The Horde

cover_the_horde.jpgChristopher Lennertz
The Horde (La Horde – 2010)
MovieScoreMedia MMS-10016
24 brani – durata: 58’50”

 

La banlieue parigina, un edificio fatiscente e un gruppo di poliziotti corrotti contro una gang di criminali, loro acerrimi nemici. All’improvviso, tutto intorno, e soprattutto dentro il palazzone condominiale francese, un’orda famelica di zombi. Si scatena l’inferno! Il compositore americano Christopher Lennertz, tanto talento per scores quali i videogiochi 007 Quantum of Solace, Medal of Honor: Rising Sun e le commedie demenziali Disaster Movie, 3ciento – Chi l’ha duro…la vince! (in questo caso forse fin troppo talento per film di una stupidità oltre  misura!), in questa occasione lo spreca tutto, anzi compone con la mano sinistra. Essendo un horror zombesco per nulla originale, anzi abbastanza telefonato e troppo simile a tanti altri emuli romeriani del genere, anche Lennertz rispolvera tutti gli stilemi tipici della musica “di genere” orrorifica (e forse il film stesso non lo ha ispirato più di tanto!). Quindi sotto con dissonanze, cupi pad elettronici, interventi distorti e cacofonici dell’orchestra e pagine sinfo-elettroniche da brivido lungo la schiena. Mi direte, a ragione, “è questo che richiede un film horror, principalmente uno zombie movie!”. E non potrei ribattere in nessun modo. Però di colonne sonore di questo genere ve ne sono tante e da una voce fuori dal coro, come quella di Lennertz, che con il telefilm  Supernatural (leggi dossier) ha dato prova di ben altro approccio, mi aspettavo qualcosina in più. Ed è anche vero che di tanto in tanto fanno capolino brani dall’energica impronta muscolare (“First Attack and Escape”) in cui l’orchestra impazza tra stridii di archi e corse furibonde di fiati e ottoni, con contorno di percussioni dissonanti, e sospensioni da incubo, con rimandi ai migliori pezzi action della saga di Alien. Qui e là salta fuori un malinconico tema arabeggiante (riferito all’etnia extracomunitaria delle banlieue e di alcuni personaggi del film) o mediorientale (“Oessem and Aurore”, “Prologue”), però, torno a ribadire, non basta, perché al giorno d’oggi, dopo molteplici horror di tutti i tipi e gusti, si può essere ancora originali nel comporre musica “de paura”.     

 

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