La vita facile

cover_la_vita_facile.jpgGabriele Roberto
La vita facile (2011)
Radiofandango 0206523 RAF
13 brani di commento + 4 canzoni – Durata: 36’07”

 

Formatosi secondo un percorso classicissimo fra Italia e Gran Bretagna (il Royal College of Music di Londra), Gabriele Roberto ha trovato la propria fortuna in Giappone: ammesso che, dopo Fukushima, ci si possa ancora esprimere in termini di fortuna a quelle latitudini… Lì il compositore italiano è dal 2005 musicista di riferimento della Grandfunk Inc., major leader della produzione musicale nipponica, e lì si è affermato come compositore cinematografico specializzato nell’animazione, attivando una speciale collaborazione col regista Tetsuya Nakashima (Memories of Matsuko, Paco and the magical picture book) e con l’eccentrico e multiforme cineasta hongkonghese Pang Ho Cheung (Exodus, Dream home). Molto attivo anche in televisione e in pubblicità, Roberto debutta ora di fatto nel cinema italiano con questa curiosa, ambigua partitura per l’altrettanto ambigua e cinica commedia di Lucio Pellegrino. E la complessa, articolata “milonga” che apre l’album (“La vita facile”), con l’inquieto moto degli archi, l’ironico dialogare dei legni, il gioco dei pizzicati e del triangolo, svela un atteggiamento ambivalente e illusorio nei confronti della “simpatia” apparente dei personaggi e dei toni “lievi” del film: il celestiale “A piedi nudi”, per chitarra e archi, ma soprattutto il carezzevole “Ginevra”, che si liquefa tra flauto, arpe e archi in un clima di innocente seduzione e con procedure melodiche da anni ‘40, sono in tal senso brani volutamente depistanti rispetto al nucleo di connotazione sostanzialmente negativa dei tre protagonisti (in primis proprio quello femminile interpretato da Vittoria Puccini). Il “motto” di danza iniziale ritorna, variato, in “Insieme”, e vi si apprezza il talento di Roberto per le forme di ironia sospesa e di breve, non invasiva enunciazione, mentre “Il fiume” (chitarra, massa d’archi e in lontananza percussioni afro) è pagina più severa e pensosa. L’ambientazione africana, a proposito, non induce Roberto a facili esotismi di superficie (“Giorni africani”, lavorato soprattutto sulle percussioni, e il movimentato “Elsa uno”) ma piuttosto a raffinati lavori sugli strumenti: si ascoltino i flautandi degli archi in “Cinque quarti”, dove la semplice linearità melodica principale (vagamente memore del movimento lento della Quinta sinfonia di Shostakovich…) è rielaborata attraverso complessi percorsi contrappuntistici. Atmosfere più da suspense e ombreggiate affiorano in “La telefonata”, in cui sempre gli archi fissi evocano imprevedibili tensioni pur nella costante misura che è caratteristica precipua di questo compositore. Gli accordi degli archi e i lunghi pedali dissonanti di “Luca e Mario” ed il sapore vagamente “zerozerosettesco” o da Sette uomini d’oro di “Il caveau”, brano jazzistico raggelato, dimostrano in Roberto un musicista capace di calibrare i colori psicologici con estrema gradualità ma anche grande lucidità; mentre “La fuga facile” riprende il movimento di danza iniziale riconducendolo ad una specie di matrice ninorotiana, e accentuandone la svolta drammatica con la ripresa degli archi e lo scambio tra violini e violoncelli nelle parti ritmiche e melodiche; discorsivo e sconsolato insieme è invece “Conversando”, che ancora una volta coniuga leggerezza di toni a impercettibile inquietudine psicologica, sempre e specialmente nel lavoro compiuto sugli archi.
 Il contributo del musicista è integrato dalla presenza ad hoc di “Home is where it’s hurts” della cantante e attrice francese Camille, di “Tainted love” di Gloria Jones, e di due cavalli di battaglia italiani come “La stagione dell’amore” di Battiato e “Ti sento” dei Matia Bazar, questi ultimi utilizzati in chiave molto, molto allusiva e ironica. Uno score, comunque quello di Roberto, che ci fa augurare di recuperare in questo compositore sensibile e intuitivo un talento in più anche nel panorama italiano dopo la proficua esperienza giapponese: una cui conclusione, peraltro e vista la situazione colà, sarebbe per lui auspicabile anche da un punto di vista squisitamente pratico-personale…

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