20 Nov2013
La leggenda della pianista
Ennio MorriconeLa leggenda della pianista (2013)
Pianoforte: Gilda Buttà
Cd + Dvd Digitmovies DPDM008
CD 22 brani – Durata: 73’00”

Sappiamo che è ormai possibile, e da tempo, tracciare una storia dell’interpretazione morriconiana, così come avviene per (pochi) altri grandi compositori che hanno fatto e fanno la storia della musica per film: tali e tanti sono gli esecutori, sia vocali che strumentali, avvicendatisi nel corso degli anni nella proposta delle sue partiture. Per stessa ammissione del maestro romano, quello con la pianista siciliana Gilda Buttà è stato un incontro relativamente tardivo, avvenuto alla fine degli anni Ottanta e per il rimpiazzo occasionale del suo pianista di fiducia, all’epoca indisponibile. Col tempo la concertista di Patti si è rivelata una collaboratrice e una componente imprescindibile dell’universo sonoro morriconiano, una “voce” solistica dal profilo protagonistico e contemporaneamente del tutto amalgamata nell’insieme della sua poetica. Il virtuosismo trascendentale, la finezza a volte impalpabile del tocco, lo spettro dinamico della sua tastiera, la delicatezza eterea del fraseggio fanno di questa artista il corrispettivo di ciò che Edda Dell’Orso è stata sul piano vocale, ossia un elemento strutturalmente fondativo e inconfondibile del comporre di Morricone.
Questo disco della Digitmovies, unitamente al dvd che lo accompagna e che ne costituisce l’equivalente visivo, nasce come omaggio ad un evento svoltosi 15 anni fa e di cui esso è la registrazione: ossia un concerto dal vivo tenutosi nel dicembre del 1998 all’Auditorium “Giuseppe Sinopoli” del Museo di Tradizioni e Arti Contadine di Picciano, provincia di Pescara, una realtà periferica vitalissima e preziosa, di cui era anima e sostegno il professor Franco Di Silverio, alla cui memoria – come ci spiega nelle note di copertina il produttore del cd Luca Di Silverio – l’album è dedicato. Importante ed emozionante il dvd, con gli interventi del prof. Di Silverio e quelli introduttivi ai brani dello stesso Morricone, perché anche se la qualità non è professionale e il video è stato registrato con telecamera fissa, esso documenta da presso la sapienza esecutiva e il rigore stilistico della Buttà; peraltro ancor più ragguardevoli nel cd, supervisionato da Pierluigi Valentini e Claudio Fuiano.
Impressionanti i quattro studi per piano-forte (sic), brani catafratti e quasi ossessivi, la cui essenza risiede nella grafia del titolo: sono infatti concepiti per esaltare l’arco dinamico dello strumento anzi esasperandolo dal pianissimo al fortissimo, e si muovono – soprattutto il primo e il secondo - sollecitando un’alternanza di contrasti quasi provocatoria: il n.2 specialmente vive su un effetto spettacolare di “pedale ritardato” che smorza repentinamente la brutale violenza della nota ribattuta. Esemplare anche il “Rag in frantumi” che costituisce, come spiega Morricone, una sorta di “detrito” della forma rag, quasi una “spazzatura”, un materiale bruto e primordiale di scarto ma riaggregato secondo bagliori quasi sinistri e nello stesso tempo beffardamente autoironici.
Nelle pagine cinematografiche Gilda Buttà riesce miracolosamente a far dimenticare almeno per un momento l’assenza della componente orchestrale. Non si tratta sempre e solo di pagine note, anzi vi figurano alcune rarities: come l’adagio quasi funebre per Cane Bianco (1982, di Samuel Fuller) o la sonatina apparentemente spensierata ma intimamente e dolorosamente malinconica per Gli angeli del potere (1989), un tv-movie firmato da Giorgio Albertazzi e dedicato alla vera storia dell’attrice dissidente cecoslovacca Vlasta Chramostová. Se in Love Affair e Nuovo Cinema Paradiso la Buttà accarezza il lirismo morriconiano con affettuosa naturalezza, il valzer “stonato” di Stark System si accende di illuminazioni livide e la celeberrima marcetta di Indagine su un cittadino trascritta sul pianoforte assume – nel rimpallo tra registro grave e acuto e nelle appoggiature ruvide – un tono ancor più grottesco e acido dell’originale. Metti una sera a cena è presente non con il notissimo ostinato su tre note bensì con il sognante e sorridente tema secondario, mentre il perorante tema de Il deserto dei tartari si carica di un fraseggio ed un’intensità chopiniani e quello da Gott Mit Uns, di rara bellezza, trova nella sospensione e nell’intarsio dei “rubati” e nella sapienza del tocco della Buttà una ritualità dolente e pietosa. Pagina non frequentissima all’ascolto è anche il toccante tema da Le due stagioni della vita, mentre al film di Tornatore da cui prende il titolo l’album è dedicata un’ampia suite finale di brani. Qui si riscontra l’appello morriconiano a forme note come il notturno, la tarantella o il “moto perpetuo”: ciò segue evidentemente il profilo del protagonista del film, ma è anche l’occasione in cui Gilda Buttà può dare fondo a tutta la propria tecnica impareggiabile. Il “Nocturne with no moon” è un arabesco impressionista e fluttuante dalla tessitura di straordinaria trasparenza timbrica, i “Portraits” una serie di rapidi schizzi in controluce, la “Tarantella in terza classe” un esercizio popolaresco scatenato ma raffinatissimo, “Playing love” quasi un lied amoroso di irresistibile, a tratti rachmaninoviano coinvolgimento sentimentale e “Moto perpetuo” uno scampolo stupefacente di virtuosismo da brividi che sembra mescolare le altitudini siderali lisztiane con il pianismo percussivo dei primi Bartòk e Prokof’ev.
Un’antologia dunque che si aggiunge alle molte di Morricone già esistenti, ma con il surplus di un’esecuzione “live” fulminante sul piano interpretativo e di grande lascito e valore intrinseco su quello culturale.