12 Apr2011
Lo voglio morto
Nico Fidenco
Lo voglio morto (1968)
GDM Music ”The Hillside Series” CD 4101
26 brani (22 di commento + 2 canzoni + 2 basi strumentali) – durata: 59’ 34’’

Dal mare magnum del western all’italiana, spesso traboccante di lavori meno che mediocri - come del resto è normale che accada quando un genere cinematografico tende ad inflazionarsi - emergono alcuni titoli che si rendono apprezzabili per il tentativo dei registi di emanciparsi dagli schemi consueti o per la bravura degli attori colti in stato di grazia. Molta parte della critica e dei fan ritiene che Lo voglio morto di Paolo Bianchini rientri in tale ristretta cerchia ed infatti è una pellicola sempre citata da chi ama stilare classifiche di merito. Quali dunque le particolarità del film unanimemente riconosciute? Una storia di vendetta non priva di una certa forza, una regia che Marco Giusti nel suo Dizionario del western all’italiana non esita a definire «intelligente e innovativa», la presenza di interpreti di valore come Craig Hill (nel ruolo del protagonista Clayton) e Lea Massari, che girano insieme scene romantiche di gran fascino.
Per quanto concerne la colonna sonora, anche Nico Fidenco, pur attenendosi al suo caratteristico approccio compositivo semplice e diretto, perviene a risultati convincenti e merita un encomio per aver saputo scrivere una pagina di musica adeguata allo sviluppo filmico e insieme godibile di per sé. Tenendo fede ad un clichè inaugurato con All’ombra di una Colt (1965), il punto di partenza poggia su una canzone che funge da matrice tematica per l’intero score, impostato appunto su una continua, ma sempre pregna di freschezza, rivisitazione di umore vario della stessa: si tratta della sofferta “Clayton”, cantata prima in inglese e poi in italiano da Lida Lu, spalleggiata dal coro I Cantori Moderni di Alessandroni e da una base che prevede un fluido arpeggio di chitarra, alcune battute fischiate e degli abbellimenti per armonica. Dal punto di vista dell’organico strumentale impiegato, i successivi episodi derivativi sono prevalentemente improntati al minimalismo: Fidenco preferisce arrangiamenti piuttosto scarni, dove le chitarre, ora classiche ora acustiche, talvolta dai riflessi etnici talaltra cantautorali, vengono adottate sia nelle ritmiche (arpeggiate o in strumming) che nelle parti solistiche, e dove acquistano enfasi gli elementi che esaltano il feeling tipico del western all’italiana: la tromba, i cori, i rumori (sibili, fruscii e schiocchi di frusta), l’armonica a bocca di Franco De Gemini, il roccioso basso elettrico.
Nel già più volte citato CAM MAG 10.016, mitico 33 giri antologico contenente tre western di Nico Fidenco, si trovavano solo alcuni brani tratti da Lo voglio morto, abbinati ad altri riconducibili ai coevi All’ultimo sangue e Uno di più all’inferno. Grazie alla GDM Music/Hillside, nel 2007 è finalmente stato possibile assaporare la partitura completa nella purezza del suono digitale e qualcuno, forse, avrà pure avuto l’opportunità di conoscere l’artista romano in una veste poco nota al grande pubblico. Un consiglio a chi fosse tuttora interessato all’acquisto: dato che l’uscita del CD risale appunto a quattro anni or sono, è probabile che le copie in circolazione non siano moltissime. Perciò è bene affrettarsi a rintracciarne una: non rimarrete delusi e aggiungerete alla vostra collezione una OST decisamente ben fatta ed appagante all’ascolto!