Vivi o preferibilmente morti

cover_vivi_preferibilmente_morti.jpgGianni Ferrio
Vivi o preferibilmente morti (1969)
Digitmovies/Digitsoundtracks CDDM 232
28 brani (17 di commento + 11 canzoni) - durata: 49’ 34’’



Già portatore di alcuni lampi di ironia nei suoi due primi western all’italiana Una pistola per Ringo (1964) e Il ritorno di Ringo (1965), Duccio Tessari vira decisamente verso la commedia con Vivi o preferibilmente morti dove si narrano le vicende pazze dei fratelli Mulligan (Monty e Ted) ai quali è stata lasciata una cospicua eredità riscuotibile solo se riusciranno a vivere insieme per sei mesi. A suo modo il film, basato su un soggetto di Ennio Flaiano, anticipa la definitiva svolta comica inaugurata da Lo chiamavano Trinità… (1970) e ben presto trasformatasi in deriva nonostante il rinnovato successo di pubblico, e dimostra come il genere, ormai in conclamata crisi di creatività, cercasse di mantenersi in vita ricorrendo alle ibridazioni.
Partecipano all’operazione due artisti icona del nostro western entrambi scomparsi lo scorso mese di ottobre: Giuliano Gemma, protagonista insieme al pugile Nino Benvenuti per una volta prestato al cinema, e Gianni Ferrio, autore della colonna sonora. Quest’ultimo mette a punto un commento più che mai determinante nel dare sostanza alla vis comica della pellicola grazie ad una selezione di temi frizzanti e pirotecnici. Si parte con “Monty and Ted”, innocua canzoncina del duo John Ireson & Wayne Parham (The Wilder Brothers), il cui impianto country viene sporcato con irriverenti intrusioni del marranzano e del kazoo. Si continua riprendendo questa melodia in versioni strumentali corrette in conformità con le esigenze filmiche: ad esempio “Monty and Ted: riding towards the sunset” ha un’introduzione orchestrale epica; “Monty and Ted: in a sentimental mood” assume i connotati di una romantica ballata per chitarra ed armonica; “Monty and Ted: working hard” è in pratica un pezzo da saloon per banjo e pianoforte. Il resto della partitura è all’insegna della varietà con l’unico denominatore comune della spensieratezza: ci sono paradossali valzer con ocarina e banjo in primo piano (“Little mountain stream waltz”), buffoneschi fiati swinganti (“Let’s keep our fingers crossed”), dolcissimi paesaggi romantici (“Two peaceful brothers” e “Falling in love with a pretty girl”), marcette circensi (“Yes, sir”), frammenti natalizi (“…24th december…”). Nella copiosa sezione bonus track comprendente tutti i brani non inclusi nella precedente edizione in CD (un’antologia dedicata nel 1999 dalla CAM ai western del compositore), si segnalano infine, tra le altre, alcune tracce atmosferiche, la canzone-tema cantata in italiano e un brano di ispirazione classica (“Seq. 5”).
Una tale congerie di motivi e suggestioni si può spiegare con la mancanza di un vero e proprio stile musicale sovrapponibile alla commedia western; così Gianni Ferrio, anziché avviarne la definizione di uno specifico, ha preferito attingere a più fonti senza peraltro temere di allontanarsi dal solco tracciato da Ennio Morricone e senza cedere alla tentazione di farne una parodia. L’anno successivo Franco Micalizzi, commentando le avventure di Trinità e Bambino, deciderà invece di seguire la strada della rielaborazione personale del più puro spaghetti western, a sua volta imitato da schiere di epigoni.

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