08 Giu2012
Goblin Hell - The Very Best of Goblin – Vol. 2
Goblin
Goblin Hell - The Very Best of Goblin – Vol. 2 (2008)
Cinevox CDMDF626
18 brani – durata: 60’00”
Si comincia con un brano molto rappresentativo, “L’alba dei morti viventi” tratto dallo score di Zombi, film di culto del 1978 diretto da George A. Romero. E’ una delle composizioni fondamentali, tra quelle che hanno reso il sound dei Goblin celebre in tutto il mondo. Composta per una pellicola che segna la nascita dell’horror post-moderno, la track rappresenta l’epicità e l’autorevolezza di un progetto che ha lasciato cinematograficamente (e musicalmente) il segno. Registrata nell’estate del 1978, riunisce in sé elementi che hanno da sempre caratterizzato la musicalità espressiva dei Goblin: originalità, tecnica, ricerca e sperimentazione. Il lungo brano, lento e cadenzato come il passo claudicante e biascicato degli zombie romeriani, riducendo all’osso i chitarrismi di Morante (che ha modo di esprimersi al meglio in un altro grande brano dello score “Zaratozom“, non presente nell’antologia) affida il ruolo trainante all’ossessiva ritmica del basso di Pignatelli e delle percussioni di Marangolo. Il tappeto di tastiere e le campane tubolari enfatizzano le sensazioni apocalittiche che il film vuole e riesce ampiamente a trasmettere.
Sicuramente meno felice la scelta del secondo brano, “Il risveglio del serpente”, pezzo dal tono minore, un divertissement dal sapore classicheggiante (qui epurato dell’originale applausetto finale) tratto dal carismatico album “Roller” uscito nel 1976 nel tentativo di bissare il precedente successo di Profondo rosso.
Il terzo brano proposto nel volume è “Wampyr (Finale)”, tratto dalla colonna sonora del film Martin diretto da George A. Romero prima del successo internazionale di Zombi. Per il suo rilancio si pensò di rieditarlo con un nuovo score utilizzando brani dei Goblin già pubblicati nei loro precedenti album. E, per l’occasione, la Cinevox tira fuori un vero e proprio “asso nella manica”: un inedito, appositamente scritto dai Goblin per il finale del film. La track, non spicca per particolare originalità, riproponendo i soliti stilemi alla Goblin, ma si lascia apprezzare per l’ottimo ‘groove’ e la capacità di trasmettere sufficiente tensione emotiva.
Il quarto brano, “E suono rock” è praticamente un classico. Ritmiche fortemente caratterizzate, un memorabile ‘solo’ grazie alle inarrivabili sonorità dell’hammond, le coinvolgenti chitarre morantiane, gli arrangiamenti curatissimi che rileggono con grande intelligenza il rock del periodo d’oro colorandolo ed arricchendolo con sfumature ed influenze personali; e, ‘dulcis in fundo’, due “protagonisti” d’eccezione: la martellante doppia cassa e l’incantevole suono del sax, rispettivamente dei fratelli Agostino e Antonio Marangolo. Un brano importante che la Cinevox giustamente “restituisce” al pubblico insieme alla storica formazione al completo. I Goblin al top delle proprie potenzialità tecnico-espressive.
La band si è anche cimentata con altri generi cinematografici: è il caso della quinta traccia proposta nell’antologia. Si tratta de “La via della droga”, dal poliziottesco omonimo del 1977 diretto da Enzo G. Castellari. Rock di maniera, esecuzione non particolarmente raffinata, arrangiamenti piuttosto scontati: sicuramente uno score poco sentito ed un progetto musicale che è rimasto solo uno sterile lavoro su commissione.
L’apertura ad un rock con sfumature più romantiche e calde atmosfere acustiche si ritrova nel sesto brano della raccolta: “Amo non amo”, dal titolo della pellicola diretta da Armenia Balducci nel 1979, che ha nello score l’unico suo punto di forza. Una “sterzata” dettata solo da ‘esigenze di copione’ che comunque dà l’idea della grande versatilità artistica dei Goblin, erroneamente etichettati come gruppo specializzato solo nelle colonne sonore horror e che, invece, mostrano di sapersi districare anche in altri generi, senza mai scadere qualitativamente, lasciando ovunque la propria personalissima impronta autoriale.
