The Lord of the Rings Symphony

cover_lord_of_the_rings_symphony.jpgHoward Shore
The Lord of the Rings Symphony (2011)
Howe Records (1005)
2 CD: 6 brani totali – durata complessiva: 115’15’’

 

Da dieci anni ormai Howard Shore gira il mondo con la sua Sinfonia in sei movimenti tratta dalla OST del Signore degli Anelli. La prima esecuzione è avvenuta nel 2003 a Wellington e la scelta non è stata casuale perché, in base a quanto dichiarato dallo stesso Shore, le musiche della tolkieniana Terra di Mezzo sono nate proprio in Nuova Zelanda (sede di molte scene in esterna) durante i briefing con Peter Jackson, Fran Walsh e Philippa Boyens. Da allora la tournée è proseguita trionfalmente in Nord America, Australia, Medioriente ed Europa (Italia compresa, con una due giorni nel 2009 all’Auditorium Parco della Musica di Roma) ed oggi è anche sorta una variante di concerti intitolati Live to Projection, diretti da Ludwig Wicki e Erik Eino Ochsner, nei quali la colonna sonora, eseguita dal vivo, accompagna la proiezione del film. È proprio il caso di dire che queste esperienze hanno fatto uscire la OST dal grande schermo e dai pur eccellenti dischi rilasciati negli anni (soprattutto le extended version che rimangono pur sempre il punto di riferimento), sebbene l’avvicendarsi delle più svariate compagini orchestrali e corali abbia prodotto delle inevitabili fluttuazioni interpretative, non sempre ineccepibili. In realtà la colonna sonora in sé ha un impianto fonico così prepotentemente sinfonico e classico – con pochissime concessioni all’esotico e ancor meno all’elettronica – da costituire quasi un pozzo senza fondo (anche se un fondo ce l’ha: ben dodici ore di musica allo stato puro!) per successive riduzioni (e sottolineiamo: riduzioni) concertistiche. Infatti la prima cosa che balza agli occhi dopo aver ascoltato il doppio album di circa due ore, non è tanto questo o quel movimento comprensivo di vari temi al suo interno, ma l’esatto contrario, ovvero tutto ciò che è stato tagliato, accorciato, sfumato od omesso del tutto rispetto alle versioni integrali. Ovviamente non si può pretendere di assemblare una sinfonia che duri 12 ore di fila, sarebbe da pazzi. Però possiamo ragionare sul materiale che c’è e su quello che non c’è. Howard Shore sembra aver seguito un criterio di scelta libero dal fotogramma, restituendo alla musica la sua dimensione narrativa più che didascalica. Questo è particolarmente evidente nella presenza di brani che nel film sono associati alla narrazione “fuori campo”, a scene di “riepilogo” o ai titoli di chiusura (“The Prophecy” nel primo movimento, “The Breaking of the Fellowship” nel secondo, “Foundations of Stone” nel terzo, etc.). Altro aspetto è la non necessaria proporzionalità dei temi musicali inseriti nelle suite. Ad esempio, nel quarto movimento (forse il più godibile e straordinario di tutta la Sinfonia) Shore ha inserito la marcia con cui inizia la famigerata battaglia per il Fosso di Helm, quindi una sezione dove è presente il vistoso tema di 5/4 (di solito associato ad Isengard) ma melodicamente sovrapposto al tema di Rohan e a seguire l’epico allestimento corale e sinfonico per l’ingresso in scena di Gandalf e dei Rohirrim. Ebbene, tutto questo materiale è stato compattato e rielaborato per una durata complessiva di circa 6’50’’, mentre la sola “Gollum's Song” che chiude il movimento dura oltre 3 minuti. Tradotto: Shore ha preferito tagliuzzare l’abbondante materiale “didascalico” (senza peraltro nemmeno badare tanto alla qualità di ciò che tagliuzzava), a favore dei brani per così dire già “pronti” e concepiti all’origine come mini suite tematica, talvolta vere e proprie canzoni (peraltro non sempre impeccabilmente interpretate ad eccezione del soprano Kaitlyn Lusk che riesce a non far rimpiangere Annie Lennox). Altro esempio di questo procedere è l’omissione della versione integrale del gran finale del sesto movimento (“The End of All Things”) contenente un poderoso tema trionfalistico che visivamente coincide con l’esplosione di Monte Fato (stranamente non è stato inserito nemmeno nel rilascio commerciale della OST e bisogna andare a trovarlo nel quadruplo album della extended version). Anche in questo movimento, poi, la conclusiva suite/canzone “The Grey Havens/Into the West” occupa un posto di riguardo e molto esteso. Insomma chi, come il sottoscritto, ama soprattutto i momenti più epici ed eroici della partitura, può restare un po’ deluso da queste scelte, considerando che l’orchestra e il coro mastodontici sono schierati dal vivo e non chiedono altro che far esplodere il teatro con vette di decibel stratosferiche. Che, comunque, non mancano nella registrazione effettuata a Lucerna (Svizzera) dalla 21st Century Symphony Orchestra & Chorus sotto la direzione di Ludwig Wicki (aspetto questo un po’ singolare: Shore sapeva e poteva fare di meglio…). Tutta la Sinfonia è spettacolare e degna della tradizione concertistica occidentale più grandiosa. Segnaliamo solo alcuni momenti cruciali: il tema dell’Anello per archi, criptico e oscuro, e il rilassante tema della Contea per flauto di pan (nel primo movimento); “Gandalf's Lament”, con innovative soluzioni timbriche e vocali, e “The Breaking of the Fellowship”, significativa suite conclusiva per coro di voci bianche (nel secondo movimento). Quindi gli spettacolari temi ascendenti nei movimenti 4 (la “Marcia degli Ent”) e 6 (“The Fields of the Pelennor”). Un’ultima nota strettamente tecnica riguarda l’incisione, che è eccellente nonostante la veste live della performance (ma chi è assuefatto ai CD non potrà non notare quelle rughe che fanno un CD registrato dal vivo).   

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