16 Gen2008
Pars vite et reviens tard
Patrick Doyle
Pars vite et reviens tard (inedito, 2007)
Colosseum LC 03387
16 brani – Durata: 41’23”
Una grigia malinconia attraversa del resto buona parte della soundtrack, che per questo può a volte apparire ostica all’ascolto decontestualizzato, nella sua adesione quasi mimetica ai toni della storia raccontata da Wargnier. Ne sono esempi il canto del pianoforte che gioca su poche note in “Camille”; o il motivo lento, accompagnato però da un controcanto nervoso, di “Révélation”.
Ma la colonna sonora di Pars vite et reviens tard non si adagia su una piattezza monocorde. Gli archi riproducono la sensazione d’avere a che fare con un mistero che ha del sovrannaturale in “”L’archéologue”, accompagnati dai fiati severi. Ancora, echi che paiono ultraterreni si tingono qua e là di sfumature antiche (sembrano strizzare l’occhio al peplum) in “L’érudit”. In “La mort en marche”, poi, la lentezza degli archi e il loro insistere su poche note - in contrasto a un pianoforte agitato - rendono in diversi passaggi la sensazione dell’incombere di un pericolo trascendente in modo simile a quello che Alan Silvestri aveva adottato per l’OST de Le verità nascoste (What Lies Beneath, 2000).
Maggiormente incalzante il finale: in “La coupable” corrono gli archi - ruotando attorno a poche note - così come s’affretta il protagonista nel tentativo di arrivare a una soluzione dell’enigma; le percussioni paiono riprodurre il suono delle lancette dell’orologio, sottolineando l’incalzare del tempo.
Così, se anche le sonorità di Doyle non appagano l’udito con immediatezza, rimane da apprezzare la capacità della colonna sonora nell’adeguarsi all’umore della storia che commenta, mettendosi al servizio delle necessità del racconto filmico.