Inspiegabile svista per la successiva traccia che qui viene erroneamente intitolata come il film, Squadra antigangster, ma che nell’album originale era denominata “Stunt cars”. Lo score della pellicola comico-poliziesca interpretata da Tomas Milian, soffre per una mancanza di coerenza ed unità, pur regalando godibilissimi momenti musicali, fra cui anche questo divertente brano, affidato alle intuizioni ritmiche di Agostino Marangolo e agli abilissimi arpeggi in stile country delle chitarre di Carlo Pennisi. La performance di Simonetti, all’epoca già con un piede fuori dal gruppo, appare, contrariamente agli score precedenti, meno incisiva.
Romantica e classicheggiante l’orchestrale “Eruption St. Helen”, forse troppo lontana dalle corde stilistiche e dalla sensibilità della band. Un’esperienza, quella americana, che ha lasciato ben poche tracce nella carriera della band. Qui sembra essere riportata più per un’operazione filologica di recupero, che per particolari meriti.
E’ poi la volta di “Patrick”, main title dell’omonimo film diretto dall’allievo di Hitckcock, l’australiano Richard Franklin; una pellicola già dotata di una sua colonna sonora originale firmata da Brian May (noto per lo score di Mad Max) ma che, per esigenze commerciali, fu affidata ai Goblin, nella speranza di un rilancio commerciale. Il pezzo propone soluzioni interessanti, come il raddoppio progressivo del tempo che ben rappresenta, nelle sequenze del film, gli impulsi luminosi per risvegliare Patrick, il protagonista, dal suo stato catatonico. Tuttavia lo score nel suo complesso soffre di una freddezza di fondo, di un eccesivo tecnicismo che sembra volere nascondere una mancanza di entusiasmo e d’ispirazione.
Altro brano qui presente, senza dubbio fra i più apprezzati della band, è “Connexion”, tratto dal film Contamination, risposta italiana al celebre Alien di Riddley Scott e diretto dallo specialista del genere, Luigi Cozzi (in arte Lewis Coates). Dotato di un’innegabile energia esecutiva che gli permette di costruire abilmente intense atmosfere e grazie a un’esecuzione sempre ‘a tiro’, stacchi e tempi funzionali, tastiere solide ed incisive si è guadagnato una posizione d’onore nella discografia ideale dei fans del gruppo.
L’undicesima traccia è dedicata a “Buio Omega”, tratto dallo score della malatissima incursione di Joe D'Amato nell’horror del 1979. Brano non particolarmente memorabile, ma con una potente ritmica dal sapore funkeggiante. Si avverte inevitabilmente l’assenza delle chitarre che avrebbero sicuramente permesso una costruzione più articolata ed uno sviluppo meno statico e più personale dell’arrangiamento.
“Non ho sonno” è il brano di apertura (e di chiusura) dell’interessante colonna sonora partorita dalla reunion della vecchia formazione avvenuta nel 2001. Maturità tecnica, eleganza stilistica e ispirazione sono alla base di questo brano, che rappresenta al meglio uno score di grande spessore. Il sound dei Goblin ritorna alla solidità di un tempo, con chitarre importanti, coinvolgenti tastiere e spettacolari ritmiche. Un brano (ed una colonna sonora) senza dubbio da riscoprire.
Intensi momenti d’atmosfera ed ampie dosi di misticismo new-age nel tenebroso “La chiesa”, brano di punta tratto dal soundtrack del film omonimo prodotto da Dario Argento e diretto da Michele Soavi nel 1989. Chiaro self-made-work affidato alle nude mani di un Pignatelli qui alle prese anche con sintetizzatori e programmatori Lynn (nonchè unico detentore, in quel periodo, del marchio Goblin), non perde il confronto col nume tutelare del rock progressive, Keith Emerson, in compresenza nell’album.
Fra le ultime tracce dell’antologia ricordiamo l’intenso ''Gamma'' composto dal maestro Enrico Simonetti in cui i Goblin appaiono in semplice veste di esecutori e il brano ''Chi?'' scritto da Pippo Baudo e Pippo Caruso per uno show televisivo di successo andato in onda in Rai negli anni settanta.
In quest’ultimo caso la Cinevox ha avuto la buona idea di recuperare entrambe le facciate del 45 giri uscito nel 1977, mixandole fra loro, al fine di ricavare un’unica interessante traccia.
Per queste e mille altre ragioni un album fondamentale per i fans del gruppo, consigliatissimo anche a coloro che vogliono conoscere o riscoprire le sonorità autentiche e il grande sound di una band che ha fatto della qualità il proprio carattere distintivo.