Schwerkraft

cover_schwerkraft.jpgJakob Ilja
Schwerkraft (Inedito, 2010)
Colosseum CST 8137.2
12 brani + 5 canzoni + 1 video - Durata: 39’41”

 

Chitarrista della band tedesca, ormai giunta oltre il quarto di secolo, chiamata in omaggio al cinema di Lars von Trier “Element of Crime”, James Friderichs, più noto come Jakob Ilja, è il pirotecnico firmatario di questo commento complicatamente e sofisticamente rockettaro per la commedia nera di Maximilian Erlenwein dove si racconta la “forza di gravità” (schwerkraft, appunto) che attira verso il baratro l’ordinaria esistenza di un impiegato di banca dinanzi al suicidio di un uomo cui aveva negato un prestito e alla conseguente rottura di tutte le barriere sociali che avevano sin lì regolato ferramente la sua vita. Perché diciamo “complicatamente e sofisticatamente”? Perché il rock teutonico più agguerrito non sceglie mai né la facile via del puro riferimento a cose già note o dell’”easy listening”: basti l’iniziale “Stalker”, in cui certo affiorano echi di Ry Cooder nello spettrale rintocco della chitarra, ma dove il clima si rivela subito per quel che è, un inquieto mix di grottesco e di malinconico. Impressione acuita da “Suizid”, sorta di “ballad” smagata affidata alla tromba di Steffen Zimmer. Rock più duro e metallico, com’era nello stile della band che aveva nel vocalist Sven Regener e nel batterista  Uwe Bauer i propri pilastri, esplode in “Hassmaske” o “Der Bruch 1” e “Der Bruch 2”, ma è ancora il fascino arcano delle chitarre a disegnare la cantilenante arcata melodica di “Nadine” , mentre un curioso sapore country affiora in “Vince”, dove s’inserisce anche un’armonica a bocca, e atmosfere più inquietanti e minacciose, improntate ad una certa fissità timbrica delle percussioni e delle onnipresenti chitarre, caratterizzano “Rivale”. Virtuosismo tecnico con spezzettamenti e frantumazioni del suono fanno bella mostra di sé in “Affekt”, mentre “Feinermann’s Blues” sfocia come da titolo in uno struggente blues, che si avvale anche della collaborazione pulsante del batterista Jakob Kiersch, Altri ospiti di questa sorta di affresco “pop” sardonico sull’autodistruzione di un mediocre sono il cantante Niko Weidemann, che offre “I wanna be your man” e “Yoyo”, e una guest star come Robert Forster con il suo “Let your light in, Babe”. Tuttavia il brano più articolato e ambizioso di Ilja si rivela il “Finale”,  dove domina il gioco speculare delle pause e dei pedali elettronici, delle tastiere lugubri, delle chitarre incertamente vagolanti che tornano ad evocare melopee cooderiane con l’aggiunta di un pizzico di Pink Floyd, ma su un’architettura del suono che rivela in Ilja certamente un compositore capace, se richiesto, di prodursi in contesti molto diversificati dalle proprie origini.
Il cd è chiuso da una traccia video in QT che regala una gag, piuttosto surreale, tra il chitarrista Fabian Hinrichs e il batterista Jürgen Vogel, quasi a sigillo di un soundtrack dove ironia e amarezza si fondono in combinazioni decisamente inconsuete.
                                                                 

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