Caribbean Basterds / Essayette

Daniele Falangone
Caribbean Basterds (id. - 2010)
Warner Chappell Music Italiana
22 brani- durata: 57’18”

Daniele Falangone
Essayette (id. - 2009)
Warner Chappell Music Italiana WCH-IT 175
16 brani- durata: 56’16”

Tira una nuova aria nel mondo della musica per film italica, un’aria di nouvelle vague di definitivo affrancamento dall’imponente figura del grande Ennio Morricone, pietra di paragone e cartina tornasole per chiunque sin’ora si sia cimentato in questa pregevole e  bistrattata arte nel nostro paese.
Questa new wave tocca infine anche il nostro cinema, dopo essersi palesata da qualche anno nel resto d’Europa, particolarmente in Francia (con Philippe Rombi, Alexandre Desplat e Frederic Talgorn) e in Spagna (con Roque Banos, Diego Navarro, Fernando Velazquez…). La caratteristica principale di questo vero e proprio movimento musicale è una sorta di unità di intenti e (in senso molto lato) di poetiche di tutti questi giovani compositori che, evidentemente abbeveratisi avidamente alle fonti della musica per film dei Williams, Goldsmith, Herrmann, Morricone, Ròzsa, Bernstein, Mancini e via discorrendo, riportano, più o meno consciamente, in primo piano la composizione nella musica per film, proprio nel periodo in cui gli USA, padri putativi della bella musica per cinema, sono nel pieno da più di un decennio oramai, del discutibile avventurismo dello zimmerismo  spinto, pratica che vede l’arte di musicare un film in mano ad abilissimi ingegneri del suono che con la composizione vera e propria hanno ben poco a che spartire.
Pare quindi che a salvare la musica per film sarà l’Europa (difatti il successo negli States di un post-williamsiano come Desplat la dice lunga…), coi nipotini di coloro che negli USA la resero immensa.
Ed arriviamo al giovane Daniele Falangone, compositore leccese del quale sentiremo parlare sicuramente molto nel prossimo futuro.
A colpire subito è il suo stile fresco ma già pieno di personalità e maturità e la sua capacità di gestire l’orchestra con grande padronanza (Falangone, nella migliore delle tradizioni, orchestra e dirige!).
Caribbean Basterds, ritorno al cinema del veterano Enzo G.Castellari, è un preciso e felice connubio di orchestra (archi, corni francesi, tromboni tenore e basso e trombe) e elettronica con l’aggiunta di chitarre elettriche e acustiche più una nutrita sezione ritmica.
Qualche concessione a ritmi lievemente Media Ventures viene presto fatta dimenticare da momenti di intensità orchestrale davvero notevole, con qualche felice reminescenza goldsmithiana, come la clamorosa esplosione di orchestra e strappi di chitarra elettrica in “The Pirates in the Hotel”, che lasciano spazio ad una sontuosa esposizione del tema principale, sorta di barocchissimo pastiche vivaldiano per archi, deflagrato dalle entrate fallose della chitarra elettrica che ne porta a termine l’evoluzione in un esplosione di sovraeccitazione strumentale.
Di buon gusto anche l’intermezzo melodico “Pirates’ Love” sorta di ballata per chitarra acustica sotto cui un lievissimo tappeto d’archi intreccia una soffocata melodia e il magnifico epicedio orchestrale di “Roy and Linda’s Death” dove il momentaneo spaesamento morriconiano degli archi si trasfigura in  una concentrazione compositiva di bellezza abbacinante che culmina in una voce solista che raminga si aggira tra le rovine del finale della partitura, sconsolata e tristemente sconfitta.
Essayette invece evidenzia con implacabile certezza la versatilità del giovane Falangone.
Composizione che più classica non si può, vede nel suo organico una sezione di archi completa, legni (ottavino, flauto, oboe, corno inglese, clarinetto, clarinetto basso, fagotto e controfagotto), ottoni (Corni francesi, tromboni tenore e basso, e trombe), arpa, percussioni più vibrafono e celesta e carillon.
Il tutto per una partitura di stupefacente sensibilità dove lo scopertissimo omaggio a certa musica williamsiana (Harry Potter e Hook) lascia il posto ad un’onestà compositiva indiscutibile (sentite cosa non è il bellissimo tema di “The Ring for Tristan” nel suo delicato srotolarsi con la leggerezza di una serie di veli di seta lasciati dolcemente scivolare su un prato primaverile, come tappeti per fate).
I brani sono lunghi, complessi, mai facili, ma sempre all’insegna di un discorso limpido come fresca acqua di fonte, sempre a sostegno di un modo di fare musica che in Italia non si è mai sentito.
Un’ arpa trapassa il cuore con dei rintocchi che portano alle lacrime in “Tristan and Evie” altro brano da antologia di questa partitura che è una continua epifania, un tributo alla musica più cara al nostro cuore, di un’ onestà intellettuale che lascia ammirati.
Come lascia interdetti l’ immensa bravura nel dirigere di Falangone (quei tremolati degli archi al termine di “Tristan and Evie”!!) e la capacità di condurre il pezzo d’azione (“Evie Runs Into the Woods”) proprio là, dove nessun italiano è mai stato prima…
Molte pagine rasentano l’estasi cameristica dell’ultimo Elmer Bernstein, quello di My Left Foot per capirsi, (sentite “Killian, Constance and Evie” o “A Letter for Evie” per credere…) e la generosità dei temi è davvero stupefacente, tante sono le idee, gli sviluppi, le aperture liriche che si svelano con l’imprevedibilità di paesaggi mozzafiato che si aprissero al nostro sguardo al di là della prossima collinetta.
Gli “End Credits”  sono di una bellezza rara: lo score viene ricapitolato in una suite sublime che si allontana con un groppo alla gola per le cose che questa musica ci ha lasciato intravedere e Falangone si impone come uno dei compositori italiani più dotati dei nostri tempi, dal quale è lecito e doveroso aspettarsi grandi cose, pur con la loffiaggine generale del nostro cinema.
Insomma tanto per essere chiari Daniele Falangone avrebbe tutte le carte in regola per scrivere la partitura del prossimo Harry Potter: farebbe sicuramente meglio dello scandaloso Nicholas Hooper e sarebbe decisamente più ispirato e più credibile dello svogliato compitino composto dal pur sempre bravo Desplat. Bravo Maestro!

 

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