Rocketship X-M

cover_rocketship.jpgFerde Grofè
Destinazione Luna (Rocketship X-M, 1950)
Monstrous Movie Music (MMM-1965)
16 brani – durata: 37’16’’

Rocketship X-M è un film in bianco e nero del 1950 ambientato su Marte e a basso costo (si preferì Marte alla Luna, protagonista del rivale film a colori Destination Moon perché il deserto della California avrebbe azzerato le spese per il set). Del resto lo spazio, la luna e i marziani (Orson Welles docet) erano i soggetti favoriti del cinema di intrattenimento americano in quella metà del XX secolo. Una b-movie come Rocketship X-M può incuriosire per il mix di scienza e finzione (si racconta di un razzo che, partito per la Luna, cambia rotta e atterra su Marte, dove i cosmonauti hanno tutti gli incontri “ravvicinati” del caso) e soprattutto, direi, per i nuovi linguaggi, creati letteralmente dal nulla. Tra questi ovviamente la colonna sonora, anche perché nel 1950 si era in un certo senso alla preistoria e i compositori per film avevano un problema fondamentale: la totale mancanza di riferimenti. O quasi. Forse un aiuto (e che aiuto!) poteva infatti venire dalla sinfonia di Gustav Holst del 1917 intitolata “I Pianeti”, stilisticamente all’avanguardia e che ancora oggi può essere considerata fondativa di tutto un filone applicativo della musica allo spazio. In sette poemi sinfonici Holst descriveva ciascun pianeta del sistema solare a cominciare da Marte che, in omaggio al suo nume tutelare, veniva descritto con squilli di tromba, ostinati e percussioni. Questo approccio ha giocato certamente le sue influenze sul lavoro del newyorkese Ferde Grofè (1892-1972) per la colonna sonora di Rocketship X-M, ma ovviamente non si può né si deve parlare di una semplice imitazione. Ferdinand Rudolph von Grophé (così all’anagrafe) proveniva da una famiglia di musicisti (sapeva suonare violino, viola, pianoforte, corno, tamburi, tutti strumenti insegnatigli da nonni e genitori). In gioventù aveva suonato in band jazz (formazione che traspare nella OST) anche se prima di sfondare si era adattato alle professioni più disparate (dal camionista all’ascensorista!). Nel 1909 entrò come suonatore di viola alla Los Angeles Symphony, quindi cominciò a lavorare come arrangiatore negli anni ’20 e ’30 (per Paul Whiteman) e realizzò anche una riduzione di “Rhapsody in Blue” di Gershwin che fu molto apprezzata. A partire dal 1926 compose le sue prime opere per gruppo jazz e orchestra (“Mississippi Suite”, più tardi ripresa anche da Sinatra, “Grand Canyon Suite”, quest’ultima utilizzata in un film della Disney del 1958) e nel 1930 entrò nel cinema come arrangiatore per il film King of Jazz. Pochi altri titoli seguirono come creatore di musica originale: Minstrel Man (1944) e appunto Rocketship X-M nel ’50 assieme a The return of Jesse James. Per lo sci fi concepito da Kurt Neumann, Grofé realizzò uno score evocativo, alla Holst per la qualità della scrittura, in cui, oltre al tema roboante dei titoli di apertura (“Main Title”), ad alcuni passaggi solenni (“The Ruins”) e alle brevi sequenze romantiche (“Floyd And Lisa At Window”), spiccano soprattutto le atmosfere “artigianali” di mistero, attesa ed irrealtà (“The Motors Conk Out”, “Floyd Whispers”, “We See Mars”, “The Landing on Mars”, “I Saw The Martians”), suggerite dall’uso di strumenti (vibrafono, novachord) e tecniche esecutive (vibrati e tremoli) che andavano di moda all’epoca. Azzeccato si rivela l’uso dell’arpa e soprattutto del theremin, strumento elettronico progenitore del sintetizzatore che, a quanto pare, venne utilizzato per la prima volta in un film di fantascienza (in precedenza Miklos Rozsa lo aveva introdotto in film degli anni ’40 che raccontavano di disturbi psicologici). Il theremin diventerà un must in qualsiasi pellicola fantascientifica, anche se oggi è confinato al suo sound retrò. Una curiosità ci è rivelata negli approfonditi crediti di copertina (ben 16 pagine illustrate che si aprono a ventaglio). Sembra che lo strumento venne suonato in presa diretta con la mano destra dal conductor Albert Glasser mentre con la sinistra dirigeva l‘orchestra. A quanto pare, inoltre, Glasser ebbe un ruolo importante nelle orchestrazioni, poiché la produzione aveva lesinato sul budget e non poteva permettersi l’arrangiamento di Grofé (che si limitò a scrivere soltanto la partitura). Il risultato fu comunque ottimo considerando anche il colorito organico della compagine sinfonica: 10 violini, 2 viole, 2 violoncelli, 1 contrabbasso, 1 tuba, 1 flauto, 1 oboe, 2 clarinetti, 1 basso clarinetto, 1 fagotto, 3 trombe, 3 tromboni, 3 corni francesi, arpa, novachord, theremin e percussioni. Insomma, questo CD offre un tuffo nel passato della fantascienza musicalmente molto piacevole e divertente (peccato solo per la qualità mono e quasi radiofonica delle tracce).
 

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