10 Mag2015
The Chronicles Of Narnia - The Voyage Of The Dawn Treader
David Arnold
Le cronache di Narnia – Il viaggio del veliero (The Chronicles Of Narnia - The Voyage Of The Dawn Treader, 2010)
Sony Classical 0886978114228
30 brani – durata: 71’ 52’’

Dopo che la Disney non ha più investito sul progetto legato alla realizzazione dei film ispirati alle Cronache di Narnia di C. S. Lewis, la 20th Fox ha acquisito i diritti dando una nuova vita alla serie. Dei primi due capitoli sono rimasti gli attori, per il resto molto è cambiato a partire dal regista per finire con il compositore; nei primi film il regista Adamson si era avvalso della collaborazione di Harry Gregson-Williams che lo aveva accompagnato nella realizzazione della serie Shrek.
Per il terzo capitolo, la bacchetta è passata a David Arnold il quale ha raccolto l’eredità di una colonna sonora caratterizzata da un tema che presto è divenuto iconico, non a caso il nuovo arrivato non ha potuto eliminarlo del tutto. Nonostante questo Arnold ha saputo anche aggiungere del suo creando nuove musicalità che si sono innestate su un tessuto musicale già ampiamente consolidato. Fin dal primo brano presenta la sua nuova creazione, un tema dal carattere arioso che in “The painting” trova spazio accanto al dinamico movimento musicale legato al veliero; sarà al terzo brano (“High king and queen of Narnia”) che l’eredità di Harry Gregson-Williams si paleserà con l’esposizione del leitmotiv che aveva accompagnato le immagini dei primi film.
Arnold non rinnega la partitura precedente ma la fa propria attraverso un’orchestrazione che è tipica del compositore il quale fa un ampio uso di archi e fiati come possiamo vedere nel brano successivo “Reepi Cheep” dove fa la comparsa un altro personaggio musicale che è legato all’aiutante della vicenda, giusto per riprendere una terminologia proppiana.
Presto però la musica subisce un cambiamento, si oscura, in essa si allungano le ombre di una minaccia (“Land Ahoy”), oppure essa si smuove, diviene convulsa (“The lone island”) quasi come se la solarità tonale che aveva caratterizzato i primi brani fosse scomparsa, ottenebrata da un’oscura minaccia che trova realizzazione in musica tramite l’uso di un’orchestrazione più pesante.
Dal carattere più minimalista è “Lord Bern” nella cui “sospensione” possiamo intravedere gli incerti passi dei protagonisti verso la soluzione dell’enigma; la presenza dell’arpa sembra accentuare questo carattere misterioso che trova giusto prosieguo in “The green mist” dove la presenza del coro accentua la drammaticità della situazione.
Molto diverso è l’andamento dei brani successivi nei quali il compositore sembra voler creare una parentesi dal carattere più brioso (“Market forces”) sul quale si innesta il solenne tema, eseguito con archi e fiato, che coincide con il rinvenimento della prima spada (“1st sword”); sulla medesima strada musicale si prosegue con il pezzo successivo (“Duel”) nel quale sonorità “medievali” vengono messe in scena quasi a voler sottolineare il carattere brioso e veloce della contesa a cui il brano fa da sfondo.
Presto, però, la musica si oscura di nuovo e in “The magician’s island” si ricade in quell’atmosfera di mistero e sospensione che prima avevamo trovato e che si sviluppa ulteriormente nello «scontro» di strumenti che caratterizza la prima parte del brano “Lucy and the invisible mansion” dove l’atmosfera di mistero si trasforma in un incanto, in una magia che è propria della musica.
In “Coriakin and the map” troviamo il tema dell’isola che nella musica del trombone trova la sua esplosione tenebrosa al quale succede un andamento più pervasivo e minimale che caratterizza “Temptation of Lucy” e “Aslan appears” dove troviamo il tema legato al leone «deus ex machina». Su una linea musicale analoga si colloca “Temptation of Edmund” nel quale ancora una volta il tessuto musicale si fa infido, traduzione delle tentazioni nelle quali si imbattono i protagonisti.
Un andamento giocoso caratterizza l’apertura di “Dragon’s treasure” che presto lascia posto a uno sviluppo più dinamico che trova perfetta realizzazione nel successivo “Dragon attack” dove possiamo ascoltare echi di Independence Day e di Stargate opere dello stesso compositore che musica i momenti di fuga e di pericolo con un’orchestrazione che pone l’accento sui fiati. Sul medesimo terreno si muovono anche i successivi «brani di battaglia» (“Into battle”) nel quale ancora una volta le percussioni giocano un ruolo importante.
Gli ultimi pezzi sono caratterizzati da un ritorno all’ordine che implica un recupero dell’originaria solarità che aveva caratterizzato le prime pagine di questa partitura; troviamo la tradizionale ripresa di temi che divengono protagonisti di una colonna sonora che tuttavia non riesce a caratterizzarsi per originalità. Molti brani rimangono anonimi forse anche a causa della loro breve durata che causa un’impossibilità di sviluppare in musica discorsi più articolati. Non è un caso che Arnold abbia fatto forza su ciò che era stato fatto dal suo predecessore, non potendo annullare ciò che vi era di buono; tuttavia egli non è riuscito a pieno a sviluppare un discorso che potesse avere una propria peculiarità. Certo, vi sono nuove musicalità ma esse non riescono a caratterizzare una partitura che, dunque, rimane anonima e non perviene a quel valore iconico che le prime due score avevano saputo raggiungere.