23 Set2015
Le retour à la raison – Musique pour trois films de Man Ray
Teho TeardoLe retour à la raison – Musique pour trois films de Man Ray (2015)
Spècula 007
8 brani – durata: 39’70”

“Sono partito dal suono, perché è così che la musica indaga la realtà, attraverso la capacità evocativa del suono e dell’armonia cerca la verità in ciò che siamo. La musica risponde a una sola legge: la verità.”
Questa affermazione di Teho Teardo circa il suo nuovo album ne racchiude tutta l’essenza; un’essenza fatta di suoni vibratili, incorporei, caustici, volatili e veri che raffigurano un viaggio perpetuo e spirituale nel mondo artistico di Man Ray: “Ero molto giovane e tu, con quel nome da personaggio mitologico, potevi immediatamente competere con la galleria di miti della musica post punk e sperimentale di quei giorni, eri un’altra regina nel mio personale empireo della trasgressione”.
Nelle parole di Teardo questa trasgressione si fa musica, funerea, dirompente, impetuosa, irriverente per commentare - rimusicare tre film muti degli anni ’20 di Man Ray (pittore e artista visuale, fondatore del movimento Dadaista e Surrealista), La retour à la raison, Emak Bakia e L’etoile de mer in un viaggio sonoro allucinatorio e sregolato come immergersi in un fiume ghiacciato e sentire un calore strano diffondersi in tutto il corpo: “Qui il rapporto tra la musica e i film è forse il più intimo mai raggiunto dal compositore ed è significativo che avvenga con dei film muti in cui il regista non può esser presente” (dal comunicato stampa del CD).
Teho Teardo diventa Man Ray, Man Ray diventa Teho Teardo in uno scambio, sdoppiamento sonoro-visivo incredibilmente coinvolgente in cui ad occhi ben chiusi e ad orecchie ben tese, il magmatico disciogliersi di note, negli otto brani presenti nell’album, si fa vivo e pulsante sempre più; uno sprofondamento ieratico tra suoni sintetici, clangore di rumori organizzati, archi, voce, piano e chitarra elettrica, basso, ocarina, percussioni varie, etc. che all’unisono divengono materia melodica e armonica galvanizzante e coagulante. “Le retour à la raison” apre il CD metallicamente e sinteticamente con un accumularsi di battiti cardiaci continui dati da percussioni varie sovrapposte che confluiscono in un tema tragico per archi e chitarra elettrica che sul finire urla di disperazione, piangente e affranto. “Emak-Baika” è postminimalismo vocale (voce di Teardo) su controcanto degli archi, basso, rumori liquescenti e synth di una bellezza disarmante, a tratti orrorifica. “Rrose Sèlavy” aggiunge all’atmosfera funebre dell’album un altro cardine sonoro di straziante melodismo per archi e chitarra elettrica, dall’impronta nymaniana in quel suo incedere lento e devastante, con un tema centrale per piano di commovente lirismo e un prosieguo di rumori come affastellamenti dell’anima su di un vinile graffiato che gira su se stesso: un brano di oltre nove minuti che nelle parole di Teardo custodisce il significato del suo lavoro sui tre film muti di Ray, “Nel rivedere i film percepivo anche un senso di inquietudine, come se ci fosse sempre qualcosa di incombente, non tanto nelle immagini, quanto nel mio sguardo”. “Hotel Istria” si insinua come un vento lieve tra le fronde dello spirito con gli archi e il piano elettrico in un abbraccio profondo e caldo, cullante a tal punto da volerlo risentire a loop continuo. “Danger Danger Danger” è un’apparizione lontana e fanciullesca in cui gli archi si estendono morbidi fino a scomparire tra le trame di suoni sintetici ed effetti tensivi percussivi che vanno crescendo per esplodere in un effluvio liberatorio seppur colmo di pericoli sottesi. “Underwater Constellations” è allarmante con quei suoni fitti e infastidenti tra i quali si fa largo un violoncello e un basso alla ricerca di un punto luce nello spazio dalle profondità dell’oceano più oscuro, in un crescendo quasi senza fine. “Synonyme de joie, jouer, jouir” è un ostinato per archi, battiti percussivi, basso, synth, in cui un sinuoso motivo si fa strada tra le pieghe del pentagramma sino quasi a deflagrare. Il conclusivo e lungo “L’etoile de mer (Marcia funebre del 1900)”, prendendo spunto dalle note di Teardo stesso, “è una costellazione in un mondo misterioso e seducente e documenta l’esperienza dell’incontro con l’arte di Man Ray”, con il suo procedere a gradi sonori sempre maggiori e irruenti e l’andatura peregrina degli archi quasi a voler trovare uno spiraglio di luce in tanta tenebra.