composta per Zakat (Tramonto, Mosfilm 1990), secondo film di Alexander Zeldovich e basato sull’omonimo romanzo dello scrittore russo di origini ebraiche Isaak Babel (1894 – 1940). I singoli movimenti fanno riferimento nei loro titoli a personaggi o scene del film. Con grande abilità Desyatnikov rielabora e riassembla il materiale musicale riuscendo a proiettare ciascun movimento nell’unità di un percorso interiore e nella dimensione architettonica di un mosaico sonoro altamente suggestivo e coinvolgente che ne rende l’ascolto appassionante anche al di fuori delle immagini.
Nel 1998 il violinista Gidon Kremer aveva registrato nel suo CD Teldec-Warner Classic intitolato ‘Le Cinema’ due brani della Suite, “Tango” e “Absalons Death”, in versione per violino e pianoforte.
Il merito della casa Quarz, del violinista Roman Mints, del pianista Aleksej Goribol e del Maestro Philip Chizevsky alla guida della Brno Philharmonic Orchestra è quello di proporre ora al pubblico la Suite nella sua versione integrale.
Nell’atmosfera tragica e surreale del film di Zeldovich, la musica di Desyatnikov crea un impatto sonoro di grande suggestione, con un linguaggio asciutto, immediato e fortemente atmosferico nel suo superlativo intessersi nelle immagini del mondo crudele e violento in cui si consuma il dramma di una famiglia ebrea dilaniata da laceranti contrasti nella splendida Odessa pre-rivoluzione degli anni dieci e nel suo evocare i fantasmi di dirompenti riferimenti biblici.
Grande ammiratore di Astor Piazzolla e del suo tango, Desyatnikov ha realizzato fra l’altro una raffinatissima orchestrazione del “Gran Tango” e di “Maria de Buenos Aires” divenuti importanti cavalli di battaglia nelle sale da concerto di tutti i continenti del violinista Gidon Kremer e della sua orchestra Kremerata Baltica che ne hanno anche firmato registrazioni discografiche di grande successo per la Teldec-Warner Classic e Nonesuch.
La scrittura è concepita in chiaro taglio sinfonico con orchestra, violino e pianoforte solisti. Il tango rappresenta l’elemento musicale di riferimento e momento culminante nel suo brano 7 (“Tango e-moll”). I nove brani musicalmente interconnessi in modo magistrale in una dimensione architettonica unitaria iniziano con “Absalon Death” (brano 1 e 4) percorso dal penetrante languore espressivo e sensuale lirismo della voce del violino solo in dialogo con gli archi con evidenti rimandi klezmeriani che mai il compositore lascia scadere in esornativo sentimentalismo. Sconcertante e geniale allo stesso tempo il cambio di atmosfera con “Death in Venice” (brano 2) dove il tema manipolato dell’”Adagietto” della Quinta Sinfonia di Gustav Mahler introduce con il trombone solo un movimento carico di sarcasmo che si sviluppa su sottili e eleganti lineamenti di tango.
Negli accenti danzanti e fortemente atmosferici che percorrono “Juish Lambada” (brano 3) - condotti in coinvolgente dialogo fra pianoforte, violino e trombone - con esiti felicissimi, Desyatnikov inserisce il flexatone (strumento a percussione spesso usato anche da Schnittke e Shostakovich) che conferisce unitarietà al discorso musicale e allo stesso tempo ne accentua il carattere esotico e lo sfolgorante smalto timbrico. Spumeggiante vitalità ritmica e incisiva carica ironica percorrono “Take five and Seven” (brano 6) dominato dai travolgenti virtuosismi di fiati e percussioni che si tuffano nei vortici di una frenetica polka. Nel “Tango e-moll” (brano 7) Il Tango fa il suo ritorno con imponente e avvincente eleganza in una flessuosa volta espressiva dalla sgargiante strumentazione condotta inizialmente dall’intera orchestra e successivamente da piano, tuba, clarinetto e violino. I brani 8 (“Evening”) e 9 (“Love”) presentano un carattere sognante e contemplativo.
Assolutamente impagabile la morbidezza e la profondità di suono degli archi della magnifica Brno Philharmonic Orchestra nell’ultimo movimento “Love” (brano 9) avvolto in assorto lirismo e raccolta interiorità che con i suoi eleganti e sommessi rintocchi di glockenspiel richiama il mondo sonoro di Arvo Paert (1935).
Il CD della Quartz contiene anche la registrazione di “Russian Seasons”, altra importante partitura di Leonyd Desiatnikov composta su commissione del violinista Gidon Kremer dove il compositore evidenzia la sua capacità di associare differenti e ingegnose soluzioni e esperienze musicali. Ciascuno dei dodici canti che compongono la partitura è ispirato a arie popolari russe che le conferiscono un taglio stravinskiano.
Con accenti anche spigolosi, il lavoro alterna movimenti cantati a brani prettamente strumentali tutti legati all’esistenziale incedere delle stagioni ed è inteso come una metafora dedicata alla Russia in un'alternanza di pessimismo e speranza.
Assolutamente superlativa la prestazione del violinista russo Roman Mints che affronta le due suggestive partiture con grande impegno intellettuale, profondità di accenti e prodigiosa tecnica esecutiva.
Lo coadiuvano in modo magistrale il pianista Aleksej Goribol, il soprano Yna Ivanilova e il Maestro Philipp Chizhevsky alla guida della Brno Philharmonic Orchestra e della Lithuanian Chamber Orchestra.
Ottimo infine anche il lavoro dei tecnici della Quarz Music Ltd. per una ragguardevole riproduzione sonora.
Imperdibile per gli amanti della grande musica.