Benvenuti al sud

cover_benvenuti_al_sud.jpgUmberto Scipione/AA.VV.
Benvenuti al sud (2010)
RTI/Medusa/Edel 0206284IMA
16 brani (5 canzoni + 11 di commento) – durata: 41’40”

 

 

Grande successo cinematografico del 2010, terzo film che ha incassato di più nella storia del Cinema Italiano (al secondo La vita è bella di Benigni e al primo posto Che bella giornata con Checco Zalone), Benvenuti al sud, remake del trionfo francese del 2007 Giù al nord  di Dany Boon, ha visto la tardiva stampa della sua colonna sonora (sicuramente i produttori hanno atteso nel distribuire il soundtrack su CD fisico e non solo digitalmente per avere la conferma del buon risultato al botteghino, quindi la quasi garanzia di acquisto dello score!).

Una partitura leggera ma piacevole del compositore Umberto Scipione e una serie di canzoni divertenti e di sicuro appeal. Un album che vive tra il Nord e il Sud, partendo dalla Lombardia per finire in Campania, come accade a Claudio Bisio nel film. Questo si nota con l’inserimento nei primi brani della track list della canzone-inno milanese per eccellenza, “Madonina” interpretata da un’altra icona lombarda, il cantante Nanni Swampa e sul finire dell’album un’altra celeberrima canzone-inno campana (meglio, che simboleggia la meridionalità in tutto il mondo), “’O sole mio” nell’interpretazione a base di mandolini e ritmica da balera di Letizia Liberati. In mezzo la hit song “Sunrise” di Norah Jones, una ballata ridicola da “stracult” “O’ ballo d’ ‘o cavallo” di Alberto Selly e il neomelodico napoletano “Passione eterna” di Valentina Stella. Il vero interesse in questa colonna sonora lo si riscontra nella partitura di Scipione che in sé possiede richiami alle melodie bacaloviane di un celebre film di Massimo Troisi, Il postino. Ciò dovuto al tipo di orchestrazione e agli strumenti usati nella composizione del tema principale che prende il titolo dal film. Un leitmotiv carino con quella sua fisarmonica (suonata divinamente bene da Massimiliano Lazzaretti) che trasuda anima meridionale in ogni singola nota, e il finale che omaggia Morricone e tanta commedia del nostro cinema anni ’70.  Un tema che ritorna variato, mutando aspetto sul pentagramma: solennemente barocco in “Accademia del gorgonzola”,  frivolo e frenetico, balcanico nel suo incedere, in “La corsa tra i vicoli”, lieve e commosso, accompagnato da piano e chitarra, in “Barca triste” e burlesco, per voci da “topini disneyani”, nel brevissimo “Canto al sud”. Scipione, supportato dall’orchestra Concertissimo S.r.l. diretta dal fido collaboratore di Paolo Buonvino, Emanuele Bossi, compone uno swing brioso alla Piero Piccioni “Pink Swing”,  e altri ballabili che profumano di meridione, che hanno il Cilento non solo nel titolo ma nella sua anima musicale, “Tammurriata cilentina” e “Cilento latino”. Per finire con la danza del ventre di “Cuore latino” dove si palesa il secondo tema del film.

Stampa