Timeline

Cover TimelineBrian Tyler
Timeline (id. – 2004)
Varese Sarabande 302 066 531 2
20 brani – durata: 45’29’’

La partitura composta da Brian Tyler per Timeline, entrato a far parte del progetto dopo l’abbandono da parte di Jerry Goldsmith, funge da manifesto dell’approccio stilistico più ricorrente da parte dell’autore statunitense, sempre atto a commentare attraverso poderose sessioni orchestrali che portano avanti blocchi monolitici spesso fin troppo ricorrenti nella sua produzione. Tuttavia la colonna sonora scritta per la pellicola di Richard Donner (The Omen, Superman) rappresenta forse lo sviluppo migliore di questo metodo di commento, in parte ancora originale grazie all’assenza di lavori che, ad oggi, fanno apparire Timeline come una delle tante, troppe, musiche cariche di similitudini nella sua produzione. In effetti una giusta analisi richiede un commento che affronti la composizione inquadrata nel periodo della sua uscita, quando ancora questo genere di sviluppo musicale aveva forse come unico predecessore lo score composto per The Hunted - La preda.
 Timeline rappresenta forse il primo lavoro di una certa importanza tra quelli svolti fino ad allora da Brian Tyler, e tirando le somme si può facilmente dire che si tratta anche del miglior lavoro svolto fino ad allora, specialmente per la presenza di passaggi d’indubbio interesse e di un’orchestrazione forse un po’ monoblocco, ma comunque capace di enfatizzare al punto giusto le interpretazioni delle varie sezioni dell’orchestra.
 Il tema principale consiste in un crescendo per ottoni supportato da un ostinato d’archi capace di sorreggere il volume crescente delle trombe, interpretando un movimento molto eroico, carico di un grande senso d’avventura. Il motivo diviene pilastro portante dell’intero film, che grazie alla costruzione ciclica che lo caratterizza, si presta con estrema facilità ad estensioni o tagli delle sequenze che commenta. Forse proprio per questo la musica composta da Brian Tyler funziona molto bene all’interno della pellicola, perché facilmente modificabile, cosa che una colonna sonora come quella composta da Jerry Goldsmith avrebbe reso molto più difficoltosa. 
Ma a prescindere dall’aspetto utile e pratico delle pagine scritte dal giovane autore, c’è da dire che esse contengono non poco materiale degno di attenzione.
Il tema principale da solo è molto interessante e seducente, e sebbene ritorni numerose volte all’interno del disco, particolare attenzione va prestata alle versioni offerte nei brani “Main Title”, dove lo si può ascoltare nella sua versione più libera, oppure in “Battle Of La Roque”, caratterizzato da una martellante presenza di percussioni che ne incentiva il carattere drammatico e possente.
In effetti sembrerebbe che il leitmotiv suoni sotto l’intera partitura, la quale offre così tante versioni differenti della sequenza musicale da far divenire il tutto un esercizio di stile, anzi di arrangiamento, in cui Tyler dimostra di essere in grado di plasmare numerose pagine partendo sempre dall’elemento comune e portante.

Non mancano comunque movimenti completamente differenti, come il magico “Galvanize The Troops”, marcia cavalcata che nella sua breve durata, 45 secondi appena, racchiude la magia e l’eroismo dei cavalieri, fregiandosi forse del carattere medioevale e dell’onore dei soldati più di ogni altro passaggio attraverso questa breve ma intensa sessione di rullanti sulla quale l’artista dipinge un’atmosfera quasi ultraterrena. 
Altro elemento differente è il tema d’amore, “Lady Claire and Marek”. 
Innegabilmente il brano, seppur impregnato di uno stile assai differente, racchiude in sé un retrogusto che per alcuni versi ricorda il sapore della musica composta da Jerry Goldsmith, in particolare quella scritta per le sequenze romantiche, la quale aveva comunque segnato Donner durante le incisioni, spingendolo a fare richieste ben precise a Tyler durante la riscrittura della colonna sonora.
D’altra parte chiaro è il fatto che le due opere, seppur profondamente differenti, possiedano diversi punti di contatto, non tanto nell’effettiva somiglianza quanto nell’animo.
Numerosi sono i momenti che Brian Tyler commenta con costruzioni e variazioni d’indubbio interesse, e lodevole è la gestione dell’orchestra, che nell’insieme risulta essere sì chiassosa, ma anche adeguata al tipo di risultato che l’artista voleva conseguire: eroismo, musica prorompente e molto penetrante.
 Purtroppo il fatto che l’opera si basi troppo sull’ausilio di uno stesso motivo comporta un ascolto a tratti stancante, che compromette più volte la possibilità di captare quelle piccole perle sparse qua e là, come la bella sessione muscolosa nella seconda metà di “Storming The Castle”, dove un massiccio impiego di timpani, piatti, che sovrastano l’onnipresente ostinato d’archi, risulta essere davvero molto convincente.
Si distinguono dalla massa “Entering The Wormhole” e “Myesterioso”; il primo per la costruzione arricchita da presenze sintetiche, capaci di sottolineare l’aspetto fantascientifico del film, grazie ad una generosa presenza di percussioni campionate e di effetti elettronici sopra alle quali l’orchestra interpreta un movimento per archi dalla vena drammatica particolarmente interessante. “Mysterioso” consiste invece in una variazione del tema principale, che sfocia in un movimento andante molto curioso e degno d’attenzione.

In Timeline sono davvero molti gli elementi che, nei successivi lavori di Brian Tyler, diverranno ricorrenti o standard della sua scrittura. Resta di fatto che si tratta di una OST innegabilmente buona, capace di commentare egregiamente il film a cui appartiene prestandosi a continue modifiche grazie alla sua costruzione.
Il suo pregio diviene il suo difetto, movimenti estesi o compressi, ma pur sempre figli di uno stesso padre, e pertanto ricorrenti e alla lunga stancanti, a tal punto da impedire l’apprezzamento di quelle variazioni che, sparse qua e là, si rivelano tanto interessanti quanto di difficile individuazione.
 Va comunque lodata l’orchestrazione di queste pagine, ad opera di Robert Elhai, Dana Niu e Brian Tyler, capace di rendere taglienti e penetranti i vari passaggi che la compongono, e conferendo eroismo e vigore al tema portante. 
La colonna sonora, edita dalla Varese Sarabande come per l’edizione contenente le musiche rifiutate di Jerry Goldsmith, rappresenta indubbiamente il primo lavoro di una certa importanza nella carriera dell’artista, il quale negli anni a seguire ha però calcato un po’ troppo la mano, compromettendo in parte l’unicità di quest’opera, che seppur modesta e priva di elementi davvero memorabili, resta comunque una delle sue prove migliori, cariche dell’eroismo e del giusto equilibrio tra orchestra ed elementi sintetici.

Stampa