The Bounty

cover_bounty.jpgVangelis
Il Bounty (The Bounty, 1984)
BSX Records (BSXCD 8881)
20 brani – durata: 68'03''

 

L'edizione prodotta dall'etichetta statunitense Buy Soundtrax (specializzata in cover di partiture cinemusicali di successo) si caratterizza per la fedele rivisitazione delle musiche composte da Vangelis nel 1984 e mai pubblicate (solo gli “Open” e i “Closing Titles” originali hanno fatto capolino in una compilation del 1989). Per il resto (se si eccettua un bootleg degli anni '90 che conteneva tutta la colonna sonora e addirittura delle sessioni inedite), il silenzio discografico è piombato su una delle OST più originali degli anni Ottanta, foriera di imitazioni fino alla noia per il suo rimescolamento di generi (pop e new age) e l'asincronismo con una pellicola in costume. Il film – quinto di una serie dedicata all'ammutinamento avvenuto nel 1789 su un vascello britannico che faceva rotta verso la Giamaica – venne prodotto da Dino de Laurentiis e diretto da Roger Donaldson, mentre il cast vantava Anthony Hopkins nei panni del capitano Bligh e un giovane Mel Gibson in quelli del comandante in seconda Fletcher Christian. Storia fatta di contrasti, tra imperialismo occidentale e mito del “buon selvaggio” con inevitabili contaminazioni romantiche o modulazioni sul vecchio adagio “due cuori, una capanna”, il Bounty avrebbe avuto musicalmente un approccio molto più convenzionale se la musica fosse stata affidata ad un compositore altrettanto convenzionale. Invece la scelta di Vangelis – che dopo Blade Runner e Chariots Of Fire (premio Oscar 1981) sembrava un re Mida dell'elettronica applicata all'Ottava Arte – produsse un risultato contraddittorio dal punto di vista stilistico, ma sincretistico e divulgativo, ben fruibile dall'ascoltatore abituato al consueto. L'enfasi neoclassica e le risorse melodiche giocarono un ruolo determinante, anche perché la musica di Vangelis nasconde sotto una veste di originalità e ossessione per i nuovi timbri sintetici, una dimensione fondamentalmente tonale e calda, un'attenzione irriducibile per l'armonia talvolta elementare e quindi comprensibile a chiunque. Ma venendo finalmente alla disamina del presente CD, c'è anzitutto da apprezzare la scelta di far rivivere brani mai pubblicati della OST (derivati, come è lecito ipotizzare, dal summenzionato bootleg). Realizzatore dei nuovi arrangiamenti nonché dell'esecuzione su tastiera il musicista svizzero Dominik Hauser, che nel complesso ha enfatizzato le atmosfere lounge (“Bounty Leaving England”, “Mauatua Is Pregnant ”,“Leaving Tahiti”) per le quali Vangelis è giustamente famoso – anche se lo score originale, se pubblicato per intero, risulterebbe molto più rimescolato e ricco di contrasti tra l'elettronica cupa dell'arpeggiatore pulsante e il sinfonismo romantico dei sintetizzatori. Va riconosciuto altresì ad Hauser il tentativo di approssimare uno stile esecutivo personalissimo che fa delle pause e dei rallentando la sua cifra distintiva, anche se il risultato è solo – dispiace dirlo ma è la verità – una pallida reminiscenza del tocco vangelisiano. I brani su cui l'orchestratore ha concentrato la sua attenzione (“The Bounty Main Title” e “The Bounty End Credit”, quest'ultimo con una durata di oltre 14 minuti) sono piacevoli da ascoltare per la riuscita integrazione di percussioni e tastiere, anche se molto lontani dagli omologhi originali soprattutto nel tessuto timbrico, assai meno elaborato. Chiudono l'album tre bonus track dedicate a una miscellanea di colonne sonore “minori” ma molto quotate tra i fan (Francesco di Liliana Cavani, La Peste di Luis Puenzo, Bitter Moon di Roman Polanski) più una single version di “The Bounty End Credit”. Nel complesso, un rifacimento generoso e lodevole per l'energia messa in campo (nell'album anche tre brani traditional eseguiti dalla violinista Elizabeth Hedman e il soprano Katie Campbell).

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