Paper Lanterns
Chad Cannon
Paper Lanterns (2016)
Quartet Records QR228
15 brani – Durata: 57’90”

Cari lettori, lo sapete, siamo sempre alla ricerca di nuovi talenti compositivi nella musica applicata, e grazie a diverse etichette straniere che azzardano a proporre nuovi nomi nella musica per film invece dei soliti noti, li scoviamo e ve li recensiamo, quando vale davvero la pena, ovviamente!
Questo è il caso di Chad Cannon con questa elegiaca partitura, tra Glass e Ravel, con un pizzico di Desplat, per il film documentario Paper Lanterns da noi ancora inedito: la vicenda narra del viaggio di Mr. Shigeaki Mori per trovare i parenti dei 12 aviatori americani prigionieri dei giapponesi durante la Seconda Guerra Mondiale e periti il 6 agosto 1945 quando la bomba atomica esplose su Hiroshima. Mr. Mori (superstite della bomba), attraverso innumerevoli sforzi, ha cercato i loro parenti per dirgli la verità sulla scomparsa dei loro cari di cui per decenni non hanno saputo nulla.
Il giovane talentuoso Cannon, con all’attivo solo tre score per documentari, una per un corto e un film appena ultimato, si è fatto le ossa come orchestratore addizionale per Howard Shore nella trilogia dell’Hobbit e Desplat nel blockbuster Godzilla, ha scritto una colonna sonora davvero notevole e impattante, in molti momenti commovente (e la tematica del film lo impone!), per orchestra (diretta da Phil Klein) e soli di shakuhachi (flauto dritto nipponico suonato in questa OST da Kojiro Umezaki) e voce sopranile di Mai Fujisawa, la quale nel brano “Theme Song” che chiude il CD, riesce col suo canto intenso e commosso ad esprimere tutta l’emozionalità di questa abbagliante partitura e del suo leitmotiv drammaturgicamente epico e doloroso al contempo.
“Paper Lanterns” apre l’album con un’arpa ondeggiante e fiati sottesi in cui si insinua il flauto shakuhachi che dona al tema astratto un’aurea orientale affranta e cantabilmente straziante. “Remembering Ralph and Normand” presenta un nuovo tema toccante per legni, ottoni, archi e arpa, quasi desplatiano nel suo aspetto aereo e andamento circolare: un brano che va dritto al cuore! “Every Son Was Going” gioca in maniera tensiva con gli strumenti a fiato nipponici su tappeto d’archi e vocalizzo dilatato, col sopraggiungere di una tromba lontana e dolente. “Juitsu Dake Denakute (Not Just The Facts)” è un crescendo minimalista glassiano che sembra uscito di peso dalla trilogia documentaristica di Koyaanisqatsi. “A Letter from Hiroshima” è una parafrasi del “Bolero” raveliano in poco più di due minuti: divertente ed energico! “I Searched All 50 States to Find You” per arpa, archi e fiati, possiede la carica elegiaca di una poesia astratta che racchiude racconti e ricordi mai sopiti, con il flauto e la tromba a cantarne le rime: bellissimo! “Ikachi Welcomes Ralph” esegue per la prima volta il tema portante che sentiremo cantato in “Theme Song”, come una marcia di speranza e uguaglianza che a piccoli passi si eleva verso un orizzonte di libertà e gratitudine. “Ondo No Funa-Uta (Traditional)” per solo flauto shakuhachi, respira intensamente nella forma di canto popolare giapponese. Il dramma lancinante di ricordi dolorosi si trasforma in note per tromba e archi piangenti in “Memories of the Battleship ‘Toné’”, in cui l’orchestra tutta esplode in levare fragorosamente per chiudere con un moto funereo e carico di tristezza per flauto solo tra sonorità orientali e occidentali. Lo shakuhachi ritorna in una veste tragica nel tensivo “Nakamura’s Account” che sul finire si apre al miraggio benevolo di riuscita dell’impresa in una forma delicata. Le due tracce più lunghe del CD, una di seguito all’altra, “I Was Inside the Mushroom Cloud” e “Flowers on Two Graves”, contengono dei punti di svolta sia tematicamente che narrativamente molto forti e decisivi, passando da paesaggi sonori cupi e dilatati per archi (il primo pezzo) ad eterei suoni (il secondo pezzo) che sembrano provenire dallo spazio profondo…uno spazio dell’anima più che dell’universo, soprattutto quando a dare un’entità all’andamento lento suona lontana una tromba e gli archi e i fiati in controcanto col piano accennano ad un tema serpentino: un brano che solo un bravo orchestratore può scrivere e Cannon lo è, eccome! “Why I Did It” suona angoscioso con rari momenti di cedevole consolazione che cercano di aprire uno spiraglio di luce tra le ombre della tragedia passata. “The Perseverence of Mr. Mori” è il penultimo pezzo della score che illustra tutta la grinta del protagonista di questa storia appassionante con un moto perpetuo del pianoforte in cui si innestano gli archi, i legni e il vocalizzo appassionato e struggente della Fujisawa; un tema ondivago e incantevole che cela Oriente e Occidente in un connubio perfetto e avvolgente: un plauso a Chad Cannon, da tenere d’ora in poi in grande considerazione!