30 Ott2013
…Continuavano a chiamarlo Trinità
Guido & Maurizio De Angelis …Continuavano a chiamarlo Trinità (1971)
Digitmovies/Digitsoundtracks DPDM 010
25 brani (21 di commento + 4 canzoni) - durata: 52’ 26’’

Nel 2009 è avvenuto un fatto importantissimo per i cultori delle colonne sonore legate ai western all’italiana: il ritrovamento dei nastri originali incisi da Guido & Maurizio De Angelis per il film di Enzo Barboni …Continuavano a chiamarlo Trinità. A lungo reclamata dagli appassionati dopo un’ormai irreperibile uscita in 33 giri risalente ai Settanta, il grato compito di pubblicare la OST per esteso (sette sono i brani non sincronizzati aggiunti alla tracklist) e per la prima volta su supporto digitale è toccato alla Digitmovies in collaborazione con Beatrecords. Il risultato, dopo il superamento di alcuni ostacoli di natura contrattuale, è un’elegantissima edizione in digipack destinata a diventare a breve un oggetto di culto.
Se Franco Micalizzi nel commentare Lo chiamavano Trinità… (1970) aveva optato per una personale rielaborazione dei codici cinemusicali del western all’italiana, nel secondo episodio i fratelli De Angelis (scritturati dopo il forfait del loro predecessore dovuto a divergenze con la produzione) hanno preferito prendere spunto dalla tradizione popolare americana. Venute meno nel nuovo trend del western italiano le istanze superomistiche e le logiche ispirate al motto «mors tua vita mea», non è stato più necessario neppure per le musiche spingere eccessivamente sul pedale dell’epica e dell’iperbole stilistica. Banditi dunque gli assoli di tromba, i fraseggi di chitarra elettrica, le ritmiche galoppanti e le imponenti architetture sinfoniche, ecco il recupero delle sonorità country e country blues, senz’altro più coerenti con la bonomia fumettistica e il look straccione di Trinità e Bambino.
Le due punte di diamante di questa partitura sono “Trinity stand tall” e “Remember”. La prima, una canzone affidata alle voci di Gene Roman e del coro 4+4 di Nora Orlandi, viene più volte ripresa in versioni (o anche brevi frammenti) strumentali folk-oriented con le chitarre acustiche di Maurizio De Angelis e l’armonica a bocca di Franco De Gemini in netta evidenza. La seconda è una sognante ballata di taglio orchestrale (ne ascoltiamo anche una variazione cantata non presente nel film) sottesa all’idillio amoroso sbocciato fra Trinità e la giovane figlia di un pioniere.
La falsariga minimalista e bluesy è rispettata anche quando ci si allontana dal tema principale, ad esempio in “Assalto alla diligenza”, “Ranch di Parker” e “Seq. 2”; un po’ più elaborate negli arrangiamenti appaiono invece ”Trinity e Bambino in città” e ”Trinity e Bambino al ristorante” che sfruttano alternativamente la sezione fiati e il pianoforte. A parte un fugace episodio di tensione ottenuto con un pedale d’archi e corrispondente al prologo (“Seq. 1”), solo nelle sequenze “Bambino si confessa” e “Pace alla missione” viene tradita l’ impostazione di base a vantaggio della musica sacra cui si ricorre con intenti beffardi. Nel primo caso un organo liturgico si contrappone alla ben poco ortodossa maniera di vivere il sacramento della riconciliazione da parte del personaggio interpretato da Bud Spencer, nel secondo lo stesso organo, reso ancora più ieratico per la presenza costante di un coro e delle campane, accompagna con effetto straniante la colossale e folle zuffa finale.
All’epoca poco più che esordienti nell’universo dell’Ottava Arte, Guido & Maurizio De Angelis hanno saputo dedicarsi a …Continuavano a chiamarlo Trinità senza lasciarsi condizionare dall’autorevole precedente, giungendo addirittura a meritarsi i pubblici elogi dello stesso Micalizzi. Da qui in avanti inizierà per loro un sodalizio di grande successo con il duo Bud Spencer/Terence Hill.