Andrea Guerra/AA.VV.
Immaturi (2011)
RTI/Edel 0206432IMA
15 brani (8 canzoni + 7 di commento) – durata: 39’00”
Sei ex compagni di liceo sono costretti, a quasi quarant’anni, a rifare il loro esame di maturità e la notizia sconvolge non poco le loro vite, già di per se problematiche. Il regista Paolo Genovese per commentare musicalmente le vite complicate di Ambra Angiolini, Barbora Bobulova, Luca e Paolo (i comici dell’ultimo
Festival di Sanremo e i conduttori del programma
Le Iene), Raoul Bova e Ricky Memphis, in lotta con l’esame di maturità, chiama un compositore che con la commedia corale ha avuto molto a che fare nella sua carriera, soprattutto in televisione (vedi le serie
Un medico in famiglia e
I Cesaroni), Andrea Guerra.
Il figlio del grande sceneggiatore e poeta Tonino Guerra, crea uno score piacevole e leggero, non particolarmente originale, ma la materia filmica credo non l’abbia ispirato più di tanto, difatti
Immaturi è un filmetto molto scontato e a tratti per nulla comico, anzi! I sette brani di musica originale presenti nell’album sono tutti giocati sul filo dell’emozionalità, della levità e dello svago, dove prevalgono strumenti solisti come la chitarra e la fisarmonica, in cui gli archi e i fiati tendono a rendere l’atmosfera lieve come una foglia trasportata dal vento. Sono da segnalare i pezzi “La famiglia Castelli”, “Sotto la pioggia” e “Il tema di Penelope” per intensità e armonia. Il brano “Gli esami di maturità” sembra uscire da una commedia americana alla
Bugiardo Bugiardo o
Il padre della sposa, un tema in puro stile John Debney, in cui la Filmstrings Orchestra si sbizzarrisce alla grande. Il vero punto di forza del CD sono le canzoni, in particolar modo quella scritta per l’occasione da Alex Britti che prende il titolo dal film. “Immaturi” è puro Britti Style, scanzonata e carina, orecchiabilissima. Poi si passa, per citare le più note, dai Morcheeba con la hit song “Rome Wasn’t Built in a Day” a Donavon Frankenreiter con “Lovely Day”, Colbie Caillat con la gradevole “Bubbly” e la bella sorpresa della cover di “Born to Be Alive”, canzone disco del 1978 del cantante francese Patrick Hernandez, nella versione di Paolo Kessisoglu in veste inedita di cantante. Una cover per chitarra e percussioni lenta e meditativa che va dritto al cuore! La soundtrack si chiude con la canzone scritta da Andrea Guerra e interpretata da Bruno Antonio Pierotti, “Hold Strong”, che altri non è che una parafrasi di “Sweet Home Alabama” dei Lynyrd Skynyrd, forse voluta e dovuta per questione di temp track o per non pagare i diritti di utilizzo del pezzo originale.