Blow Out

cover_blow_out.gifPino Donaggio
Blow Out (Id., 1981)
Intrada Special Collection ISC 287
24 brani – Durata: 51’13”



Quando nel 1981 Pino Donaggio ricevette la cassetta con il girato di Blow Out e l’incarico per la partitura, il film era accompagnato da una “temporary music” herrmanniana che esercitava evidentemente ancora molta fascinazione su Brian De Palma; una prassi consueta per il regista, e che Donaggio, alla sua quarta collaborazione con lui, aveva già imparato a bypassare pazientemente. Il film fu presentato in anteprima mondiale fuori concorso alla 38° Mostra del cinema di Venezia, presenti in sala regista, compositore e i protagonisti John Travolta e Nancy Allen, allora moglie di De Palma.
L’accoglienza fu contraddittoria: il pubblico rimase spiazzato dal rifiuto dell’happy end, sostituito da un finale tragico e malinconicissimo, con il contributo essenziale ed emotivamente coinvolgente di Donaggio. Peraltro, era lo stesso pubblico che aveva applaudito a scena aperta la sequenza in cui la musica del maestro veneziano irrompe prepotentemente per la prima volta (in precedenza c’è solo il prologo di source music in stile disco), ossia quella del tuffo della macchina nel fiume e del salvataggio di Sally da parte di Jack. Tutti elementi confluenti in quella che è forse la partitura più “narrativa” e drammaturgicamente vivida della collaborazione Donaggio-De Palma, un ricchissimo puzzle dove convergono elementi e componenti diversificati ma egualmente necessari.
La riedizione speciale che ora propone l’Intrada non consiste tanto nell’aggiunta di musica rispetto alla vecchia uscita Prometheus, ma piuttosto, come spiega diffusamente il produttore Douglass Fake nelle note del booklet, nel recupero di parti musicali lasciate fuori nella prima edizione ed in una redistribuzione delle tracce in ordine cronologico rispetto allo svolgimento degli eventi, oltre che in una sontuosa rimasterizzazione che valorizza ed enfatizza le qualità timbriche dello score. Il cd appare racchiuso fra due esposizioni del “Theme from Blow out”, una quieta e mesta elegia per flauto traverso e pianoforte che di fatto è il tema associato alla protagonista femminile, cui rispondono accorati gli archi con una seconda idea per ottave, che più avanti avrà ben altri, drammatici sviluppi, prima di una ripresa per pianoforte e archi sotto forma di un adagio pacatamente sconsolato. Una delle invenzioni melodiche più felici di tutto Donaggio. “Coed frenzy Disco” è, come si diceva, la source music per l’immaginario B-horror-movie cui sta lavorando il tecnico del suono Jack (Travolta), ed è un classico pezzo di genere, disturbato al proprio interno da effetti ingenuamente dissonanti ogni volta che si intravede il killer, con una procedura di mimetizzazione metalinguistica straordinariamente efficace. Ma “Jack rescues Sally”, corrispondente alla sequenza del salvataggio cui accennavamo sopra, ci precipita bruscamente nell’action music più diretta, con l’imperioso richiamo degli ottoni chiamati ad un secondo, vigoroso tema contrastato dalle sincopi in fortissimo dell’orchestra, sviluppando un’elaborazione ritmica complessa e agitata.
La partitura contiene una miriade di elementi citazionistici, tutti afferenti a particolari situazioni o momenti; la Filadelfia notturna è suggestivamente evocata da morbide movenze jazzistiche del sax in “Hospital to Motel” e “Burke calls Sally”, così come una frase caratteristicamente meridionaleggiante del mandolino allude in “Freddie and Mobsters – Part 1 & 2” alla presenza mafiosa, e il killer Burke (John Lithgow), un ex-Cia, è annunciato dal minaccioso rullare di tamburi militari, timpani  e trombe in sordina (“Burke in phone booth” e il violento “Burke kills Hooker”): non è semplice didascalismo musicale, ma istintiva adesione del compositore ad una drammaturgia precisa e identificabile. A parte la piacevolezza e la pertinenza di altri brani di source music come “Jack & Sally in Café 1”, si osserva come il tema principale viene sviluppato e assaporato liricamente in una chiave mai stucchevolmente romantica  (“Jack & Sally in Cafè 2”), mentre gli episodi più drammatici si valgono di soluzioni strumentali tanto semplici quanto efficaci, come il tremolo alternato negli archi di “Burke kills Redhead”. A questo proposito non si sottolineerà mai abbastanza la competenza e la precisione, la cura per il dettaglio poste nella direzione d’orchestra di Natale Massara, alle prese con le trasparenti, vividissime orchestrazioni di Sonny Kompaniek e Richard Hyman.
Compaiono soluzioni ben note agli estimatori donaggiani, come il moto pendolare ossessivo degli archi in “Jack betrieves tapes”, brillantemente ripreso dallo xilofono e dai pizzicati in “Jack copies tapes”, o il fraseggio dissonante degli stessi archi in “Sally slugs Karp”. Appare curiosa, ma pertinentissima, la frammentazione dei momenti musicali in pezzi quasi sempre chiusi, autosufficienti, così da creare una tensione continuamente rinnovata, in una partitura dove la pluralità degli elementi costitutivi (venature rock-pop, sinfonismo vibrante, melodismo cantautoriale) rappresenta una inedita fonte di ricchezza. Il tema di Sally per chitarra apre “Sally into station”, accompagnando la ragazza verso il proprio infausto destino, ma ecco che ad inseguirla disperatamente accorre “Jack runs after Sally”, in una sequenza che – ricordiamolo – è girata nel consueto ralenti depalmiano, spinto da timpani e tamburi e da movimentate figurazioni di archi e piano sino all’enunciazione perorante e disperata del tema per ottave nei corni e poi a piena orchestra: qui le esigenze dell’action music si sposano perfettamente con la visione d’insieme del compositore, sempre attento alle forme musicali e alla loro specifica valenza. Tesissima suspence music è “Burke kills Sally”, che si muove su opzioni armoniche dichiaratamente herrmanniane soprattutto nella irresistibile, soffocante progressione ascendente, mentre gli ottoni, scultorei e disperati, levano il loro richiamo per ottave quasi cercando di sovrastare e allontanare la minaccia che si abbatte sulla ragazza. “Jack kills Burke” in realtà segue l’uccisione del killer da parte di Jack, e dipana il tema di Sally, ormai morta, in un accasciato fraseggio degli archi seguito da una delicata enunciazione per piano solo mentre sullo schermo, silenziata la colonna effetti, esplodono silenziosi e assurdi i fuochi d’artificio della festa cittadina. Un momento di enorme pathos, dove la musica di Donaggio prende fisionomia e connotazioni squisitamente operistiche e pucciniane.
Non è un mistero che per molto tempo il regista continuò a ritenere questo capitolo come il più significativamente riuscito della sua collaborazione con Donaggio: giudizio sul quale si può discutere (Vestito per uccidere e Doppia personalità, sul fronte della complessità di scrittura e di concezione, gli sono forse superiori), ma che almeno parzialmente è condivisibile, sul versante di una presenza quasi fisica della musica, dell’invenzione melodica, e della perfetta sintonia del musicista con il movimentato incrocio di passioni, intrighi e finezze linguistiche che è il nucleo del film.


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