Family Plot

Family PlotJohn Williams
Complotto di famiglia (Family Plot, 1976)
Varèse Sarabande VCL 1110 1115 (edizione limitata a 5000 copie)
22 brani; durata: 63’26”



Dopo un’attesa di oltre trent’anni, Varèse Sarabande colma finalmente una delle lacune più importanti e vistose della discografia di John Williams pubblicando la prima edizione ufficiale della colonna sonora del film Complotto di famiglia (Family Plot, 1976), fino ad oggi rimasta inedita.
Complotto di famiglia
fu l’ultimo film diretto da Alfred Hitchcock, il tassello conclusivo di una fenomenale carriera cinematografica durata oltre cinquant’anni. Il “Maestro del brivido” si congeda dalle scene con una piccola, deliziosa black comedy che narra le vicende di una coppia formata da un'eccentrica medium, Blanche (Barbara Harris), e dal suo compagno George (Bruce Dern) che per sbarcare il lunario si dedicano al raggiro di malcapitate vedove desiderose di mettersi in contatto coi mariti defunti, fino al giorno in cui si ritrovano nel mezzo di in un intrigo che coinvolge una ricca ereditiera e un malvagio gioielliere (William Devane) dedito al furto e al rapimento. Scritto dal fido sceneggiatore Ernest Lehman a partire da un romanzo di Victor Canning (The Rainbird Pattern), il film è un canto del cigno leggiadro e quasi tenero: dopo una carriera segnata da storie contraddistinte dal brivido e dalle suspense, Hitch si congeda con un sorriso sornione e una strizzata d’occhio. Le precedenti ultime fatiche del regista (Topaz, Frenzy) non incontrarono il successo delle platee internazionali e fu quasi per dovere d’ufficio nei riguardi della Universal Pictures che Hitch si mise all’opera su questo film, consapevole oltretutto che i gusti e le abitudini del pubblico stavano oramai virando verso territori a lui poco affini. Inoltre la sua salute era già compromessa da qualche anno e i resoconti dal set parlano di un Hitch particolarmente stanco e provato. Forse anche a causa di questa ragione, come raccontano le sempre ottime note di copertina di Mike Matessino, fu soltanto dopo la fine delle riprese che Hitchcock decise a quale musicista affidare la composizione della colonna sonora. Gli executive della Universal cercarono di convincere Hitchcock a ingaggiare Henry Mancini, ma il regista respinse la proposta (i due collaborarono senza successo al film Frenzy, che venne poi rimusicato dal compositore britannico Ron Goodwin). Tra gli altri nomi presi in considerazione figuravano Jerry Goldsmith, Lalo Schifrin, Michel Legrand e Maurice Jarre, ma fu il capo del dipartimento musicale Harry Garfield infine a sottoporre all’attenzione di Hitch il nome di John Williams. L’allora quarantaquattrenne compositore era appena reduce dal mega-successo de Lo squalo di Spielberg, per cui vinse il premio Oscar per la partitura, diventando così uno dei nomi più celebri del panorama cine-musicale di Hollywood. Williams accettò l’incarico con onore, consapevole del fatto di poter collaborare con uno dei più grandi registi della storia del Cinema e di entrare a far parte dell’encomiabile rosa di musicisti che lavorarono per lui (Miklos Rozsa, Dimitri Tiomkin, Franz Waxman, Alfred Newman e, ovviamente, Bernard Herrmann). Il compositore di Spielberg era molto amico di Herrmann e, prima di accettare l’incarico, chiese la sua approvazione e il suo consenso a fronte dell’ammirazione e del rispetto che nutriva nei suoi riguardi. L'incontro tra Alfred Hitchcock e John Williams avviene dunque in un momento molto specifico e peculiare nella carriera di entrambi: se Family Plot è per il regista il capitolo finale della sua grande opera, per il compositore invece è proprio il principio di quella che da lì a poco diverrà il momento “esplosivo” della sua cine-sinfonia.

Nel corso della loro unica collaborazione, Williams e Hitchcock stabilirono un proficuo e vivace rapporto nel quale il compositore ebbe occasione di approfondire il già enorme rispetto nei riguardi del regista. Ancora oggi Williams ricorda con affetto la sua unica collaborazione con il regista, un'esperienza che, a sua detta, gli diede occasione di affinare ulteriormente l'istinto drammaturgico nei riguardi del testo filmico. Già nel corso delle prime spotting session, Williams si rese conto che il tono e lo stile della pellicola erano piuttosto diversi da tutti i film precedenti di Hitch. Sebbene la storia presenti molti elementi tipici del mystery hitchcockiano – sedute spiritiche, rapimenti, cimiteri, identità nascoste – il film è contraddistinto da un'anima leggera e venata di commedia, in cui i protagonisti risultano essere pedine di una strategia ben congegnata piuttosto che vittime di complessi di colpa e ossessioni. Compositore e regista optarono dunque per una partitura che seguisse il medesimo andamento e il risultato fu una colonna sonora perfettamente aderente alle immagini, capace di sorreggere sulle proprie spalle gran parte del ritmo e dell'atmosfera del film: Family Plot è una partitura briosa e divertita in cui il compositore mostra destrezza ed abilità, caratterizzando il film quasi come una sorta di spiritosa danse macabre che non ha mai intenzione di prendersi troppo seriamente.

