16 Gen2013
Viva l’Italia
Giuliano Taviani/Carmelo Travia/AA.VV.
Viva l’Italia (2012)
GDM 4024
19 brani (13 canzoni + 7 di commento) – durata: 60’00”

Al bravissimo Michele Placido in Viva l’Italia, nel ruolo di un bieco, viscido politico ad alti livelli, accade proprio quello che mi chiedevo all’inizio di questa recensione: sbrocca di brutto a causa di una malattia (presunta o reale?) ed incomincia a dire tutta la verità, sbuttanando sia i tre figli straraccomandati (Bova, Gassman, Angiolini) che colleghi, amici, etc. con le conseguenze tragicomico-surreali del caso. Ed una vena dolceamara da vecchia commedia italica che non guasta, anzi rinforza il tutto! Il regista Massimiliano Bruno affida il commento sonoro del film ad una serie di canzoni italiane più o meno note (alcune scritte per l’occasione!) e dalla tematica chiara e puntuale sulla situazione sociale, politico-culturale ed emotiva nostrana, in perfetto tema con la trama del film, e alla partitura originale composta e orchestrata da Giuliano Taviani e Carmelo Travia, avvezzi alle commedie di costume nazionali (Boris il film e la serie, La donna della mia vita, Nessuno mi può giudicare, Amore, bugie e calcetto). Il loro score (eseguito dall’Orchestra Czech National Symphony) rispecchia più l’aspetto amaro e riflessivo della pellicola che quello comico, che pur insiste e persiste lungo quasi tutto il film. Ne sono lo specchio esplicito temi quali “In bilico” con quel violoncello struggente che asseconda il mesto incedere degli archi e del pianoforte in un leitmotiv dalle forti tonalità drammatiche, “La Costituzione” con un valzer elegiaco dalle reminiscenze minimali all’Alexandre Desplat, “Xanax” dal piano angosciato, gli archi in controcanto e le chitarre elettriche con ritmiche sintetiche a creare un dolore profondamente immerso nell’animo, ed infine “Ritorno a casa” con il piano e il violoncello, uno a supporto emotivo dell’altro, e la chitarra in ritmico aiuto, a delineare un leitmotiv tristemente dolce, ma con quella forte sensazione di volersi rifare di tutto il tempo perduto ad inseguire il niente. Al lato opposto, i brani briosi come “Stalker”, dall’ostinato iniziale desplatiano e dalle atmosfere onirico-sornione, con quel piano e band swingante finale, “Manusc” dall’inconfondibile sonorità alla Django Reinhardt con lo swingato clarinetto di Luca Sbardella e “Scorfano” beffardamente cattivo con il suo incedere veloce dell’orchestra d’archi e fiati con un tema da commedia anni ’50 – ‘60, raffigurano i momenti più leggeri della storia.
Il reparto canzoni mette in bella mostra Mino Reitano con la sua speranzosa e teneramente epica “Italia”, Marco Filardo, Marco Conidi e Frankie HI-NRG, con la partecipazione di Piji, in “Viva l’Italia”, balcanica ballata hip-hop istruttiva e popolare, molto solare, e i primi due cantautori con la canzone pop romantica “La verità” assai anni ’70, il regista Massimiliano Bruno con il rap arrabbiato “Mio padre” composto appositamente per il film e il ridicolo pezzo disco “Senti il sentimento” in stile Mike Francis, la nota e bella ballad rap “Quelli che benpensano” di Frankie HI-NRG MC, Caparezza con la sferzante e acida “Alita gli ani” (scritta per i titoli di coda), Daniele Silvestri con la sudamericana e denunciante “Il mio nemico”, Mannarino con la rumba sul filo dell’ironia criticante “Svegliatevi italiani” in stile Paolo Conte, Luca D’Aversa con la poppeggiante, alla Daniele Silvestri, “Imparerò”, la delicata e sensuale al contempo Emilia Bruno in “Le risposte che non hai”, canzone d’amore lieve per chitarra solista, e in conclusione Giangrande con “La neve di Eva” per chitarra, effetti synth e voce sognante. Da sottolineare che la selezione delle canzoni è encomiabile perché davvero riesce a dare voce a tutto quello detto e non detto nel film di Bruno, in maniera perfetta come poche volte accade quando si scelgono le canzoni preesistenti o nuove per commentare una pellicola.