04 Mag2011
Matrimoni e altri disastri
Carlo Crivelli
Matrimoni e altri disastri (2009)
Warner Chappell Music Italia
31 brani + 2 canzoni – Durata: 69’44”
Ma nel proprio lungo percorso la partitura rivela anche aspetti meno rassicuranti, più spettrali, quasi che l’umorismo si facesse più smaccatamente beffardo, irridente e un tantino “nero”: così, la seriosa compunzione di “Un attacco di panico”, dopo l’intro dei legni, si scioglie in movimenti sinuosi e totalmente ambigui degli archi mentre anche le movenze di danza, ricorrenti nello score, conoscono pause sospensive e andamenti incerti, quasi zoppicanti (“Il convivio intellettuale”). “La comprensione”, forse il frammento più lirico e “crivelliano” di tutti, è un lied per corno e archi che avanza a fatica fra incisi ritmici titubanti e vagamente sinistri, così come le sonorità liquescenti di “Sembrava amore 3” (arpa, corno, quartetto d’archi) tendono senz’ombra di dubbio a spargere sulle atmosfere una tinta più cupa e meno goliardica. Il dialogo stretto fra i diversi colori orchestrali si sublima in “L’interculturale 2”, sorta di scherzo esoticheggiante con echi hindemithiani, mentre “E adesso dimmi qualcosa” rimette insieme sapori spagnoli con lunghe, pausate frasi degli archi, e il tono complessivo si fa sempre più interrogativo e spezzettato in “La comprensione 2”. L’utilizzo dell’orchestra per gruppi, quindi in chiave sostanzialmente cameristica, è il modulo che Crivelli adotta per isolare le singole soluzioni strumentali e farle interagire con più efficacia sarcastica, mentre l’instabilità armonica (che, in circostanze più serie, trova nel musicista picchi vertiginosi) serve ad esempio in “Della Marcia Nuziale 3” a decostruire la cellula mendelssohniana in una serie di variazioni lievi (anni luce distanti da quelle, tragiche e contorte, cui ricorse Bernard Herrmann per La sposa in nero di Truffaut, 1967). La provocazione derisoria tocca punte prokofieviane in “Il gatto ci guarda”, tutto stacchi e tocchi repentini in scivolata dei legni, mentre è ancora il ritmo del bolero a improntare “Il finale”.
A chiudere il ricchissimo album due brani in tandem del bassista e compositore palermitano Mario Rivera e del clarinettista e altosassofonista romano Gabriele Coen, “Chasene tants” e “Blue star”, quasi due bonus tracks fra jazz & etno, ben integrati in una partitura decisamente inconsueta per Crivelli, e tuttavia ancor più interessante proprio per la cifra agrodolce e stilisticamente sorvegliatissima prescelta.