21 Gen2013
Cattiva
Armando Trovajoli
Cattiva (1991)
GDM /Legend 8018163042043 CD
16 brani – durata: 42’00”
La donna vive una drammatica stagione di cura in bilico tra una diagnosi di schizofrenia che la condannerebbe per sempre ed una semplice nevrosi curabile attraverso i nuovi metodi Freudiani. La partitura del Maestro riflette il periodo storico di ambientazione (i primi del Novecento): siamo, perciò, lontani dal tipico sound jazzistico al quale ci aveva spesso abituati, in favore di una musica di stampo neo-classico, dominata dagli archi e dal pianoforte, dalle forti tinte emozionali, che segue il percorso di sofferenza fisica e mentale della protagonista.
Il tema principale, “Cattiva - Titoli di testa”, melodico e drammatico, poggia su un tappeto di archi e pianoforte, domina la quasi totalità della musica incisa per questa colonna sonora, quasi a sottolineare la condizione mentale della protagonista, intrappolata in una clinica psichiatrica. Viene ripreso più volte con variazioni minime in “Dolcezza apparente”, “Diagnosi sbagliata”, “Cattiva” (con variazioni al pianoforte), “Passeggiata nel bosco” e “Ombre nell'animo” (con una sorta di sonata introduttiva ed un carillon schizofrenico sul finale), “Bisognosa di cure”, “Amore nel dolore” e “Guarita”. Completano il ventaglio di incisioni e variazioni le ultime due tracce con la ripresa orchestrale di “Cattiva - Finale” e “Cattiva (provino per il regista)”.
Le uniche digressioni esplicite dal tema principale sono alcuni brani scuri e atmosferici caratterizzati da archi tesi e un cinetico e inquietante fraseggio di pianoforte, flauto e gelide folate di sintetizzatore (“Temporale” e “Il buio nella mente”).
“Clinica psichiatrica” sembra quasi un tema da thriller/horror (non sarebbe dispiaciuto a Fulci o Tarantino) mentre “Corridoio oscuro” si basa su dissonanze insistite del pianoforte sulla melodia del violoncello. Unico momento dolce dell'intera partitura il tema “Emilia e Gustav”, un intreccio di archi e pianoforte capace di sciogliere in un colpo sole il cuore dell'ascoltatore.
Sicuramente sono tra quelli che amano Trovajoli soprattutto per il suo lavoro sui film degli anni '60, al limite anche quelli appartenenti ai filoni più disparati dei sub-sub-generi che davano però al compositore occasione di sperimentare linguaggi nuovi (per allora) per la musica italiana, con quelle commistioni inedite e strabilianti di jazz, beat, lounge e funk.
C'è da dire, però, che l'immensa capacità compositiva ed esecutiva del Maestro è udibile in tutta la sua forza anche in una colonna sonora come questa, più affine forse al lavoro del Morricone più classicheggiante o di Michael Nyman, nonostante scevra di qualsiasi elemento ritmico e solo a tratti davvero incisiva.