11 Giu2015
Captain America – The Winter Soldier
Henry JackmanCaptain America – The Winter Soldier (Id. - 2014)
Intrada D001911602
20 brani – durata: 74’ 37’’

Spesso quando ci si accosta a una colonna sonora tratta da un cinecomics non si sa esattamente cosa aspettarsi; abbiamo potuto assistere alle più varie declinazioni di musica nei vari film che sono stati tratti dai fumetti. Dal classico Patrick Doyle (Thor) all’esuberante Silvestri (The Avengers) per finire con il più zimmeriano Tyler (Thor 2); con il seguito di Captain America ci troviamo di fronte a una colonna sonora dal carattere ancora più diverso, bifronte oserei dire.
Ereditato il ruolo di Alan Silvestri, Henry Jackman compone una partitura che appare “straniante” a un primo ascolto; quasi non avesse un filo logico sul quale sia intessuta. Un secondo ascolto sembra aiutare l’ascoltatore a trovare la trama e l’ordito della musica che si caratterizza per un voluto apparente disordine elettronico che, tuttavia, nasconde una struttura abbastanza tradizionale con temi e riprese. Il primo brano (“Lemurian star”) conferma quanto detto; dopo una massiccia presenza di percussioni, interviene l’elettronica che inizia a eseguire quello che, non a un primo ascolto, sembra essere il tema principale legato al protagonista. Dall’impronta più «classica» appaiono i successivi due brani nei quali i fiati intervengono a creare un’atmosfera «militare» che presto viene completamente soppiantata. In “Fury” infatti l’elettronica torna prepotentemente protagonista e il tessuto musicale sembra svanire di fronte a quello che appare un continuo crescendo di effetti che aumentano il loro volume per concrezione fino a lasciare spazio a quello che è il tema del soldato d’inverno che è costituito da una ruvidità che sembra quasi abbandonare i confini della musica e andare nel territorio del “rumore”. Sulla medesima linea si avventura il brano “The winter soldier” nel quale forti sono gli echi dell’elettronica zimmeriana ascoltata nella saga de Il cavaliere oscuro con una vocalizzazione elettronica che squarcia completamente qualsiasi armonia.
Di carattere molto diverso sono i brani successivi i quali, nonostante tutto, rimangono anonimi, in continua attesa di qualcosa che non sembra concretizzarsi; l’«enfatico» “Taking a stand” nel quale troviamo un’orchestrazione più classica ma priva di una sua peculiarità, fa da contrappunto ai brani dal carattere più minimale che costituiscono l’elemento più debole di tutta la partitura. Per ritrovare un tessuto più calibrato e una migliore situazione musicale si deve attendere “The causeway” nel quale ritroviamo il tema e che costituisce una sorta di cesura di tutta la partitura visto che, a partire da questo brano, il tessuto musicale si fa più cristallino, la nebbia elettronica si dirada e lascia spazio a un’esecuzione più classica nella quale gli archi la fanno da padrone come in “Time to suit up” dove troviamo per la prima volta il tema eseguito da strumenti reali e non solo elettronici che tornano in “In the fray” nel quale, tuttavia, vi è una migliore e maggiore unione delle due componenti della partitura; nel brano infatti la strumentazione classica e l’elemento elettronico trovano una bella sintesi così come nel successivo “Countdown”.
Dall’anima differente appare “End of the line” nel quale viene lasciato spazio a una pausa dai movimenti perturbanti che prima avevano caratterizzato la partitura; in esso troviamo un momento di sentimento che trova realizzazione in un’esecuzione al piano e in un andamento lento che sembra essere in antitesi con tutto ciò che lo aveva preceduto.
“Captain America” costituisce a tutti gli effetti una suite della partitura; in esso troviamo, all’insegna della continuità con gli ultimi brani una bella unione delle due anime della colonna sonora.
Potremmo dire che Captain America – The Winter Soldier trova difficoltà nel realizzarsi pienamente; nella prima parte prevale, infatti, una partitura anonima sulla quale si innestano effetti elettronici che non sono adeguatamente supportati come invece accade nella seconda metà della score, nella quale il compositore sembra aver trovato il giusto equilibro delle due componenti, elettronica e classica.