Battle: Los Angeles

cover_battle_la.jpgBrian Tyler
World Invasion (Battle: Los Angeles – 2011)
Varese Sarabande 302 067 068 2
22 brani – durata: 77’56’’

 

Diretta da Jonathan Liebesman, regista di Darkness Falls e The Killing Room, la pellicola fantascientifica Battle: Los Angeles (uscito in Italia come World Invasion) è un progetto particolarmente ambizioso, che fin dai primi momenti non nasconde l’intenzione di volersi proporre come nuovo kolossal cinematografico sulle invasioni aliene.
Liebesman torna a collaborare col compositore Brian Tyler (Timeline, Fast & Furious), giù autore di alcune partiture per suoi film, al quale si prospetta la possibilità di comporre la propria Independence Day. L’autore statunitense dimostra infatti l’intenzione di affrontare la pellicola sviluppando pagine estremamente cariche di tensione e con un gusto assai apocalittico, eccedendo, e talvolta esagerando, nell’impiego del corpo orchestrale e quindi generando pagine roboanti, muscolari e in più casi assai caotiche.
Da un punto di vista prettamente tematico l’autore concentra l’intera composizione su due leitmotiv fondamentali: il primo, proposto nel brano d’apertura “Battle: Los Angeles Hymn”, consiste in un arpeggio delicato che si evolve su costruzioni armoniche lineari, il quale trasmette con estrema fruibilità una epicità assai moderna, che rispecchia egregiamente le sonorità più caratteristiche dell’autore, elemento questo sicuramente a suo favore, sebbene in più sfumature si percepisca qualche assonanza con il suo Annapolis, del 2006.
Il secondo leitmotiv viene interpretato per la prima volta nel brano “Battle: Los Angeles Main Titles”; si tratta del movimento forse più muscolare e caratteristico dell’intera opera, poiché consiste in un breve ma intenso trionfo di timpani sul quale l’autore plasma un intreccio melodico estremamente drammatico, principalmente interpretato dagli archi, per poi venir più volte doppiato dagli ottoni e, nel brano “Command And Control Center”, dal coro.
Il carattere di questa pagina musicale particolarmente intensa è assolutamente perfetto per il tipo di pellicola commentata, e Tyler riesce ad ottenerne il massimo grazie soprattutto agli accenti e alla ritmica sincopata che viene posta in evidenza nei vari ponti che collegano i singoli trionfi di timpani e rullanti.
Accanto a questi due importanti movimenti troviamo una serie di pagine piuttosto omogenee, che solo in pochi singoli casi trovano la forza di distinguersi dalla massa e brillare di luce propria. Uno degli esempi più lampanti è “Redemption”, decisamente uno dei brani action più vibranti e poderosi, nel quale l’autore concentra la parte migliore della sua orchestrazione, tenendo ben distinte le varie sezioni dell’orchestra e, al tempo stesso, riuscendo a farle lavorare assieme nella creazione di una sequenza musicale avvolgente e molto drammatica.
Si respirano qua e là diverse essenze che sono figlie dirette della sua Aliens Vs. Predator: Requiem, forse una delle migliori partiture di sempre del giovane musicista, soprattutto quando gli strappi d’orchestra interessano i tipici tromboni “grattati” o le cavalcate che aggiungono elementi ad ogni battuta, fino ad esplodere sulla falsa riga del brano “Decimation Proclamation”, proveniente dalla succitata partitura.
Altro brano particolarmente emozionante e carico di pathos è “For Home, Country, and Family”; Tyler propone il primo leitmotiv plasmandolo all’interno di una suite caratterizzata da una ritmica andante assai malinconica, con lievi sfumature di chitarra elettrica nelle file più arretrate, lasciandone percepire appena la presenza, quindi lasciando che il coro, i rullanti e il pianoforte occupino le prime file catturando per primi l’attenzione. Brano non memorabile forse, ma assolutamente comunicativo e stimolante.
Battle: Los Angeles è decisamente una partitura interessante, e Brian Tyler dimostra ancora una volta di tenere in mano qualche buona carta da giocare.
All’interno della partitura confluiscono molti elementi caratteristici del suo stile compositivo, e l’esperienza maturata negli ultimi anni si riversa più volte nelle singole pagine, soprattutto quelle derivanti da lavori come Eagle Eye, Annapolis o Aliens Vs. Predator: Requiem.
E’ apprezzabile come l’autore abbia limitato il più possibile l’inserimento di elementi sintetici, il che dimostra una intenzione più che esplicita nel voler affrontare la pellicola con grande vigore e in grande stile, però c’è da dire che le intenzioni nella maggior parte dei casi restano tali, e difficilmente si riversano nelle pagine composte facendo giustizia a quello che, con molta probabilità, si sarebbe voluto conseguire.
All’inizio del presente scritto alludevo ad Independence Day, poiché ritengo che l’opera di David Arnold sia uno dei punti di riferimento più forti in questo genere, e ascoltando Battle: Los Angeles sembra che Tyler abbia tentato di comporne una, tutta sua, che però in più momenti fallisce miseramente, scadendo in mera ambient-music più vicina al The Day The Earth Stood Still di Tyler Bates piuttosto che all’opera vibrante e muscolare che commentava il celebre blockbuster di Roland Emmerich.
C’è da dire che, a difesa dell’opera in quanto tale, il lavoro svolto da Varese Sarabande eccede un po’ in volumi e mixaggio, generando in più passaggi la fastidiosa sensazione di musica roboante e senz’anima. Questo difetto è stato sottolineato anche da Douglass Fake di Intrada, il quale nel suo “Doug’s Corner” ha puntato il dito contro l’etichetta di Robert Towson, scrivendo diverse righe in difesa di un potenziale buon lavoro penalizzato da un riversamento su Compact Disc non all’altezza, anzi, in più momenti poco fedele a ciò che l’orchestra possa aver realmente generato nella sua esecuzione.
Pubblicato all’inizio di Marzo, l’album proposto da Varese Sarabande è ad ogni modo assai generoso, ed offre la possibilità di godere di moltissima musica, magari non tutta degna di un’attenzione costante, ma comunque arricchita qua e là da interessanti pagine, che vanno infine a concludersi in una emozionante “We Are Still Here”.

 

 

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