29 Set2014
Amore, piombo e furore
Pino DonaggioAmore, piombo e furore (1978)
Cinevox Records – LP 1978 (ristampa digitale nel 2010)
13 brani – Durata: 31'12''

Western crepuscolare, decisamente sui generis, che di italiano ha la co-produzione, Fabio Testi nei panni (sporchi) del pistolero Clayton Drumm, l'aiuto regista Antonio Brandt (che nella versione italiana è accreditato quale unico direttore della pellicola) e le musiche di Pino Donaggio. Mereghetti lo ritiene “tutt'altro che banale” e “forse a consumo esclusivo dei fan del regista” Monte Hellman, che torna al western dopo il successo di Colline blu (1965) e La sparatoria (1967), considerato il suo capolavoro.
Ritorno drammaturgico anche di Warren Oates, già minatore ed ex-cacciatore di taglie ne La sparatoria, qui nel personaggio di Matthew Sebanek, rude contadino che non vuole cedere il suo terreno alla ferrovia. Clayton, foraggiato dalla ferrovia per ucciderlo, finirà col portargli via la moglie, innamorarsi di lei e per questo farsi quasi ammazzare da Sebanek e i suoi fratelli, per poi però andarsene solo lasciando la bionda Catherine (interpretata da Jenny Agutter) al suo legittimo marito e suo vecchio amico. Film un po' insipido e sconclusionato, con qualche trovata e adeguate scene d'azione, ma pressoché privo di tensione narrativa e di spettacolarità, sul lento sonnolento e infarcito di sequenze inutili come quella dell'incontro col giornalista Wilbur Olsen (un ebbro Sam Peckinpah prestatosi per questo piccolo cammeo). Nonostante all'epoca si credesse che il film fosse stato martirizzato nella versione italiana, in realtà oggi lo possiamo vedere così come lo volle lo stesso Hellman. Un mix di americano-autorale-italiano che non convince dunque fino in fondo, lasciando deluse un po' tutte le (forse eccessive) aspettative per questo lungometraggio di genere.
La romana Bixio C.e.m.s.a. produce la colonna sonora scritta da Pino Donaggio e diretta da Natale Massara. L'LP della OST venne edito e distribuito dalla Cinevox Records e digitalizzato in album mp3 nel 2010. Nel 1992 la label belga Prometheus Records di Luc Van de Ven pubblicò l'unica edizione in CD della OST col suo titolo inglese originale China 9, Liberty 37, contenente tre tracce in più rispetto all'album Cinevox. Per il 37enne Donaggio, che ormai ha abbandonato definitivamente da un paio d'anni l'attività cantautorale, è il settimo titolo della sua filmografia e il primo western (negli anni Novanta firmerà Botte di Natale di Terence Hill e Il mio West di Giovanni Veronesi). In un'intervista condotta nel 2013 da me e Massimo Privitera, Donaggio spiega come “Nelle musiche western bisogna cercare di fare qualcosa di diverso e non è semplice perché le hanno fatte in tutti i modi”. Musiche rispettose dell'intimismo del film, con un sound più vicino a Bob Dylan che al western hollywoodiano. Il tema più importante è quello denominato “di Clayton” che apre il film sui titoli di testa e in funzione intesa intradiegetica - visto che il boia in viaggio a cavallo tiene in bocca un'armonica – e sintonizza bene l'immaginario nostalgico del West, con una melodia in modo maggiore e lontana dai ritmi equini e gli sviluppi trenodici della classica musica del western all'italiana, ormai sfibrato e abbandonato alle atmosfere meno didascaliche (e redditizie) degli anni Settanta. Il tema sentimentale, col ricorso ai suoni aperti degli archi, e una stilizzazione melodica tendente alla canzone tradizionale del West(ern) (ma anche sicuramente alle meno datate esperienze cantautorali dello stesso Donaggio, come per esempio “Un'immagine d'amore”, perlomeno nello stagliarsi delle corde in acuto) è “La sorgente dell'amore”, esposta al primo fortuito incontro tra Clayton e Catherine (intenta a farsi il bagno nel fiume). Tra i due personaggi scatta subito quell'intesa che sarà poi alla base della loro “fuga d'amore” che però, grazie al “cuore tenero” di Clayton, rimarrà soltanto una bella avventura sentimentale (o quant'altro). L'altro momento, quello più prettamente erotico dell'incontro (fisico) tra Clayton e Catherine è commentato invece un paio di volte nel film dalla canzone “China 9 Love Ballad” interpretata dalla celebre cantautrice country-folk e attrice statunitense Ronee Blakley (che ha collaborato anche alla stesura del testo della canzone stessa), decisamente affiliata al suo tempo, con basso in evidenza e ritmi pop ben scanditi, in assonanza anche con lo stile della musical-ballad. La “copulazione acquatica” nella notte di trasgressione è anteceduta da un bel pezzo d'atmosfera, “Incontro sul fiume”, con una grammatica a sviluppo in progressione capsulare. L'uso della chitarra e del violino cantilenante con le note blu calanti e glissanti lo troviamo nel simpatico “Al confine messicano”; l'armonica, strumento guida in questa OST, dopo aver suonato nel tema principale, viene usata anche in “Tema d'amore” e le fanno eco gli archi con uno sfogo che tratteggia già una personalità musicale che Donaggio svilupperà e maturerà in continuazione ma che da subito si distingue per originalità e autorevolezza creativo-espressiva. Le scene di movimento, cavalcate e cuciture dinamiche tra varie sequenze hanno come fondale il brano “Inseguimento”, un riff ostinato di basso, chitarra acustica, arpicordo senza sviluppo con modulazione di tono. In “Finale” il tema di Clayton assume connotazioni più country, con l'armonica che contorna il tema chitarristico. Non mancano brani di circostanza intradiegetica, due rag legati alla contestualizzazione del saloon (nel secondo viene ripreso il tema principale con una formula più lounge). Nel complesso un lavoro che mette alla prova la capacità ameboide di Donaggio di adattarsi rapidamente a generi cinematografici differenti, senza tuttavia scadere nella didascalica imitazione di stile, ma ricorrendo sempre a un linguaggio personale e spiritualmente autentico e sapientemente adatto a una ricezione applicata e a un consumo artistico funzionale.