Andrey Sigle
Alexandra (id., 2006)
MovieScore Media MMS-09009
10 brani - Durata: 46'13"

Con
Alexandra Andrey Sigle ha firmato per la quarta volta il commento musicale ad un film di Aleksandr Sokurov. Il lavoro dedicato alla guerra tra Russi e Ceceni segue infatti due film della trilogia del potere (
Taurus e
The Sun) e
Father and Son, che invece continuava la trilogia iniziata con il commovente e poetico
Mother and Son che vinse il premio della critica a Cannes.
La riflessione sul rapporto tra genitori e figli e in generale dei legami all’interno della famiglia doveva poi concludersi con il film
Two Brothers and a Sister che però il regista non ha ancora realizzato. La figura della austera Alenxandra Nikolova, interpretata dalla ex cantante lirica Galina Vishnevskaya, che spinta dalla solitudine va a trovare il proprio nipote fin dentro un campo militare russo di stanza in Cecenia, si inserisce invece perfettamente in questo percorso di indagine dei rapporti tra uomini e donne all’interno della famiglia. La musica di Sigle ha un carattere intimo, malinconico, quasi religioso. La sua formazione poliedrica che spazia dalla tradizione classica al rock e al jazz, che ama e conosce molto bene, che ha recepito la lezione della musica popolare russa, ha trovato nella musica per film la dimensione espressiva più appropriata. L’intera partitura della OST, dall’ampio respiro sinfonico, parla a chi la ascolta, a chi si confronta con il film, e con la sua storia. Parla dell’orrore della guerra senza mai mimarne il frastuono osceno e terribile, così come mai il regista mostra della guerra gli orrori. La musica di Sigle si concentra su due elementi melodici dominanti, un Main Theme e un tema secondario i cui contorni restano imprecisi, aerei, sospesi, spesso affidati alla voce intima del violino. La vocazione narrativa della musica di Sigle in questo lavoro viene in primo piano, ha quasi il carattere di una sacra rappresentazione, scritta per accompagnare le splendide immagini del film di Sokurov, in cui nel brano che chiude il disco, “Monologue”, la musica si fonde con le parole, con il pianto. La fotografia del film, che si colora del giallo ocra della terra e del verde marcio delle divise, trova eco nel suono giallo dei fiati e nel verde acido degli archi. A momenti di splendore epico, illuminati dal carattere energico, squillante della trombe, dal calore dei legni e degli archi della orchestra sinfonica del teatro “Marinsky”, si alternano le ombre e il piombo, il precipitare lento nel registro grave che l’autore non ha paura di mostrarci, come nel caso del brano “Walk”. Il tema principale è semplice, insieme interroga e risponde. Frammenti del tema sono già presenti nel brano di apertura “Parting” costruito come una musica di scena, che prepara lo spettatore allo spettacolo, nel buio della sala si ascolta l’orchestra, la polvere danzare, il respiro di chi ti siede accanto, e poi il sipario si apre sulla insensata vana follia della guerra messa a nudo dallo sguardo di una donna straordinaria che, disarmata, disarma. Il brano “Road” presenta nella sua compiutezza il Main theme che accompagna tutta la colonna sonora. Lo stesso tema sarà infatti ripreso più volte all’interno del disco variando la tonalità, la dinamica, o spostando l’attenzione dagli archi alla chitarra, come nel caso del brano “Lyrical Guitar” in cui il suono dello strumento, meglio di qualsiasi altro, coglie l’assenza di luogo e tempo che l’insensatezza della guerra porta con sé. Aleksandr Sokurov ha affrontato da poeta questo tema, banalizzato dall’informazione di massa in cui siamo immersi, dai comuni orrori che ogni giorno ci violentano e non vediamo più. La musica di Sigle lo ha certamente aiutato ad illuminare un angolo di mondo, permettendoci di ascoltare, meglio.