Movie Brass

cover_movie_brass.jpgAA.VV.
Movie Brass (2010)
Gomalan Brass Quintet
Naxos 8.572244
28 brani – Durata: 58’07”

 

Formatosi nel 1999, il Gomalan Brass Quintet è una formazione sorprendente non solo e non tanto per le opzioni strumentali, che sembrerebbero circoscriverne forzosamente il repertorio ad un àmbito bandistico ma – anzi e appunto – perché ottimizzando l’elemento virtuosistico di ciascuno dei componenti e facendo della “trascrizione” per ottoni un esercizio di assoluto rigore, essa riesce a trascorrere nei repertori più diversi con una disinvoltura che ha del miracoloso: dal Rinascimento al jazz, dalla musica contemporanea a trascrizioni verdiane e pucciniane, dalla canzone alla musica per film… Premiato e acclamato in tutto il mondo, il Gomalan Brass Quintet aggiunge al talento musicale anche una vena comico-cabarettistica (si veda il dvd con la registrazione del magnifico concerto tenuto all’Auditorium BNL di Lodi il 18 febbraio 2009) che nelle performance dal vivo li apparenta alla Banda Osiris, ma in realtà tale vena non pone minimamente in discussione il loro rigore esecutivo, semmai potenziandolo con un fantasismo ed un eclettismo straordinari.
 Il cd della Naxos offre il Gomalan Brass Quintet nella formazione composta da Marco Braito e Marco Pierobon trombe, Nilo Calacristi corno, Gianluca Scipioni trombone e Oswald Prader basso tuba (quest’ultimo ruolo ha come titolare Stefano Ammannati ma spesso nella band si aggiungono o sostituiscono occasionalmente altri musicisti) in un excursus musical-cinematografico quantomeno ardimentoso, perché tocca musicisti e partiture spesso famose proprio per il loro impatto orchestrale e la variegatezza timbrica: che il Gomalan punta non a “riprodurre” ma a “rievocare” con una ripartizione fra i diversi ruoli che ha del funambolico. Il picco di questo metodo si ha sicuramente con il celeberrimo Adagio per archi (!) di Samuel Barber, utilizzato dal cinema decine di volte, da Elephant man di Lynch a Simone di Niccol, da Platoon di Stone a Il favoloso mondo di Amélie di Jeunet, e apparentemente “intraducibile” per altro linguaggio che non sia quello, appunto, degli strumenti ad arco. Il Gomalan riesce invece nel miracolo di trascriverne la desolata, irrisolta e labirintica malinconia in una versione dove, ovviamente, ai due strumenti più gravi (trombone e tuba) compete la funzione che sarebbe dei celli e bassi, mentre le due trombe elevano sommessamente e con un fraseggio esemplare la linea melodica, con un acme drammatico che nel finale si fa struggente.
 Un vero fuoco d’artificio è poi la suite tratta da West Side Story di Leonard Bernstein, reinterpretata sfruttandone intensivamente tutte le occasioni e angolature fortemente jazzate dell’originale (e qui Braito e Pierobon fanno davvero faville) ma, ancora una volta, reinventandosi una “contropartitura” in occasioni come l’hit “Maria”, introdotto con un effetto-pizzicato ottenuto staccando accordi delle trombe in pianissimo con la delicatezza di mastri orafi d’altri tempi…Memorabile anche il pathos ottenuto in “Tonight” e “Somewhere”, quasi a contrasto con l’adrenalina scintillante del “Jet Song” o di “America”.
 Decisamente temeraria e “squillante” la lunga suite chiamata “Space Brass”, arrangiata personalmente da Pierobon come tutti gli altri brani (ad eccezione dell’Adagio barberiano, curato da Stephen McNeff), e dedicata ad una miscellanea di partiture “spaziali” di autori vari. Predomina John Williams, il cui il tema per Superman viene spavaldamente mescolato con il “Così parlò Zarathustra” straussiano; brillantissime le soluzioni escogitate per E.T. (con duetti personalizzati fra tromba e tuba, o tuba e trombone) e per la suite goldsmithiana dalla serie Star Trek (anche se l’album attribuisce erroneamente il tema originario al compositore californiano anziché ad Alexander Courage), resa con particolare attenzione alla particolarissima ritmica del grande compositore. A questi “giganti” la suite aggiunge i temi di David Arnold per Independence day e di James Horner per Apollo 13, restituiti con ieratica compostezza e solennità, e una silloge da Incontri ravvicinati del terzo tipo, ancora di Williams, rutilante e briosa con tanto di coda jazz.
 Prevedibilmente scattante l’Indiana Jones theme, sempre del fra poco ottantenne maestro newyorkese, che ha il vantaggio di essere stato originariamente concepito per una tromba solista: ma si ascolti anche l’impasto accattivante che il Gomalan ricerca nell’esposizione intermedia del Love theme…
 Pirotecnico poi il tema dei Simpson di Danny Elfman, con acrobazie delle due trombe ed effetti comici del trombone, mentre l’album è sigillato da una “chicca” deliziosa: il valzer di Franco Micalizzi per la serie Lupin III (fu reso celeberrimo dalla versione Castellina-Pasi), in una lettura quasi celestiale che tocca l’apice nell’esposizione del basso tuba di Prader. Molto più movimentato e virtuosistico il secondo tema della serie, del giapponese Yuji Ohno, che mette ancora una volta in evidenza le doti spericolate dei due trombettisti e, più in generale, l’eclettismo mirato e sapiente di una formazione che dà l’impressione di poter reinventare qualsiasi repertorio coniugando la massima fedeltà di scrittura ad una libertà interpretativa ed esecutiva priva di qualsiasi remora “filologica”.

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