Così come Hitch sceglie registri lontani dai suoi film precedenti, Williams mette a punto uno stile che non richiama nessuno dei suoi lavori realizzati sino ad allora (con l'eccezione, forse, della partitura di The Ghostbreaker, un film per la televisione del 1966 mai andato in onda che narra di una squadra di investigatori del paranormale), ma in cui oggi possiamo trovare spunti e idee che poi prenderanno forma in molte sue partiture future, come Incontri ravvicinati, The Fury, Le streghe di Eastwick e Home Alone. Come sempre in Williams, troviamo una solida intelaiatura tematica a fare da supporto principale a tutta la composizione, rafforzata ulteriormente da un prezioso lavoro sui colori particolarmente originale. Il compositore caratterizza infatti la colonna sonora in primis attraverso una forte personalità timbrica, come si può constatare dalla splendida pagina di apertura (“The First Sèance”): un coro di voci femminili dipana una tessitura eterea e sognante (certamente memore dei celebri “Notturni” per orchestra di Debussy) e, supportato da archi e legni, svela un tema di abbacinante bellezza. L'ispirata scelta timbrica descrive alla perfezione l'atmosfera del film in pochi istanti, sottolineando con ironia la seduta spiritica che introduce il personaggio di Blanche. Ma le trovate di Williams non si esauriscono certo qui: la partitura prosegue infatti con un tema sornione (“Blanche's Challenge”) che descrive la personalità sbarazzina ed eccentrica della protagonista, carattere ulteriormente rafforzato dalla scelta del clavicembalo quale strumento deputato sovente alla presentazione del tema. La bravura del compositore nel rendere plastiche le sue invenzioni tematiche è dimostrata proprio dal trattamento di questo tema nel corso della partitura, capace di passare da un tono leggiadro (“Kitchen Pranks”, “Blanche and George”) ad uno giocoso (il bellissimo scherzo “The Search Montage”) fino ad un'altro più cupo e carico di mistero (“Breaking Into the House”). I “cattivi” del film sono invece dipinti da una serie di figure tematiche molto efficaci affidate non di rado ai toni minacciosi di un sintetizzatore ARP (“The Mystery Woman”) coadiuvato da timpani e cembalo. Williams crea una fitta “rete di interscambio” tra i vari temi nel corso di tutta la partitura, presentandoli spesso in relazione timbrica e/o armonica l'uno con l'altro (“The White Mustang”, “Blanche's Arrival/Blanche's Note”) con la sapienza del vero architetto musicale. E' questo tratto peculiare che poi troviamo in tutto il suo fulgore nelle battute finali: Blanche (evidentemente controfigura di Hitchcock sullo schermo) strizza l'occhio agli spettatori e chiude il film, accompagnata dalla briosa suite dei titoli di coda (“End Cast”) in cui Williams ripresenta i temi principali della partitura con quella che poi diventerà la sua proverbiale classe da sinfonista. Ed è così che cala il sipario su Family Plot, ossia il testamento di uno dei più grandi registi della storia del cinema e, contestualmente, l'inizio di una nuova, luminosa fase creativa per colui che da lì a poco (Guerre stellari uscirà l'anno successivo) sarà il Numero Uno della musica per film di Hollywood.

L'edizione limitata (5000 copie) pubblicata da Varèse presenta la versione integrale della partitura, sotto l'attenta e sempre impeccabile supervisione di Mike Matessino. Il disco è stato realizzato a partire da nastri monofonici a tre canali (purtroppo tutto ciò che rimane oggi dell'incisione di questa colonna sonora), ma il risultato è comunque molto soddisfacente sul piano della resa sonora tanto da non far rimpiangere mai l'assenza della stereofonia. Chiudono l'ascolto un paio di curiosi bonus tracks: un arrangiamento “pop” del tema d'apertura (“Family Plot Theme”) e un brano diegetico (“The Stonecutter”) di rock anni '70, ennesime dimostrazioni della versatilità stilistica di Williams.

 

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