03 Nov2014
Raising Cain
Pino DonaggioDoppia personalità (Raising Cain, 1992)
Milan Records 74321 10130-2
19 brani - Durata: 52'06''

Lo Psycho depalmiano che mette in campo tutte le caratteristiche care al cinema del nostro, ovvero il gioco dei doppi (in questo caso si può parlare di multipli), la (con)fusione tra realtà e sogno, i colpi di scena e la bizzarria dei personaggi.
Il cardio(de)palma viaggia comunque a buon ritmo perché l'imprevedibilità delle situazioni e le stilettate dei sincroni musicali non lasciano indifferenti e contribuiscono nel tener desta l'attenzione dello spettatore, magari un po' annoiato nella prima mezz'oretta, ma poi sicuramente incuriosito dall'incedere di una trama morbosa e gustosamente ingannevole. Per esempio il personaggio di Cain sembrerebbe realmente esistente fino ai 2/3 del film, quando la rediviva Jenny svelerà ai cinespettatori che Cain esiste soltanto nella mente di suo marito Carter e da lì inizierà l'affannosa ricerca delle personalità multiple create del perverso Dr. Nix (sempre interpretato da John Lithgow) che rapisce bambini per fare esperimenti sulla loro mente e che ha creato un “mostro a più teste” nel figlio Carter (e numerosi alter ego coi quali il protagonista dialoga).
Dal 1976, è il sesto film della coppia De Palma-Donaggio ed è forse il più tormentato ed enigmatico, con una efficace trasposizione sul pentagramma dello stato dissociativo in cui si muove il protagonista, in costante convivenza tra una coscienza buona e una personalità malvagia e assassina, le due principali mostrate nella storia. Fin dalle note dei titoli di testa (“Raising Cain”), Donaggio ci introduce nel pensiero parallelo di ciò che vedremo nell'ora e mezza di girato e, come una sorta di ouverture melodrammatica, ascoltiamo il dolce sviluppo melodico al suono di un carillon che è la chiave di tutto il film; esso infatti, lo si scoprirà nel corso della visione, fa parte del film stesso perché è in realtà il carillon di una sveglia che Jenny (Lolita Davidovich) regala all'amante Jack Dante (Steven Bauer) e funge dunque da leitmotiv interno per identificare questo legame sentimentale e nel contempo tutti i pericoli che ne deriveranno (Jenny finisce vittima dell'ira omicida di Cain e Jack viene accusato di aver ucciso una baby-sitter, in realtà anche questo opera del sanguinario Cain). Ma il carillon, cui segue subito un'apertura più lirico-sinfonica, è anche strumento metalinguistico associato all'infanzia e ai suoi traumi, come quello subito da Carter, ora ossessionato maniacalmente dallo studio e dall'osservazione della figlia Amy. Come da precedenti esperienze donaggiane, la scrittura per gli archi è raffinata e cesellata e sono loro i veri protagonisti di questo progetto musicale. Nella scena sull'auto di Karen (Carter la narcotizzerà per rapirle il figlio infante) c'è una stretta collaborazione tra la partitura e le immagini con momenti sibilanti in cui le corde si stagliano con accenti improvvisi in sincrono su gesti allarmanti (il fazzoletto drogato sulla bocca della donna) oppure in funzione ritmico-dialogante con gli ottoni in un crescendo dinamico (l'avvento dei due podisti) con un culmine nel momento di massimo pericolo e relativo panico dell'offensore in cui gli archi si adagiano in trilli supremi di registro, mentre le classi medie e gravi danno forma a incaptabili figurazioni che non consentono riposo emotivo ma che ci costringono a partecipare dello stato mentale di Carter che (e ancora non lo sappiamo) soffre di problemi psichiatrici causati da un trauma infantile procurato dal padre. La presenza disturbante (in senso acustico) degli archi in acuto si insinua minacciosa anche quando la distensione potrebbe consentire un ritorno più razionale e godibile. Lo si avverte per esempio in “Cain Takes Over”, nel quale, a un'architettura rispettosamente turbante, subentra un seducente saxofono cui rispondono sirenici orgasmi femminili (già usati per De Palma, ma anche per i manichini di Tourist Trap, cui questo brano rimanda senza dubbio) nel momento in cui Jenny si adagia sul letto e Cain (che in questo momento predomina su Carter) ha un moto erotico e si avvicina alla donna per un approccio sessuale. Ma il vuoto acutissimo al terzo minuto ricorderà a Cain la presenza in auto del bambino e del cadavere di Karen (ripescata poi dal fiume nel corso del film). Come si diceva è un film in cui i “coup de theatre” abbondano e alcuni anche in maniera assolutamente imprevedibile (il soffocamento di Jenny per esempio oppure il ritorno della stessa intravista nel monitor da Carter). In “A Blow on the Head” il colpo perpetrato da Cain alla dott.ssa Waldheim (Frances Sternhagen) è tradotto al 53'' con un improvviso su calmo in cui urgono gli ottoni, mentre gli archi accompagneranno lo svenimento della donna in un madrigalistico glissando discendente. Come avviene spesso nei film di genere thriller/horror, non manca un motivo più serenamente distensivo e positivo che può essere associato all'interiorità di un singolo personaggio o di una coppia (come in questo caso) che funge da fioritura e preludio di fine fiaba nella complessa indagine musicale che sottende la drammaturgia dei personaggi e il loro rapporto con il mondo esterno, potenziandone le azioni ma soprattutto l'insondabile psicologico e spirituale, non rappresentabile a livello visivo (se ne può aver conferma nel dialogo tra il Dr. Nix e Cain). Se la seduta di ipnosi cui viene sottoposto Carter è introdotta da radi rintocchi del carillon cui però la grammatica successiva creerà un contorno tensivo in attesa di esposizione violenta, una maggior urgenza degli archi tra dinamismo espressivo e misteriose sospensioni seguiranno le azioni conclusive nel momento del predominio dell'alter ego Margo (che ucciderà il Dr. Nix consentendo di salvare Amy). La distensione sentimentale che già avvolgeva l'incontro di Jenny con Jack viene riproposta con prudente discrezione nel momento del ritrovamento di Amy che tuttavia vige ancora in una situazione di pericolo alla quale le corde non rimangono certo indifferenti, proseguendo poi la loro stenografia nella scena della precipitazione a rallenty, dapprima gittate in dialogo su modulazioni e poi proiettate obliquamente in fase di attesa risolutiva, con contemporanei sviluppi inferiori oppure bruschi stacchi sincronizzati che cuciono la sequenza a venire. Il ritorno di Carter/Margo è al contempo bizzarro e straniante e, oltre a rappresentare un'autocitazione di De Palma stesso (a Dressed to Kill naturalmente) confeziona un happy ending che tuttavia rimane aperto e nei titoli di coda di “Love Wins” si manifesta in realtà come una combinazione di mistero, sofferenza, tenerezza e indagine sul dark side della mente umana che, dalla penna sapiente di Donaggio, si traduce in gesto creativo puro e ineffabile, bello e tormentato, tecnicamente urtante e insoluto, capace di sostenere lo sguardo dello spettatore e accompagnarlo nel suo viaggio all'interno di una trama sconvolgente e ricca di suspence. Raising Cain è in realtà il titolo intradiegetico del libro scritto dal Dr. Nix che racconta per l'appunto i suoi studi sulla personalità multipla e l'”allevamento” della sua cavia Caino, ovvero l'anomalo serial killer di questa storia nera primi anni Novanta targata De Palma.