11 Mag2012
Un uomo chiamato Apocalisse Joe
Bruno Nicolai
Un uomo chiamato Apocalisse Joe (1970)
Beat Records Company CDCR 115
21 brani - durata: 55' 54"

Tra velleità autoriali, cadute di gusto, scadimenti nel ridicolo involontario, comicità demenziale e violenze gratuite, la filmografia del western all’italiana minore offre di tanto in tanto spunti di qualche interesse nella caratterizzazione dei personaggi. Come non ammettere che il protagonista di Un uomo chiamato Apocalisse Joe ha un che di originale? Non è raro nell’universo dello spaghetti western imbattersi in un attore girovago che recita i drammi di Shakespeare nei villaggi e diventa pistolero per necessità? Ma al di là di questo, l’unico punto del film che veramente si erge dalla mediocrità generale risiede, come spesso accade, nelle musiche e la firma di Bruno Nicolai è di per sé una garanzia. La Beat Records ripubblica lo score in un’edizione corredata da inediti e con un artwork nettamente migliorato rispetto a quella, ormai irreperibile, risalente al 1998. Ad essa era abbinato un secondo western del Maestro, Lo chiamavano Tresette… Giocava sempre col morto (1973), che a sua volta è stato da poco ristampato autonomamente per poter far spazio a tutto il materiale d’archivio precedentemente scartato. Si conferma dunque l’attenzione da parte delle case discografiche specializzate per i lavori del compositore romano, da sempre molto amato dal pubblico degli appassionati del genere.
Il tema principale (“Seq. 1”) rispecchia lo stile adottato da Bruno Nicolai nei western degli anni Settanta, cioè eroico ed ostentatamente melodico, ed è diviso in due parti: la prima, ripetuta spessissimo nella partitura, presenta una chitarra acustica arpeggiata che duetta con l’ocarina in un’atmosfera quasi bucolica; la seconda, introdotta da alcune battute eseguite dall’oboe, è un crescendo che culmina in un indovinato fraseggio di chitarra elettrica seguito dalla piena apertura dell’orchestra. Tra le numerose citazioni e alterazioni del leitmotiv - un pezzo giustamente celebre e sempre annoverato nelle miscellanee più attente - andrebbe menzionata almeno “Seq. 19”, una variazione frenetica arricchita dai fiati, dalle campane e da un assolo di tromba che introduce la prolungata resa dei conti finale.
Nelle scene drammatiche e di suspense il musicista fa un uso meno esteso del solito delle dissonanze e preferisce mantenersi all’interno delle strutture melodiche inserendo nelle trame sonore brevi appunti di ruvida chitarra elettrica distorta o di morbida ocarina. Si prosegue poi con gli ordinari pezzi da saloon (“Seq. 3” e “Seq. 15”) e una danza popolaresca e medievaleggiante per chitarra acustica, tamburello e flauto (“Seq. 11” e, con diverso arrangiamento, “Seq. 13”) a commento delle scene in cui Apocalisse Joe si traveste da vecchio attore ambulante e da frate: l’intento è quello di porre l’accento sul carattere farsesco e giocoso delle due situazioni. Nel secondo movimento della stessa danza, più lento e malinconico, una chitarra acustica ed un flauto incorniciano la recita di un passo del Macbeth. Segnalo infine una curiosità: la lunga e distesa “Seq. 10”, caratterizzata dal binomio chitarra acustica arpeggiata-organetto e relativa ad un episodio di agguati e pistolettate, verrà riutilizzata dal Maestro almeno in un paio di altre pellicole negli anni successivi.
E così Apocalisse Joe va fare compagnia ai vari Django, Ringo, El Cisco, Gentleman Jo, Cuchillo, Sartana, Indio Black, Camposanto, Arizona, Spirito Santo, Tresette, Epidemia, Shanghai Joe, vale a dire ai personaggi che possono fregiarsi dell’onore di aver avuto come sfondo alle loro epiche o picaresche imprese le ottime musiche di Bruno Nicolai, uno degli esponenti di maggior spicco del western italiano.